La Nuova Sardegna

Il Papa: «Coraggio anch’io ho vissuto un lutto simile»

di Kety Sanna
Il Papa: «Coraggio anch’io ho vissuto un lutto simile»

Il Santo Padre telefona e consola i genitori dei due giovani La madre: «Lo sento vicino, mi ha dato una grande forza»

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. «Buonasera sono Francesco e sto pregando per voi». Si è presentato così, il Santo Padre, in modo semplice e diretto com’è lui, al telefono di casa Pintor, la famiglia nuorese colpita dall’enorme tragedia del giorno di Natale. Quando tre sere fa il telefono ha squillato, Annarita Doneddu, la mamma di Francesco e Matteo, i due fratelli di 24 e 16 anni morti nel drammatico incidente sulla statale 129, non poteva certo pensare che dall’altra parte della linea ci fosse il Papa. La casa al secondo piano di una palazzina rossa di via Veneto è calda e accogliente. Marito e moglie siedono vicini nelle poltroncine del soggiorno, all’ingresso dell’abitazione, dopo aver salutato una coppia di amici che hanno tenuto loro compagnia. «Non ci lasciano mai soli per non farci pensare» dice Annarita, mentre Michele con parole misurate aggiunge: «Siamo persone molto riservate e vorremmo solo che emergesse l’affetto che ci è stato dimostrato in questo momento. Non immaginavamo tanta vicinanza».

Poi la moglie racconta i particolari, non tutti, della conversazione avuta col santo Padre. «Non è stato annunciato da nessuno e forse, anche per questo all’inizio non capivo. Sono ancora molto frastornata dalla tragedia che ci ha colpiti e ci ho messo un po’ a realizzare che potesse essere lui. Non so se qualcuno abbia fatto da tramite perché il Papa arrivasse a noi – aggiunge la donna –. So che il giorno di Natale a Pattada, la notizia della morte dei nostri ragazzi è stata annunciata durante la messa concelebrata da monsignor Becciu. La telefonata col Papa è durata un po’, e solo dopo aver riconosciuto il timbro di voce e l’accento inconfondibile ho realizzato. Abbiamo parlato. Ho ascoltato cosa diceva e l’ho sentito molto vicino. Mi ha detto che capisce il dolore straziante e il momento che stiamo vivendo, perché anche lui, in prima persona, ha vissuto una tragedia familiare simile». Riesce anche ad abbozzare un piccolo sorriso Annarita Doneddu quando, stringendo la mano del marito, dice di essersi sentita confortata da quelle parole. «Quella telefonata mi ha lasciata una grande commozione, un profondo senso di solidarietà umana». La stessa solidarietà che in questa drammatica vicenda la famiglia Pintor ha ricevuto dall’intera città.

«Siamo fortunati – aggiunge la mamma dei due giovani scomparsi – quella dei ragazzi è proprio una bella generazione. Forse migliore della nostra. Tantissimi amici di Francesco e Matteo non ci hanno lasciati un attimo. Dal giorno della loro morte hanno continuato a venire a casa e stare con noi. Così, proprio come facevano quando i nostri figli c’erano ancora. Per rinnovare e continuare a farci sentire la loro presenza. Vengono per starci vicini, aiutare Giovanni (il secondogenito rimasto illeso nell’incidente ma che ha visto morire i suoi fratelli ndr) manifestarci il loro calore in questo terribile momento. Sono straordinari».

I due genitori si commuovono. Vogliono essere grati alle tantissime persone presenti che con parole e anche piccoli gesti, li aiutano a continuare a vivere.

Nonostante, da quella maledetta mattina il loro tempo si sia fermato e nelle loro vite si sia aperta una voragine che ha inghiottito il passato e anche il futuro.

Il saluto è un abbraccio, lungo e caloroso. Il campanello annuncia nuove visite a casa Pintor mentre un altro giorno sta per andare via.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative