La Nuova Sardegna

L’allarme del rettore: troppo pochi laureati

di Gabriella Grimaldi
L’allarme del rettore: troppo pochi laureati

Carpinelli ha inaugurato il 456esimo anno accademico dell’ateneo turritano Positivi i dati delle immatricolazioni: più 11 per cento rispetto a un anno fa

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SASSARI. Il genio di un interprete musicale noto in tutto il mondo e i numeri che delineano il futuro della “filiera della conoscenza” in Italia sono stati gli elementi portanti dell’inaugurazione del 456° anno accademico dell’università di Sassari.

Il rettore Massimo Carpinelli, per la cerimonia che si è svolta ieri mattina in un’aula magna della sede centrale strapiena di pubblico, ha scelto di puntare sulla cultura senza confini, senza razze, senza epoca, senza luoghi come la musica espressa da Johann Sebastian Bach e, oggi, dal suo maggiore interprete, il pianista iraniano Ramin Bahrami che ieri ha tenuto una lectio magistralis sul compositore tedesco.

Ma siccome è necessario inquadrare lo sviluppo della cultura e della conoscenza dentro una più che concreta programmazione politica, l’altro piatto forte della cerimonia è stata la presenza della ministra per l’Istruzione, l’università e la ricerca Valeria Fedeli che ha sciorinato una serie di dati a dimostrazione che questo Governo - che si avvia alla conclusione - investe sull’istruzione e in particolare sul sistema università.

«La nuova legge di Bilancio per il 2018 interviene in modo chiaro sul diritto allo studio, incrementando il fondo e portandolo ai 237 milioni di euro a regime (cui si aggiungono i provvedimenti varati lo scorso anno e oggi pienamente operativi della no tax area e dei fondi per l’orientamento su cui variamo ora un piano in accordo con Cun e Crui) e sulle borse di dottorato di ricerca, aumentandone l’importo di circa il 10 per cento dopo dieci anni di congelamento. E nella ricerca la legge ha appena varato il più ricco finanziamento per i bandi Prin mai registratosi: quasi 400 milioni di euro con traiettorie specifiche per i giovani e per il Sud», ha sottolineato la ministra.

La cerimonia era cominciata alle 11 di ieri con il consueto ingresso del corteo accademico preceduto dal coro dell’Università. Poi il rettore ha salutato i presenti con la sua relazione: ha ricordato che con un incremento del 14 per cento lo scorso anno e dell’11 per cento quest’anno, le immatricolazioni con segno più sono il primo “termometro utile” per verificare il gradimento da parte dei protagonisti del sistema dell’istruzione: gli studenti e le studentesse. Buone notizie dunque ma Massimo Carpinelli, che compie il terzo anno del proprio mandato, ha anche annunciato la recente approvazione, da parte del Senato e del Consiglio di amministrazione, di quattro nuovi corsi di laurea: “Qualità e sicurezza dei prodotti Alimentari”, “Wildlife Management, Conservation and Control” (corso internazionale interamente in inglese), “Ingegneria Informatica”, e “Gestione e sicurezza” (corso di laurea professionalizzante, realizzato grazie alla collaborazione tra l’università e l’ordine dei Periti industriali).

Naturalmente non mancano le note dolenti che il rettore ha voluto sottolineare come ad esempio il fatto concreto che «in Italia abbiamo 67 università statali, 19 non statali e 11 telematiche: sono 97 in tutto, contro, ad esempio, le 161 del Regno Unito. In Italia ci sono 56.480 docenti contro i 185.580 dell’Inghilterra, in Italia ci sono 61.636 unità di personale amministrativo contro le 196.935 dell’Inghilterra. Ma soprattutto, in Italia solo il 18 per cento della popolazione adulta è laureata, dato che peggiora ulteriormente e ci precipita all’ultimo posto in Europa per laureati fra i 25 e i 34 anni». Dubbi e preoccupazioni che hanno trovato parziale risposta nelle parole della ministra Fedeli.

Il vero momento emozionante della cerimonia è stata invece la lectio magistralis di Ramin Bahrami dedicata a “Bach ieri, oggi, domani”. Al compositore tedesco, Bahrami, nato a Teheran e diplomato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con Piero Rattalino, ha dedicato tre libri: due editi da Mondadori, uno pubblicato nel 2015 da Bompiani intitolato “Nonno Bach”, scritto sottoforma di dialogo tra Johann Sebastian Bach e i bambini (sottotitolo è infatti “La musica spiegata ai bambini”). Il musicista ha voluto proporre al pubblico un estratto di questo testo, la “Lettera all’umanità”: «Il mondo non è una nostra proprietà, e non dura per sempre. O meglio, siamo noi a non durare, siamo noi che dobbiamo andarcene, a un certo punto. Le sole cose eterne sono i quadri, la musica, i libri, i monumenti, le grandi opere. Cerchiamo di tenerli vivi, di usarli bene, di farli nostri. Diamoci il tempo per tutto questo. Prendiamolo. Spegniamo la televisione, il computer, il telefonino. E lasciamoci invadere dalla musica che è vita, che ci induce a danzare, a cantare». Secondo Ramin Bahrami, Bach dovrebbe diventare materia di studio perché la musica è un linguaggio universale che non conosce confini, razza e geografia. Bahrami stesso ha sangue russo, turco, tedesco, persiano: «Ecco perché ritengo la musica di Bach la cosa più vicina a Dio e che valga la pena ascoltarla per imparare che cosa è veramente l’universalità». Ramin Bahrami ha ricevuto dalle mani del rettore l’onorificenza dell’università di Sassari: il sigillo storico.

Alla cerimonia hanno preso parte con un intervento la presidente del Consiglio del Personale tecnico amministrativo, Stefania Idini e il rappresentante degli studenti in Senato Gianfilippo Caggiari.

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