Ganau: approvate meno leggi ma di qualità
Il presidente del Consiglio regionale trae il bilancio del 2017. Sulle politiche: «Non so se mi candido»
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Stagione forse magra nei numeri, ma la qualità è stata buona. Per il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, l’anno alle spalle «è andato bene». Ventisette leggi approvate in 63 sedute, contro le 38 su 77 del 2016, 36 in 76 nel 2015 e le 30 in 60 nei nove mesi del 2014. «Ripeto, c’è molta qualità», ha detto. Per poi mettere in fila le ore lavorate in aula – 170 abbondanti, lontane però dal record di 238 nel 2015 – e in commissione, 352. Il tutto per licenziare dal riordino della rete ospedaliera, «abbiamo accolto gran parte delle istanze dei territori», alla parità di genere «non era scontato, alla fine c’è stata quasi l’unanimità». Dagli incentivi per il turismo al riordino dell’edilizia, «siamo pronti anche per l’urbanistica». Fino al recente e veloce via libera alla Finanziaria 2018, «quella è stata una dimostrazione di responsabilità ed efficienza». Per poi entrare subito dopo nella stretta attualità. Ganau, si candiderà alle Politiche? «Ho ricevuto molte richieste e devo ancora decidere» Il risultato del 4 marzo scombussolerà o meno l’ultimo anno di legislatura regionale? «Non credo. Sono due elezioni così diverse fra loro. Vedrete, arriveremo alla scadenza naturale e speriamo davvero che, nel 2019, i sardi possano votare con una legge elettorale migliore di quella del 2014». E ancora: come sono i rapporti fra la politica e il resto della Sardegna? «C’è un malcontento diffuso fra la gente, condizionato purtroppo dalle difficoltà, mancano le risorse, nel poter dare ai cittadini le risposte che si attendono». E quelli con la giunta come sono, buoni o difficili? «Direi che oggi sono buoni». Col governo nazionale? «Sono stati fatti passi in avanti», e con l’Europa? «I trattati a favore della pari dignità fra le isole e la terra ferma esistono da anni. Prevedono più di un’agevolazione, ma finora sono state negate alla Sardegna e mi chiedo ancora il perché. È arrivato comunque il momento di chiederle con più determinazione». E ancora lo Statuto speciale: va riscritto, corretto, oppure no? «Cambiarlo non è la soluzione. Piuttosto sarebbe necessario applicarlo in tutte le sue parti. A cominciare dal riconoscimento ufficiale del bilinguismo». Con un passaggio dedicato al prossimo referendum per il principio dell’insularità dentro la Costituzione, sottoscritto dal presidente e irrobustito dalle firme di 92 mila sardi: «Dà più forza alle nostre legittime richieste». E il vento dell’indipendentismo? «Allo stato attuale, non mi pare una percorribile». C’è spazio anche per l’economia: «Tutti i settori sono fondamentali e devono intrecciarsi se vogliamo essere competitivi». Con una battuta anche sulla benzina scontata a Giave: «È stata una provocazione illegittima e scandalosa». Per chiudere con gli odiati vitalizi pagati agli ex consiglieri, sono i secondi più alti in Italia, prima è la Sicilia, e saliti fino a 17 milioni l’anno: «Aspettiamo ancora la legge nazionale di riordino. È indispensabile che ci sia, per non infilarci senza protezione nella strada tortuosa dei ricorsi. Appena sarà fatta chiarezza, il Consiglio e si metterà al passo e correggerà quanto dovuto». (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
