CARA SINDACA RISPETTI LA LEGGE
di LUCA ROJCH
L’anarchia fiscale della sindaca di Giave fa il pieno. Di critiche. Ma sarebbe troppo facile puntare il dito contro la prima cittadina che non riesce a vedere l’ossimoro tra indossare la fascia...
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L’anarchia fiscale della sindaca di Giave fa il pieno. Di critiche. Ma sarebbe troppo facile puntare il dito contro la prima cittadina che non riesce a vedere l’ossimoro tra indossare la fascia tricolore e inneggiare all’esenzione fiscale. «Voglio i servizi, ma non voglio pagare». Tra chi rappresenta le istituzioni, pretende il rispetto dei diritti, ma vuole almeno uno sconto sui doveri. «Le tasse non sono bellissime», come sosteneva l’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, ma sono un male necessario. Per tutti i sardi pronti a rivendicare che siamo un popolo di tartassati è sufficiente un dato. Ogni sardo paga di tasse 8.789 euro e riceve dallo Stato 13.157 euro.
La zona franca è come l’isola di Utopia di Tommaso Moro. Ma declinata e piegata alla propaganda elettorale. È un fantastico strumento che serve per parlare alla pancia delle persone. Il perfetto prototipo della dialettica politica contemporanea in cui l’etica ha lasciato il posto all’estetica. La fatica del concetto alla leggerezza dello slogan. La verità a una versione più cosmetica. La politica non cura più la sostanza delle cose, ma la percezione che di queste si può avere. E così la zona franca diventa integrale, urbana, fiscale, doganale. Ma nessuno l’ha vista mai o la potrebbe spiegare. Al massimo sembra un drago da cavalcare durante le elezioni, e da rimettere nel recinto del regno del verosimile una volta chiuse le urne. Così come i contratti di rilancio delle aree depresse, firmati e dimenticati. L’abolizione della legge Fornero, la fine del bollo auto, il reddito di cittadinanza, fino alla dentiera gratis per tutti.
In uno Stato in cui la pressione fiscale è diventata oppressione fiscale il miraggio di non pagare le tasse è come un’oasi di pace. Il paradiso tax free per ora nell’isola è un’illusione e non sembrano esistere le premesse per pagare il carburante 50 centesimi. Anche uno dei supporter della zona franca, Ugo Cappellacci, boccia il rifornimento con la fascia tricolore della prima cittadina del comune del Meilogu. «La verità non è quella del sindaco di Giave. È dannoso alimentare false illusioni perché il tema della zona franca è sacrosanto». La sintesi della risposta sarcastica dell’Agenzia delle Entrate vale più di una secchiata gelata sui sogni di qualsiasi anarcobenzinaio: «La Sardegna fa ancora parte dell’Italia».
La provocazione della sindaca di Giave ha avuto l’effetto che lei cercava, si parla da giorni del suo paese, 500 abitanti, destinato a spopolarsi, senza fabbriche, senza futuro e con il rischio chiusura del suo sbocco verso il mondo, la fermata ferroviaria. La sua rivendicazione è una protesta contro l’assenza dello Stato. Ma il rischio reale è illudere che la benzina si possa pagare 50 centesimi. In fondo basta crederci.
La zona franca è come l’isola di Utopia di Tommaso Moro. Ma declinata e piegata alla propaganda elettorale. È un fantastico strumento che serve per parlare alla pancia delle persone. Il perfetto prototipo della dialettica politica contemporanea in cui l’etica ha lasciato il posto all’estetica. La fatica del concetto alla leggerezza dello slogan. La verità a una versione più cosmetica. La politica non cura più la sostanza delle cose, ma la percezione che di queste si può avere. E così la zona franca diventa integrale, urbana, fiscale, doganale. Ma nessuno l’ha vista mai o la potrebbe spiegare. Al massimo sembra un drago da cavalcare durante le elezioni, e da rimettere nel recinto del regno del verosimile una volta chiuse le urne. Così come i contratti di rilancio delle aree depresse, firmati e dimenticati. L’abolizione della legge Fornero, la fine del bollo auto, il reddito di cittadinanza, fino alla dentiera gratis per tutti.
In uno Stato in cui la pressione fiscale è diventata oppressione fiscale il miraggio di non pagare le tasse è come un’oasi di pace. Il paradiso tax free per ora nell’isola è un’illusione e non sembrano esistere le premesse per pagare il carburante 50 centesimi. Anche uno dei supporter della zona franca, Ugo Cappellacci, boccia il rifornimento con la fascia tricolore della prima cittadina del comune del Meilogu. «La verità non è quella del sindaco di Giave. È dannoso alimentare false illusioni perché il tema della zona franca è sacrosanto». La sintesi della risposta sarcastica dell’Agenzia delle Entrate vale più di una secchiata gelata sui sogni di qualsiasi anarcobenzinaio: «La Sardegna fa ancora parte dell’Italia».
La provocazione della sindaca di Giave ha avuto l’effetto che lei cercava, si parla da giorni del suo paese, 500 abitanti, destinato a spopolarsi, senza fabbriche, senza futuro e con il rischio chiusura del suo sbocco verso il mondo, la fermata ferroviaria. La sua rivendicazione è una protesta contro l’assenza dello Stato. Ma il rischio reale è illudere che la benzina si possa pagare 50 centesimi. In fondo basta crederci.
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