Il Pds dice no ai Dem il Psd’Az tratta con Renzi
di Umberto Aime
Gli indipendentisti: «Non ci sono le condizioni». Cucca replica: «Ripensateci» In settimana confronto a Roma fra i sardisti e la segreteria nazionale del Pd
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CAGLIARI. Il Partito dei sardi ha detto no al Pd: «Non ci sono le condizioni per un’alleanza alle Politiche di marzo». Ma nelle stesse ore è arrivata la conferma di un vertice, in settimana a Roma, fra il Psd’Az e la segreteria nazionale del Pd. Con il centrosinistra che sembrerebbe essere ogni giorno di più una porta girevole: gente che va, gente che viene.
Pds. La direzione nazionale del Partito dei sardi ha deciso: «Il tempo non è maturo per un’alleanza con il Pd alle elezioni politiche italiane, perché non ci sono le condizioni per trasformarle in un evento nazionale sardo». Dunque, lo strappo è consumato: niente centrosinistra e invece «pieno mandato al segretario nazionale Paolo Maninchedda di continuare nel dialogo con le forze indipendentiste e democratiche interessate a far sentire in Italia la voce del popolo sardo». A questo punto, il Pds potrebbe fare due scelte: non presentarsi alle elezioni di marzo, improbabile, oppure costruire e poi guidare una lista tutta sarda. Di certo col Pd la partita sembra essere chiusa un volta per tutte e le spiegazioni della fumata nera sonno elencate nel documento approvato in serata dalla direzione nazionale riunita a Oristano. Nonostante al segretario regionale del Partito democratico, Giuseppe Luigi Cucca, sia riconosciuto di aver inviato al Pds una lettera aperta in cui è evidente «lo sforzo dialogante» e la presa di distanze «dalle parole aggressive pronunciate contro il Pds nell’ultima direzione del Pd», non è comunque sufficiente oggi per «avere degli obiettivi comuni, mentre esiste ancora una sproporzione evidente di orizzonti fra le nostre due forze». Quanto siano diversi obiettivi e orizzonti è spiegato subito dopo: «A fronte della proposta del Partito dei sardi – è scritto nel documento – d’iscrivere le elezioni politiche in un percorso verso la Nazione sarda, la lettera aperta ribadisce invece lo stretto orizzonte autonomista del Pd» e che se applicato oggi «ci riporterebbe addirittura indietro rispetto anche al 2014», (è l’alleanza per le Regionali) e «in cui invece era stato trovato il punto di mediazione per un graduale superamento del continuo delegare all’Italia quanto è sempre più decisivo per il popolo sardo». Per Il Pds così a prevalere nel Pd è ancora «la logica della fiducia nei governi italiani» fino a essere portatore, lo stesso Pd, persino di «una prossima campagna elettorale basata sulle cose fatte dal governo Renzi, mentre su molte di queste il nostro partito ha dissentito... e non possiamo certo ridimensionare la portata dei nostri valori a una ratifica dell’operato del governo italiano uscente». Con una conclusione perentoria: «Questa non può essere la battaglia del Partito dei sardi, che invece punta a una nuova alleanza, più ampia e diversa del centrosinistra attuale e ora capace di chiamare a raccolta le forze indipendentiste, autonomiste ma anche progressiste e liberali sotto una nuova bandiera». Per essere ancora più diretti: arrivederci e grazie. Immediata la replica di Cucca: «Sono rammaricato però auspico che il Pds ci ripensi».
Psd’Az. L’alleanza fra sardisti e Pd sarà decisa in settimana, non a Cagliari ma a Roma. Per mercoledì la segreteria nazionale del Psd’Az, guidata da Christian Solinas avrà un incontro, in via del Nazareno, con i vertici del partito di Renzi. Dovrebbe essere questa l’ultima occasione per stringere il patto elettorale. Stando alle indiscrezioni si sa che il Pds’Az troverà dall’altra parte del tavolo Lorenzo Guerini, è il coordinatore della segreteria, e Piero Fassino, ormai considerato l’ambasciatore del Pd quando c’è da trattare con i possibili alleati. Alla riunione dovrebbero partecipare anche Matteo Renzi e il suo braccio destro Luca Lotti. La proposta del Pd per i sardisti dovrebbe essere questa: un collegio uninominale sicuro nella penisola, più al Senato che alla Camera, e la presentazione del simbolo non solo nel proporzionale in Sardegna, ma anche in tutte le altre regioni. Dunque, l’ipotesi sul tavolo sarà quella di un accordo dal «respiro nazionale», con la possibilità che nel programma politico della coalizione ci sia un capitolo dedicato proprio alla Sardegna. Per forza il Pd dovrà presentarsi con questo pacchetto di proposte, perché – lo sanno tutti – i sardisti sono corteggiati da settimane dal centrodestra e da Forza Italia in particolare. Anzi, il Polo di Berlusconi e più avrebbe già formalizzato un’offerta: il collegio uninominale Cagliari-Sulcis al Senato e almeno un altro ma alla Camera da scegliere fra il Piemonte e la Lombardia. Il 13 gennaio a dire l’ultima parola sulle alleanze sarà una riunione straordinaria del consiglio nazionale del Psd’Az.
