Donne vittime di violenza in Sardegna, un reddito per renderle libere

Il provvedimento inserito nella Finanziaria prevede un sostegno economico. Fondo di 300mila euro: è il primo in Italia. Pronta la proposta di legge di Zedda, Fi: lavoro e assistenza per chi denuncia

SASSARI. Essere libere significa chiudersi una porta alle spalle e camminare da sole. Vuol dire non dipendere più dagli altri, sollevare la testa e decidere autonomamente, per il proprio bene e per quello dei figli. Per questo è stato chiamato “Reddito di libertà”: è un sostegno economico per le donne vittime di violenza, fisica o psicologica. È una stampella, una mano tesa per un nuovo inizio. Ma è anche un incoraggiamento rivolto alle donne – tante – che per vergogna o per paura non denunciano: il reddito di libertà è un paracadute che ammorbidisce l’atterraggio.

Il provvedimento porta le firme della consigliera regionale di Forza Italia Alessandra Zedda e del collega del Pd Franco Sabatini, presidente della III commissione Bilancio: a sostenere l’iniziativa pensata per le donne sono state le altre donne del Consiglio – Anna Maria Busia, Daniela Forma e Rossella Pinna – e tutti i componenti della commissione consiliare. Il reddito di libertà è un emendamento della legge finanziaria regionale che sarà approvata dal Consiglio martedì 9 gennaio.

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