lega-psd’az
Palermo: un Piano per l’agricoltura
«Su trasporti e parchi le competenze devono tornare alla Regione»
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SASSARI. «Serve un piano regionale per l’agricoltura: l’indipendenza alimentare potrebbe essere la base di partenza per tutte le altre indipendenze». Lorenzo Palermo, esponente Psd’Az, è candidato anche lui al Senato nel collegio uninominale di Nuoro-Oristano sotto le insegne della Lega nella coalizione di centrodestra.
Lavoro. «Il lavoro viene dato dalle imprese, che dunque devono riprendere ad assumere, ma con una tassazione di questo livello è quasi impossibile. Per questo l’unica vera proposta è la “flat tax”. Con questa gli imprenditori saranno stimolati a dare occupazione».
Trasporti. «Occorre sottrarre al ministro le competenze primarie per darle alla Sardegna e favorire formule adeguate perché i collegamenti ci siano tutto l’anno e non solo in estate».
Turismo. «Bisogna fare sistema: agroalimentare, trasporti, capitali, tutto è legato al turismo. Il turismo non esaurisce le intere esigenze economiche della regione, ma è un ramo fondamentale. Che non riguarda solo il balneare. Pensiamo alle produzioni agricole, ai beni culturali, che anch’essi dovrebbero ritornare sotto le competenze della Regione».
Urbanistica. «Va adattata alle esigenze del territorio. Servono regole certe. I sardi hanno voglia di investire, ma non sono fanatici dell’investimento a tutti i costi sul mare. L’ambiente è un bene primario, la legislazione sul tema va toccata con estrema cautela. La buona urbanistica si deve sposare col rispetto per l’ambiente. Non è difficile, oggi esiste una edilizia ecologica alternativa. Bisogna solo fare le cose per bene».
Industria. «Non va demonizzata. Purtroppo in Sardegna non si investe da decenni. Invece bisognerebbe riprendere a investire con un occhio all’aspetto sociale. I sardi devono essere messi nelle condizioni di attrarre imprenditori seri o di essere loro stessi bravi imprenditori. Abbiamo una storia di investimenti sbagliati o inadeguati, ma ora quelle zone industriali potrebbero essere rivitalizzate. Anche con l’ausilio di un regime fiscale agevolato».
Agricoltura. «Serve un piano regionale per rilanciarla. Noi abbiamo le risorse e una tradizione per produrre di più e meglio. Sono convinto che si possa arrivare a un’indipendenza alimentare, che potrebbe essere la base di partenza per tutte le altre indipendenze».
Spopolamento. «È un fenomeno legato ai vari settori dell’economia isolana. La verità è che manca una progettualità generale, la Sardegna ha smesso da tempo di farla. Oggi la Regione dovrebbe fermarsi e pensare a uno sviluppo serio, servirebbe una classe dirigente che iniziasse a pensare in termini di nazione».
Infrastrutture. «Nuoro è l’unico capoluogo di provincia in Italia senza una ferrovia statale. Vanno subito ripescati i vecchi piani per il collegamento Abbasanta Olbia: la Sardegna diventerebbe una regione diversa se Nuoro avesse il tram per il mare. E poi occorre investire sulle scuole, che vanno modernizzate».
Parchi. «Ormai sono una realtà, ma devono tornare di competenza regionale».
Insularità. «È una vergogna che l’ufficio del referendum non consenta ai sardi di esprimere un semplice parere. Sono molto deluso dal provvedimento della commissione. Pigliaru non può restare inerte. A prescindere da questo, lo Statuto speciale basterebbe alla Sardegna per muoversi in Europa e ottenere quanto le spetta». (al.pi.)
Lavoro. «Il lavoro viene dato dalle imprese, che dunque devono riprendere ad assumere, ma con una tassazione di questo livello è quasi impossibile. Per questo l’unica vera proposta è la “flat tax”. Con questa gli imprenditori saranno stimolati a dare occupazione».
Trasporti. «Occorre sottrarre al ministro le competenze primarie per darle alla Sardegna e favorire formule adeguate perché i collegamenti ci siano tutto l’anno e non solo in estate».
Turismo. «Bisogna fare sistema: agroalimentare, trasporti, capitali, tutto è legato al turismo. Il turismo non esaurisce le intere esigenze economiche della regione, ma è un ramo fondamentale. Che non riguarda solo il balneare. Pensiamo alle produzioni agricole, ai beni culturali, che anch’essi dovrebbero ritornare sotto le competenze della Regione».
Urbanistica. «Va adattata alle esigenze del territorio. Servono regole certe. I sardi hanno voglia di investire, ma non sono fanatici dell’investimento a tutti i costi sul mare. L’ambiente è un bene primario, la legislazione sul tema va toccata con estrema cautela. La buona urbanistica si deve sposare col rispetto per l’ambiente. Non è difficile, oggi esiste una edilizia ecologica alternativa. Bisogna solo fare le cose per bene».
Industria. «Non va demonizzata. Purtroppo in Sardegna non si investe da decenni. Invece bisognerebbe riprendere a investire con un occhio all’aspetto sociale. I sardi devono essere messi nelle condizioni di attrarre imprenditori seri o di essere loro stessi bravi imprenditori. Abbiamo una storia di investimenti sbagliati o inadeguati, ma ora quelle zone industriali potrebbero essere rivitalizzate. Anche con l’ausilio di un regime fiscale agevolato».
Agricoltura. «Serve un piano regionale per rilanciarla. Noi abbiamo le risorse e una tradizione per produrre di più e meglio. Sono convinto che si possa arrivare a un’indipendenza alimentare, che potrebbe essere la base di partenza per tutte le altre indipendenze».
Spopolamento. «È un fenomeno legato ai vari settori dell’economia isolana. La verità è che manca una progettualità generale, la Sardegna ha smesso da tempo di farla. Oggi la Regione dovrebbe fermarsi e pensare a uno sviluppo serio, servirebbe una classe dirigente che iniziasse a pensare in termini di nazione».
Infrastrutture. «Nuoro è l’unico capoluogo di provincia in Italia senza una ferrovia statale. Vanno subito ripescati i vecchi piani per il collegamento Abbasanta Olbia: la Sardegna diventerebbe una regione diversa se Nuoro avesse il tram per il mare. E poi occorre investire sulle scuole, che vanno modernizzate».
Parchi. «Ormai sono una realtà, ma devono tornare di competenza regionale».
Insularità. «È una vergogna che l’ufficio del referendum non consenta ai sardi di esprimere un semplice parere. Sono molto deluso dal provvedimento della commissione. Pigliaru non può restare inerte. A prescindere da questo, lo Statuto speciale basterebbe alla Sardegna per muoversi in Europa e ottenere quanto le spetta». (al.pi.)
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