La Nuova Sardegna

Lo sfogo: abbandonato dai politici

di Valeria Gianoglio
 Lo sfogo: abbandonato dai politici

Il primo cittadino accusa: «La Regione ha preferito l’uso della forza al dialogo»

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DESULO. «Le sentenze si rispettano e non si commentano»: fuori dall’aula di udienza, dopo aver ascoltato la sentenza che lo condanna a 5 mesi per omissione di atti d’ufficio, il sindaco di Desulo, Gigi Littarru, lo ripete a chi gli chiede cosa ne pensa, del processo a suo carico appena concluso. Qualche ora e un mucchio di solidarietà dopo, le sue dichiarazioni diventano, invece, più decise e Littarru si abbandona a uno sfogo sincero: «Hanno voluto scaricare su noi sindaci il problema della peste suina – ripete – e nel farlo ci hanno lasciato soli. Questa giunta regionale ha dichiarato guerra ai sindaci. Perché la questione della peste suina, io lo avevo detto da subito, andava affrontata in modo ben diverso dal fare la guerra a noi amministratori. Andava affrontata con un piano e con il dialogo, paese per paese. Invece il dialogo lo ha voluto interrompere la Regione. E io sono finito a processo per due maiali non abbattuti. Due maiali dei quali, secondo me, spettava all’unità di progetto della Regione, ordinare l’abbattimento». «Ma poi – continua Littarru – come si fa a non provare fastidio quando vieni condannato per due maiali, e invece, l’inchiesta per le fucilate che ti hanno indirizzato a casa viene archiviata? È giustizia questa?».

Tra le parole del primo cittadino di Desulo, dunque, si legge tutta l’amarezza di un amministratore che si è spesso sentito lasciato solo nell’affrontare la vicenda peste suina e i mille problemi che i sindaci, soprattutto nei paesi dell’interno, devono risolvere ogni giorno. «Ritengo di aver agito nella piena legalità – ripete – e di averla anche sempre fatta rispettare, questa legalità, anche sulla questione della peste suina». «Adesso aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza – aggiunge, accompagnato dal suo avvocato Giancristian Melis – poi è scontato che ricorreremo in appello per avere giustizia». Poco dopo, forse dopo aver ripercorso i mesi difficili trascorsi come amministratore in trincea, Littarru si abbandona a un piccolo sfogo che nasce soprattutto dalla scoperta dell’archiviazione dell’inchiesta per le fucilate che nel febbraio del 2016 i soliti ignoti avevano esploso contro la sua casa del paese.

Nel frattempo il suo telefono trilla in continuazione, e una pioggia di messaggi e parole di solidarietà gli arrivano da mezza Sardegna. Tra i primi, a manifestargli stima, affetto e vicinanza, è la sua “vicina di casa”, la sindaca di Fonni, Daniela Falconi. «Le sentenze non si commentano. Le sentenze si rispettano. E così farò anche se è davvero umanamente difficile – scrive la sindaca – Ma oggi voglio esprimere a Gigi, grande amico prima che collega tutta la mia vicinanza e solidarietà e un grande apprezzamento per la dignità e la testa alta con cui ha affrontato la vicenda che ha coinvolto lui, ma che poteva coinvolgere ognuno di noi».

E Gigi Littarru, intanto, non si è fatto fermare dalla condanna in primo grado: già da poche ore dopo aver ascoltato la lettura del dispositivo di sentenza, a Oristano, era già tornato nel suo paese per affrontare le questioni di tutti i giorni. «Come promesso, al lavoro in Comune. A testa alta per il paese, il mio paese», scrive anche sulla sua pagina Facebook.

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