Pds. La direzione nazionale del Partito dei sardi ha deciso: «Il tempo non è maturo per un’alleanza con il Pd alle elezioni politiche italiane, perché non ci sono le condizioni per trasformarle in un evento nazionale sardo». Dunque, lo strappo è consumato: niente centrosinistra e invece «pieno mandato al segretario nazionale Paolo Maninchedda di continuare nel dialogo con le forze indipendentiste e democratiche interessate a far sentire in Italia la voce del popolo sardo». A questo punto, il Pds potrebbe fare due scelte: non presentarsi alle elezioni di marzo, improbabile, oppure costruire e poi guidare una lista tutta sarda. Di certo col Pd la partita sembra essere chiusa un volta per tutte e le spiegazioni della fumata nera sonno elencate nel documento approvato in serata dalla direzione nazionale riunita a Oristano. Nonostante al segretario regionale del Partito democratico, Giuseppe Luigi Cucca, sia riconosciuto di aver inviato al Pds una lettera aperta in cui è evidente «lo sforzo dialogante» e la presa di distanze «dalle parole aggressive pronunciate contro il Pds nell’ultima direzione del Pd», non è comunque sufficiente oggi per «avere degli obiettivi comuni, mentre esiste ancora una sproporzione evidente di orizzonti fra le nostre due forze». Quanto siano diversi obiettivi e orizzonti è spiegato subito dopo: «A fronte della proposta del Partito dei sardi – è scritto nel documento – d’iscrivere le elezioni politiche in un percorso verso la Nazione sarda, la lettera aperta ribadisce invece lo stretto orizzonte autonomista del Pd» e che se applicato oggi «ci riporterebbe addirittura indietro rispetto anche al 2014», (è l’alleanza per le Regionali) e «in cui invece era stato trovato il punto di mediazione per un graduale superamento del continuo delegare all’Italia quanto è sempre più decisivo per il popolo sardo». Per Il Pds così a prevalere nel Pd è ancora «la logica della fiducia nei governi italiani» fino a essere portatore, lo stesso Pd, persino di «una prossima campagna elettorale basata sulle cose fatte dal governo Renzi, mentre su molte di queste il nostro partito ha dissentito... e non possiamo certo ridimensionare la portata dei nostri valori a una ratifica dell’operato del governo italiano uscente». Con una conclusione perentoria: «Questa non può essere la battaglia del Partito dei sardi, che invece punta a una nuova alleanza, più ampia e diversa del centrosinistra attuale e ora capace di chiamare a raccolta le forze indipendentiste, autonomiste ma anche progressiste e liberali sotto una nuova bandiera». Per essere ancora più diretti: arrivederci e grazie. Immediata la replica di Cucca: «Sono rammaricato però auspico che il Pds ci ripensi».
Psd’Az. L’alleanza fra sardisti e Pd sarà decisa in settimana, non a Cagliari ma a Roma. Per mercoledì la segreteria nazionale del Psd’Az, guidata da Christian Solinas avrà un incontro, in via del Nazareno, con i vertici del partito di Renzi. Dovrebbe essere questa l’ultima occasione per stringere il patto elettorale. Stando alle indiscrezioni si sa che il Pds’Az troverà dall’altra parte del tavolo Lorenzo Guerini, è il coordinatore della segreteria, e Piero Fassino, ormai considerato l’ambasciatore del Pd quando c’è da trattare con i possibili alleati. Alla riunione dovrebbero partecipare anche Matteo Renzi e il suo braccio destro Luca Lotti. La proposta del Pd per i sardisti dovrebbe essere questa: un collegio uninominale sicuro nella penisola, più al Senato che alla Camera, e la presentazione del simbolo non solo nel proporzionale in Sardegna, ma anche in tutte le altre regioni. Dunque, l’ipotesi sul tavolo sarà quella di un accordo dal «respiro nazionale», con la possibilità che nel programma politico della coalizione ci sia un capitolo dedicato proprio alla Sardegna. Per forza il Pd dovrà presentarsi con questo pacchetto di proposte, perché – lo sanno tutti – i sardisti sono corteggiati da settimane dal centrodestra e da Forza Italia in particolare. Anzi, il Polo di Berlusconi e più avrebbe già formalizzato un’offerta: il collegio uninominale Cagliari-Sulcis al Senato e almeno un altro ma alla Camera da scegliere fra il Piemonte e la Lombardia. Il 13 gennaio a dire l’ultima parola sulle alleanze sarà una riunione straordinaria del consiglio nazionale del Psd’Az.
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