La Serbia chiede le carte della commissione Scanu
Il rappresentante balcanico interessato ai risultati del gruppo di lavoro
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SASSARI. Forse non troppo apprezzato dal suo partito, che sembra non volerlo ricandidare. Ma Gian Piero Scanu e la commissione d’inchiesta sugli effetti dell’uso dell’uranio impoverito varcano i confini nazionali. Il risultato dell’indagine sulla sindrome dei Balcani sarà acquisito dal governo Serbo. Con una comunicazione ufficiale il presidente della Commissione per la Salute e la Famiglia del governo serbo, Darko Laketic, ha chiesto a Scanu e ai membri della commissione di andare a Belgrado per illustrare i risultati dell’inchiesta.
La storia. Nel 1999 i paesi della Nato decisero di entrare nella guerra che disintegrava la Jugoslavia con 78 giorni di bombardamenti sulla Serbia. Sotto le bombe morirono 1200 persone, 500 civili, 88 bambini. Nei bombardamenti vennero utilizzate anche bombe all’uranio impoverito. È stato calcolato che durante il conflitto gli aerei Nato hanno sganciato tra le 10 e le 15 tonnellate di uranio impoverito. Almeno secondo alcune fonti serbe. Fonti che danno anche un altro dato preoccupante. Ogni anno nel Paese ci sono 33mila nuovi casi di tumore. Negli ultimi 14 anni i casi di leucemia e linfomi in Serbia sono aumentati del 110 per cento. Dati che non hanno ancora un conforto medico univoco. E anche per questo il governo serbo vuole avere i risultati della commissione che ha portato avanti anche una ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti dell’uso di uranio impoverito.
La commissione. I risultati della commissione saranno presentati a febbraio, ma già da adesso c’è grande attenzione sui possibili risvolti del lavoro della commissione d’inchiesta, che il procuratore Raffaele Guariniello ha definito “encomiabile e coraggioso”. È venuto fuori che i militari si muovevano senza alcuna precauzione in situazioni ad altissimo rischio, lasciati all’oscuro anche sul tipo di munizionamento utilizzato dai soldati dei paesi alleati. E anche il clamore sollevato dall’audizione al generale Carmelo Covato. In una intervista al Tg2 aveva detto che i militari in missione nei Balcani erano a conoscenza dei rischi per la salute legati all’utilizzo dell’uranio impoverito. Sapevano di potersi ammalare di gravissime patologie che possono portare alla morte. Ma convocato in commissione Covato ha ribadito il contenuto dell’intervista. Smentendo quanto alla stessa commissione era stato detto qualche mese prima dal colonnello Pietro Lo Giudice del Coi, Comando operativo di vertice interforze. Ma pressato da Scanu il generale prima ha ammesso che le sue certezze derivano dalla lettura di relazioni risalenti al 1996. Informazioni datate. L’inchiesta ha messo in evidenza che i militari italiani impiegati in missioni all’estero non venivano informati dei rischi. E non venivano tutelati. A differenza degli americani dotati di un equipaggiamento eccellente, gli italiani non avevano tute adatte, spesso non indossavano neanche i guanti. L’audizione era finita con la decisione, presa all’unanimità, di inviare alla Procura la registrazione dell’audizione, definita “imbarazzante” da Scanu, per l’apertura di un’inchiesta giudiziaria.
Il lavoro coraggioso e attento portato avanti dalla commissione secondo alcuni sarebbe tra i motivi della mancata riconferma di Scanu tra i candidati alle prossime elezioni politiche. Il deputato ha fino a ora evitato di commentare, forse in attesa di capire quale sarà la scelta definitiva. (l.roj)
La storia. Nel 1999 i paesi della Nato decisero di entrare nella guerra che disintegrava la Jugoslavia con 78 giorni di bombardamenti sulla Serbia. Sotto le bombe morirono 1200 persone, 500 civili, 88 bambini. Nei bombardamenti vennero utilizzate anche bombe all’uranio impoverito. È stato calcolato che durante il conflitto gli aerei Nato hanno sganciato tra le 10 e le 15 tonnellate di uranio impoverito. Almeno secondo alcune fonti serbe. Fonti che danno anche un altro dato preoccupante. Ogni anno nel Paese ci sono 33mila nuovi casi di tumore. Negli ultimi 14 anni i casi di leucemia e linfomi in Serbia sono aumentati del 110 per cento. Dati che non hanno ancora un conforto medico univoco. E anche per questo il governo serbo vuole avere i risultati della commissione che ha portato avanti anche una ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti dell’uso di uranio impoverito.
La commissione. I risultati della commissione saranno presentati a febbraio, ma già da adesso c’è grande attenzione sui possibili risvolti del lavoro della commissione d’inchiesta, che il procuratore Raffaele Guariniello ha definito “encomiabile e coraggioso”. È venuto fuori che i militari si muovevano senza alcuna precauzione in situazioni ad altissimo rischio, lasciati all’oscuro anche sul tipo di munizionamento utilizzato dai soldati dei paesi alleati. E anche il clamore sollevato dall’audizione al generale Carmelo Covato. In una intervista al Tg2 aveva detto che i militari in missione nei Balcani erano a conoscenza dei rischi per la salute legati all’utilizzo dell’uranio impoverito. Sapevano di potersi ammalare di gravissime patologie che possono portare alla morte. Ma convocato in commissione Covato ha ribadito il contenuto dell’intervista. Smentendo quanto alla stessa commissione era stato detto qualche mese prima dal colonnello Pietro Lo Giudice del Coi, Comando operativo di vertice interforze. Ma pressato da Scanu il generale prima ha ammesso che le sue certezze derivano dalla lettura di relazioni risalenti al 1996. Informazioni datate. L’inchiesta ha messo in evidenza che i militari italiani impiegati in missioni all’estero non venivano informati dei rischi. E non venivano tutelati. A differenza degli americani dotati di un equipaggiamento eccellente, gli italiani non avevano tute adatte, spesso non indossavano neanche i guanti. L’audizione era finita con la decisione, presa all’unanimità, di inviare alla Procura la registrazione dell’audizione, definita “imbarazzante” da Scanu, per l’apertura di un’inchiesta giudiziaria.
Il lavoro coraggioso e attento portato avanti dalla commissione secondo alcuni sarebbe tra i motivi della mancata riconferma di Scanu tra i candidati alle prossime elezioni politiche. Il deputato ha fino a ora evitato di commentare, forse in attesa di capire quale sarà la scelta definitiva. (l.roj)
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