La Nuova Sardegna

Allarme di Confindustria: imprese sarde dimenticate

di Luca Rojch
Allarme di Confindustria: imprese sarde dimenticate

Il presidente Ruggiu: nei tre lotti bloccati molte aziende non sono state pagate

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SASSARI. Fragile come cemento. Le imprese del centro nord dell’isola rischiano di rimanere stritolate tra gli ingranaggi della macchina burocratica. I lavori della Sassari-Olbia da occasione rischiano di trasformarsi in un bidone di Stato.

Le aziende sarde che lavorano nei lotti rimasti incagliati dalle difficoltà delle maxi imprese che hanno vinto gli appalti rischiano il crac. A denunciarlo il presidente di Confindustria centro nord Sardegna, Giuseppe Ruggiu. «Sono lieto che il lotto 3 della Sassari-Olbia sia stato inaugurato – dice Ruggiu –. Perché se si lavora bene si portano a termine i lotti e si pagano le imprese. Questo non è accaduto sui lotti 2, 5 e 6. In questo caso le imprese in subappalto, tutte sarde, non sono state pagate. Le conseguenze sono scontate. I lavoratori sono rimasti a casa, e gli imprenditori si trovano ad affrontare situazioni finanziarie complicate. Ho parlato con alcuni di loro, c’è chi aspetta il pagamento di 350mila euro, chi ha un credito da 2 milioni di euro».

Futuro grigio. Non c’è nessuna garanzia per queste aziende di vedere un euro. Perché la Tecnis, che gestiva i lotti 5 e 6 è finita in amministrazione controllata. E anche sul lotto 2 le imprese che hanno lavoratori sono in attesa del pagamento. La Oberosler ha fatto richiesta al tribunale di Bolzano di ottenere il concordato in continuità. Ma prima di febbraio non si saprà nulla. Per le aziende sarde che hanno lavorato in subappalto e hanno crediti verso l’impresa madre un ulteriore danno. L’Anas ha chiesto al giudice di pagare i creditori al posto della Oberosler, per poi rifarsi sull’azienda. Ma per ora non sono state date risposte. «È chiaro che per noi questa è un’ulteriore difficoltà – continua Ruggiu –. Sono lieto che i lotti prima in mano alla Tecnis siano ora stati dati alla Italiana costruzioni. È la ditta che ha completato il lotto 3 e ha pagato fornitori e aziende sarde. Altri non hanno questa serietà. Una delle aziende che gestisce gli appalti sulla Sassari-Olbia si è rivolta alla mia impresa per avere materiale. Siamo distanti 150 chilometri dal luogo dei lavori. Questo significa che intorno a sé ha fatto terra bruciata. Basta una visura per capire che è in difficoltà. Ora mi chiedo. Se riusciamo a farlo noi come singoli per quale motivo l’Anas continua ad assegnare a imprese in affanno appalti da centinaia di milioni di euro? C’è qualcosa che deve essere rivisto».

La conferma. E che sui lotti della Sassari-Olbia ancora non completati ci siano delle difficoltà la conferma arriva anche da Confindustria. I sindacati nell’incontro con la Regione e l’Anas hanno messo in evidenza come siano tante le ditte che aspettano di essere pagate. Le rassicurazioni dell’Anas che entro gennaio la Obersoler e la Italiana costruzioni riprenderanno i lavori nei tre lotti ancora fermi sembrano non rassicurare neanche Confindustria. «Attendiamo risposte certe sui pagamenti prima di pronunciarci. In ogni caso ci auguriamo che i lavori riprendano e ci siano garanzie anche per le aziende sarde che lavorano in subappalto».

Burocrazia nemica. Ruggiu punta il dito anche sul sistema malato degli appalti. «I tempi sono infiniti. Di solito in Italia si bandisce una gara, poi c’è il ricorso di chi arriva secondo, poi l’appello al Consiglio di Stato. Una serie di veti incrociati che alla fine porta alla dilatazione dei tempi. Impossibile avere la certezza dei lavori e dei pagamenti. Questo comporta anche ritardi enormi nel completamento dei lavori. Gli esempi si sprecano. Ci sono opere che da 20 anni sono bloccate dalla burocrazia. Faccio un esempio per tutti, i lavori sulla 131 nel tratto di Villagreca sono fermi da più di 10 anni per un contenzioso».

Un osso troppo grande. Un altro ostacolo sono le dimensioni dei bandi.

«L’Anas non tiene conto delle imprese sarde e si limita a fare gare da importi stratosferici a cui riescono a partecipare sempre le stesse grosse aziende non sarde. Se anche per la segnaletica si bandisce una gara da 13 milioni di euro è impossibile per i sardi partecipare. Non resta che lavorare con i subappalti, ma in questo modo siamo l’anello più debole della catena. Dobbiamo fornire il materiale e le prestazioni senza la certezza di essere pagati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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