La Nuova Sardegna

Nessuna tutela per il pane carasau

di Stefania Vatieri
Nessuna tutela per il pane carasau

Il prodotto agroalimentare più famoso dell’isola è a rischio contraffazione 

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BITTI. A differenza del pane fresco, nessun marchio e nessuna tutela è prevista invece per il pane che più di ogni altro rappresenta la Sardegna nel mondo: il pane carasau. Il prodotto agroalimentare più famoso dell’isola, insomma, è a rischio contraffazioni perché privo di qualsiasi certificazione che ne garantisca l’autenticità e la qualità. La Regione Sardegna sembra essersi dimenticata del prodotto simbolo dell’isola. Il pane carasau, orfano di qualsiasi tutela regionale e dei famosi marchi che lo metterebbero al riparo da falsificazioni come Dop (denominazione d’origine controllata), Igp (indicazione geografica protetta) o Stg (specialità tradizionale garantita), rischia ora di perdere la sua più autentica identità per lasciare spazio, in un mondo sempre più globalizzato, alle sue imitazioni.

Il famoso pane dei pastori dunque, che negli anni ha conquistato sempre più l’apprezzamento dei mercati mondiali, viaggia sul filo di lana. Una problematica particolarmente sentita da chi dell’export ne ha fatto la sua bandiera. Ne è un esempio lo storico “Premiato Panificio Bulloni” di Bitti che esporta il suo rinomato pane carasau, il 50 per cento della produzione, in tutto il mondo. «Ben vengano azioni come queste volte a tutelare le nostre produzioni isolane, ma che siano però a 360 gradi – commenta Barbara Bulloni, una delle titolari del rinomato panificio di Bitti – . L’auspicio è che la tutela sul pane fresco della Sardegna venga estesa anche al pane carasau che da troppo tempo soffre l’assenza di una certificazione che lo protegga dagli insidiosi falsi alimentari – spiega Barbara Bulloni – . Stiamo vivendo in un momento storico difficilissimo, dove le serrate delle aziende sono all’ordine del giorno – aggiunge con amarezza – , noi cerchiamo di resistere ma ci sentiamo abbandonati a noi stessi, privati di qualsiasi normativa che sostenga il nostro duro lavoro». E se alla deregolamentazione del settore si aggiunge anche il caro trasporti, «il futuro delle aziende sarde è pressoché segnato – prosegue Bulloni – . Il nostro punto di forza per adesso è che il prodotto è fatto solo in Sardegna, ma può capitare da un giorno all’altro che un pinco pallino qualsiasi in Cina decida di mettere su un’azienda di pane carasau: nessuno può impedirglielo e tantomeno sindacare sulla qualità delle materie prime e sulla loro provenienza».

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