La Nuova Sardegna

Il gesto di Alessio, campione vero a 14 anni

Cristian Mannu *

«Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore», cantava Francesco De Gregori nell’ormai lontano 1982. Era l’anno dei mondiali in Spagna. L’anno di Bearzot e Pertini. L’anno di Bruno Conti con...

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«Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore», cantava Francesco De Gregori nell’ormai lontano 1982. Era l’anno dei mondiali in Spagna. L’anno di Bearzot e Pertini. L’anno di Bruno Conti con la maglia numero 7 sulle spalle. L’anno di Paolo Rossi goleador e dell’Italia campione del mondo.

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Chissà quante volte deve averla sentita canticchiare dal suo papà quella canzone, Alessio Ambu, 14 anni, centrocampista del Sant’Elena, campionato provinciale giovanissimi del Sud Sardegna. E no, lui non ha proprio avuto paura di sbagliarlo quel calcio di rigore.

Anzi, l’ha sbagliato apposta. In un campetto di periferia, a Sant’Elia, con i “palazzi in costruzione” alle spalle e la Sardegna Arena (sogno suo e di tutti i suoi coetanei) davanti. Nell’anno del Signore 2017.

Quello dell’Italia fuori dai mondiali dopo 60 anni. Quello delle beghe politiche in Lega Pro. Quello dei soldi che contano più di tutto e di tutti, dove l’importante è vincere a ogni costo, dove vai avanti solo se sei più furbo degli altri.

«Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia», deve aver pensato quando l’arbitro, dopo aver fischiato un rigore inesistente, gli ha consegnato il pallone da posizionare sul dischetto, nel primo tempo di una sfida ancora in bilico.

Quanto coraggio e quanto altruismo ci sono voluti, Alessio?

E quanta fantasia per accarezzare piano la palla con il piatto del piede e passarla al portiere avversario?

Non era rigore. L’avevi capito tu e l’avevano capito anche i tuoi compagni. Per un attimo forse ci avete pensato a far finta di niente.

La soluzione più facile sarebbe stata calciare forte all’angolino o magari fare un cucchiaio.

E buonanotte a tutti. Tanto in Serie A c’è addirittura chi simula e si butta senza essere toccato da nessuno pur di procurarsi un penalty. E poi, dopotutto, «rigore è quando arbitro fischia» come diceva il buon Vujadin Boskov. E invece tu hai scelto la strada più difficile: quella dell’onestà e della correttezza.

In un calcio dove si litiga persino sulla moviola in campo di biscardiana memoria o Var che dir si voglia, la lezione, una lezione di vita e non solo sportiva, arriva da un ragazzo della generazione Z, un post-millennial, come dicono gli americani. Niente videogiochi, smartphone e social, però. Niente rallenty, slow-motion, niente Video Assistant Referee. Alessio era lì in carne e ossa, tra “terra e polvere” e un maestrale gelido di metà dicembre. Ha guardato negli occhi i suoi avversari e con un solo semplice gesto ha ridato senso e speranza a uno sport che ne aveva un disperato bisogno.

«Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette». Il ragazzo si è già fatto. Ed è un campione vero: ha 14 anni, vive in Sardegna, a Quartu Sant’Elena, e si chiama Alessio Ambu.

Grazie di cuore piccolo-grande Nino degli anni Duemila.


* Scrittore
 

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