La Nuova Sardegna

I veleni delle elezioni entrano in Consiglio

di Umberto Aime
I veleni delle elezioni entrano in Consiglio

L’aula di fatto ferma i lavori fino al 4 marzo: in dodici sono candidati Usula chiede le dimissioni di Ganau, anche lui in corsa. Poi bagarre su Forestas

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CAGLIARI. Le Politiche di marzo sono entrate come un tornando in Consiglio regionale. Fra nervi tesi nel giorno del rompete le righe per la campagna elettorale e battibecchi d’ogni tipo fra candidati e non, l’ultima seduta prima del voto nazionale è stata spumeggiante. Se non fosse per la partecipazione, il 26 febbraio, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle celebrazioni per i settant’anni dello Statuto speciale, il Consiglio oggi all’ingresso potrebbe esporre il cartello «chiuso, riapriremo il 5 marzo». Non è bello anche se qualche commissione continuerà a lavorare, ma evitarlo sarebbe stato impossibile. Sono dodici su sessanta i consiglieri candidati alle Politiche. Però chissà quanti di loro rientreranno sconfitti e a testa china nel Palazzo, o quanti saranno già in volo in volo per Roma. Di certo la campagna in Consiglio è partita con diversi colpi di cannone.

Il primo. È stato quando Emilio Usula dei Rossomori, che è dentro l’alleanza elettorale Autodeterminatzione, ha detto rivolto al presidente del Consiglio Gianfranco Ganau: «Lei è candidato col Pd e con questa sua candidatura viene meno il ruolo d’imparzialità che dovrebbe avere – ha detto – Per questo le chiedo di lasciare l’incarico, o come minimo autosospendersi per una questione di opportunità e stile». Ganau è stato pronto nella risposta: «So bene quali sono i ruoli istituzionali e quelli politici e saprò ben distinguerli come ho sempre fatto». Sostenuto poi nella replica anche dal capogruppo del Pd Pietro Cocco: «Il consigliere Usula stavolta ha toppato. È come se avesse chiesto al presidente del Consiglio dei ministri di dimettersi perché ci sono le elezioni nazionali. In ogni caso il presidente Ganau, in questi anni, ha dimostrato di saper interpretare il suo ruolo super partes e tutti siamo convinti che nulla cambierà neanche nelle prossime settimane».

Secondo colpo. È stato quando dai banchi dell’opposizione il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, che è candidato alla Camera, ha accusato con toni forti e molto più alti del solito la giunta di aver organizzato un pasticcio col bilancio consolidato. «L’avete presentato nonostante non sia stato ancora ratificato dalla Corte dei conti. Non si è era mai visto e se i giudici dovessero contestarvelo, il Consiglio dovrà votarlo una seconda volta. Siete dei dilettanti ed è per questo che tanti sardi sono indignati con la politica. Il problema non la candidatura del presidente Ganau, ma questa giunta che uscirà sconfitta il 4 marzo e soprattutto fra un anno alle elezioni regionali». L’assessore al bilancio Raffaele Paci ha spiegato i motivi tecnici della scelta, «tra l’altro servirà a sbloccare decine di stabilizzazione assunzioni a tempo», ma Pittalis ha continuato nell’attacco frontale. Allora ha ripreso la parola il capogruppo del Pd Pietro Cocco: «Non siamo in una tribuna elettorale. Capisco che qualche collega voglia sfruttare l’aula del Consiglio per farsi pubblicità, ma lo sollecito a senza esagerare». Alla fine il bilancio consolidato è stato approvato dalla maggioranza di centrosinistra. I Riformatori, fanno parte della minoranza, si sono astenuti e c’è chi ha visto in quella decisione la prima vendetta di sponda, per non aver ottenuto da Forza Italia i posti chiesti alle Politiche. Movente però escluso dal capogruppo Attilio Dedoni: «Nulla di tutto questo, quando di mezzo ci sono delle assunzioni, non puoi metterti di traverso».

Terzo colpo. È stato quando sempre Pittalis ha provato far passare con la procedura d’urgenza la legge sulle stabilizzazioni dei dipendenti dell’Agenzia Forestas. Il centrosinistra gli ha detto e lui ha scritto in un comunicato: «È una vergogna che spero non passi inosservata». A chi? Agli elettori, è ovvio.

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