Salvini in versione sardista «Vi riporto in Parlamento»
di Umberto Aime
Il leader leghista a Cagliari per siglare l’intesa con il Psd’Az: il premier sarò io Solinas capolista nel proporzionale nell’isola e in un collegio blindato in Brianza
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CAGLIARI. C’è un ritornello in televisione che recita pressappoco così: «Benvenuti a bordo, vivrete la vostra felicità al quadrato». È perfetto per il Matteo Salvini della Lega sbarcato a Cagliari da conquistadores, anche se poi dirà di essere solo «un umile passeggero», e atteso a mezzogiorno dalla firma ufficiale, c’è stata, del patto elettorale con il Psd’Az. Alla fine di una giornata vissuta in apnea, fra cozze, ostriche, gamberi crudi, fette di prosciutto, donati con entusiasmo al mercato, selfie a volontà, abbracci in quantità e molti discorsi politici, dirà: «Sardi, sono felice di essere entrato nei vostri cuori». Stando alla sala piena dell’hotel in cui è stata celebrata la cerimonia dell’accordo e a quella altrettanto affollata del ristorante sul mare, in cui la Lega-sardista ha consumato il suo primo pranzo elettorale, ogni pass costava 30 euro, Salvini potrebbe aver ragione. Una sola contestatrice ufficiale in sei ore, «razzista di merda, vai via», ripresa dal leader del Nord con un educato «buongiorno, mia principessa», sono stati solo applausi, sorrisi e cartelli inneggianti. Uno su tutti: «Salvini salvaci tu» dalle tasse, dall’Europa, da Renzi e dai Cinque Stelle, messi in questo ordine (disinteressato?) dai commercianti.
Salvini che in strada e fra la gente ci sa stare, mai lo vedrete tirarsi indietro o diffidare del mondo, ha apprezzato. «Sono qui – le prime parole – non per firmare questo o quel contratto, tra l’altro manca il notaio, ma quello che è un patto di fratellanza, d’idee e progetti federalisti fra i nostri popoli, fra due partiti che hanno una storia in comune e alle Politiche di marzo correranno sotto la stessa bandiera». Sarà quella sventolata da Alberto da Giussano – Lega in blu, Salvini premier in giallo – e non i Quattro Mori, tenuta lontana, almeno questa, dalla partita. Che politicamente i dissidenti hanno definito scorretta e brutale, mentre secondo molti altri, a cominciare dal segretario regionale sardista Christian Solians, è «il colpo del secolo, sarà meraviglioso e ritorneremo in Parlamento dopo ventidue anni». Al Psd’Az, giusto per ricordare le clausole, andranno due dei tre collegi in palio per il Senato: quello maggioritario di Oristano-Nuoro, con la candidatura dell’avvocato Lorenzo Palermo, e Sassari-Olbia, con un nome ancora da designare. Più il posto di capolista nel proporzionale, sempre al Senato, per Solinas, che sarà messo comunque al sicuro in un collegio blindato della Brianza. Ma i sardisti hanno giurato che «questi baratti non c’interessano» e così, dopo aver processato il sindaco di Cagliari per aver cacciato un loro assessore, «Massimo Zedda, vigliacco, hai consumato la più brutale delle vendette», hanno detto altro. «Bilinguismo, revisione dello Statuto e Zona franca, saranno le tre che cose che , con i leghisti, faremo nei primi cento giorni della legislatura». Salvini ha confermato il sostegno, «prenderò un voto in più di Berlusconi e sarò premier» e mostrato i muscoli, «è fesso chi ipotizza una mia alleanza con Di Maio», ha aggiunto un’altra profezia. «Insieme, noi e voi, faremo molta strada. Vi libereremo anche da quanti vi hanno raccontato, sono quelli del centrosinistra, che solo con i migranti può essere ripopolata la Sardegna. Sbagliato, è un orrore, noi i migranti li rispediremo in Africa». Poi sulle ali dell’entusiasmo ha messo in fila navi e aerei, «pochi e cari», economia, lavoro agricoltura e cultura: «Avete uno, due, mille tesori, dovrebbero valere il triplo, dovreste essere ricchissimi». Offerte e proposte liquidate dagli avversari come sciocche, umilianti e, false, ma non da Solinas: «I nostri 10 punti, tutti sottoscritti dalla Lega, cambieranno la faccia della Sardegna». Salvini ha annuito e dopo aver incontrato il gruppo Antiequitalia, i Liberi cacciatori e altri che ce l’avevano con «Roma ladrona», ha affrontato la volata finale. «Per 40 giorni – ha detto – non viviamo in trincea, gettiamoci all’assalto, conquistiamo uno voto dopo l’altro e vedrete che il 5 marzo saremo noi a festeggiare la vittoria». E se non fosse così? «Mai e poi mai lo sarà. Sia chiaro: ce la metterò tutta, non mollerò di un centimetro, ma ho bisogno dell’aiuto dei fratelli sardi». Chi era nel salone delle feste s’è messo a saltare, poi, al momento giusto, i prenotati al ristorante riempiranno piatti e bicchieri e piatti. Con Salvini che ha salutato con un ampio gesto della mano come usano e osano fare i potenti della terra.
