La Nuova Sardegna

Non fece abbattere i maiali Condannato Littarru

di Enrico Carta
Non fece abbattere i maiali Condannato Littarru

Cinque mesi al sindaco di Desulo per omissione di atti di ufficio. Pena sospesa

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ORISTANO. Due maiali da abbattere. Cinque mesi di condanna per una firma mai posta. Un problema che la Sardegna si trascina da quarant’anni. Un’archiviazione che invece è talmente fresca da non essere ancora stata formalmente comunicata a chi sperava di vedere indicati i nomi dei colpevoli del procedimento. La giornata nerissima del sindaco di Desulo, Luigi Littarru, è tutta in questi quattro elementi. La concluderà in Comune, al lavoro come tutti gli altri giorni, ma è solo contorno rispetto al centro dell’azione che si è invece svolta quasi per intero al tribunale di Oristano, competente per territorio.

È qui che i giudici del collegio lo condannano per omissione d’atti d’ufficio. Gli concedono com’era inevitabile le attenuanti e la sospensione condizionale della pena, ma decidono che la colpevolezza per quel che accadde all’inizio del 2016 tra le campagne e il municipio di Desulo fosse una sua responsabilità.

Il bubbone che ha poi portato il primo cittadino a finire sotto processo, scoppia quando in un allevamento alcuni maiali risultano positivi al virus della peste suina. La Regione ha deciso di dare una stretta dopo 39 anni di incertezze e misure inadeguate. A Cagliari è stata appena formata l’Unità di Progetto che deve provvedere proprio al monitoraggio della malattia negli allevamenti dell’isola e procedere a far eseguire l’immediato abbattimento dei capi infetti. All’inizio del 2016 il focolaio viene individuato nella campagne di Desulo, ma l’accordo sulla procedura da attuare è tutt’altro che scontato.

I veterinari della Regione invitano il sindaco a firmare l’ordinanza di abbattimento, il primo cittadino ribatte che non è suo compito. Ormai il clima in paese è rovente nonostante sia pieno inverno. Sulla strada che porta all’allevamento infetto, un vero e proprio blocco formato da auto e persone diventa una barricata inespugnabile persino per gli agenti del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale che invano provano una prima volta a raggiungere la zona. La tensione è davvero alle stelle ed è in una situazione come questa che Luigi Littarru sceglie di non firmare l’ordinanza di abbattimento ritenendo di non essere lui l’autorità deputata a farlo.

Poche giorni dopo gli uffici regionali presentano l’esposto che ben presto si trasformerà in un’indagine con un solo nome iscritto sul registro degli indagati. Il processo dura diverse udienze e la battaglia legale tra il pubblico ministero Andrea Chelo e l’avvocato difensore Giancristian Melis si gioca interamente sulla questione della responsabilità di quell’atto. La settimana scorsa la pubblica accusa chiede sei mesi, ieri ne arrivano cinque di condanna con il sindaco quanto mai contrariato per l’esito del processo e deciso a fare appello.

Sembra il normale corso di un procedimento, non fosse che in ballo ce n’è un altro. Meglio dire che ce n’era un secondo il quale da ieri è finito nel cassetto con un provvedimento di archiviazione perché il reato è stato compiuto da ignoti. Formula procedurale per spiegare che le indagini non sono arrivate a scoprire i colpevoli. Gli inquirenti cercavano chi, nel febbraio del 2016, aveva sparato alcune fucilate contro la finestra della casa dello stesso Luigi Littarru. È un attentato, poteva essere qualcosa di molto più serio se qualcuno si fosse trovato in quel momento lungo la direzione del proiettile. Ma non è un attentato qualunque perché la procura oristanese lo collega immediatamente a quanto sta accadendo in quelle settimane a Desulo. Il legame con la questione peste suina è il più immediato e l’inchiesta batte con insistenza quella pista. Mentre gli inquirenti si affannano senza esito nelle ricerche del colpevole dell’attentato, il procedimento per omissione d’atti d’ufficio corre spedito. In meno di due anni, tempo certamente lodevole, si riesce ad arrivare alla sentenza di primo grado senza troppe difficoltà. È più o meno lo stesso tempo che serve anche per arrivare alla conclusione del secondo provvedimento, quello che forse amareggia di più il primo cittadino. L’eco delle fucilate non è ancora lontana.

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