Salvini che in strada e fra la gente ci sa stare, mai lo vedrete tirarsi indietro o diffidare del mondo, ha apprezzato. «Sono qui – le prime parole – non per firmare questo o quel contratto, tra l’altro manca il notaio, ma quello che è un patto di fratellanza, d’idee e progetti federalisti fra i nostri popoli, fra due partiti che hanno una storia in comune e alle Politiche di marzo correranno sotto la stessa bandiera». Sarà quella sventolata da Alberto da Giussano – Lega in blu, Salvini premier in giallo – e non i Quattro Mori, tenuta lontana, almeno questa, dalla partita. Che politicamente i dissidenti hanno definito scorretta e brutale, mentre secondo molti altri, a cominciare dal segretario regionale sardista Christian Solians, è «il colpo del secolo, sarà meraviglioso e ritorneremo in Parlamento dopo ventidue anni». Al Psd’Az, giusto per ricordare le clausole, andranno due dei tre collegi in palio per il Senato: quello maggioritario di Oristano-Nuoro, con la candidatura dell’avvocato Lorenzo Palermo, e Sassari-Olbia, con un nome ancora da designare. Più il posto di capolista nel proporzionale, sempre al Senato, per Solinas, che sarà messo comunque al sicuro in un collegio blindato della Brianza. Ma i sardisti hanno giurato che «questi baratti non c’interessano» e così, dopo aver processato il sindaco di Cagliari per aver cacciato un loro assessore, «Massimo Zedda, vigliacco, hai consumato la più brutale delle vendette», hanno detto altro. «Bilinguismo, revisione dello Statuto e Zona franca, saranno le tre che cose che , con i leghisti, faremo nei primi cento giorni della legislatura». Salvini ha confermato il sostegno, «prenderò un voto in più di Berlusconi e sarò premier» e mostrato i muscoli, «è fesso chi ipotizza una mia alleanza con Di Maio», ha aggiunto un’altra profezia. «Insieme, noi e voi, faremo molta strada. Vi libereremo anche da quanti vi hanno raccontato, sono quelli del centrosinistra, che solo con i migranti può essere ripopolata la Sardegna. Sbagliato, è un orrore, noi i migranti li rispediremo in Africa». Poi sulle ali dell’entusiasmo ha messo in fila navi e aerei, «pochi e cari», economia, lavoro agricoltura e cultura: «Avete uno, due, mille tesori, dovrebbero valere il triplo, dovreste essere ricchissimi». Offerte e proposte liquidate dagli avversari come sciocche, umilianti e, false, ma non da Solinas: «I nostri 10 punti, tutti sottoscritti dalla Lega, cambieranno la faccia della Sardegna». Salvini ha annuito e dopo aver incontrato il gruppo Antiequitalia, i Liberi cacciatori e altri che ce l’avevano con «Roma ladrona», ha affrontato la volata finale. «Per 40 giorni – ha detto – non viviamo in trincea, gettiamoci all’assalto, conquistiamo uno voto dopo l’altro e vedrete che il 5 marzo saremo noi a festeggiare la vittoria». E se non fosse così? «Mai e poi mai lo sarà. Sia chiaro: ce la metterò tutta, non mollerò di un centimetro, ma ho bisogno dell’aiuto dei fratelli sardi». Chi era nel salone delle feste s’è messo a saltare, poi, al momento giusto, i prenotati al ristorante riempiranno piatti e bicchieri e piatti. Con Salvini che ha salutato con un ampio gesto della mano come usano e osano fare i potenti della terra.
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