La Nuova Sardegna

Gruppo Ragazzo, ombre sul fallimento-bis

di Mauro Lissia
Gruppo Ragazzo, ombre sul fallimento-bis

Venduti gli accreditamenti, si sposta l’asse della sanità privata in Sardegna. La difesa: «Ora si balla»

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CAGLIARI. Ci risiamo: dopo la revoca decisa dalla Corte d’Appello a seguito di una clamorosa decisione della Cassazione, il tribunale ha dichiarato il fallimento-bis delle società che costituivano il gruppo Ragazzo, un impero finanziario fondato su tre case di cura a Cagliari e Iglesias, affogato nel 2008 in un mare di debiti. Un anno fa la Procura aveva presentato tre istanze per avviare la procedura, rilevando stati di insolvenza insuperabili. Ma ora la vicenda, costata centinaia di posti di lavoro, è destinata a proseguire su più canali: il legale che tutela la famiglia Ragazzo, Marco Pittalis, si prepara a ricorrere in appello e attorno al caso Ragazzo c’è aria di sviluppi penali, che coinvolgerebbero personaggi di grande visibilità. La prima decisione del tribunale fallimentare, quella del 2009 poi bocciata dalla Cassazione civile, sarebbe viziata - come ha scritto la Corte d’Appello - da un grave errore di valutazione sui criteri di ammissione ai concordati preventivi, che avrebbero salvato l’attività dal fallimento e garantito ai creditori - l’Agenzia delle Entrate e numerosi privati - la copertura quasi totale delle somme oggetto dei ricorsi. Invece a distanza di quasi nove anni i debiti sono ancora in gran parte scoperti, mentre solo in spese di giudizio, onorari e consulenze la lunga procedura fallimentare sarebbe costata alla famiglia Ragazzo una cifra vicina agli otto milioni di euro.

I dubbi sulle scelte finali dei primi giudici non sono stati espressi solo dalla difesa dei Ragazzo, ma soprattutto dai collegi dei gradi successivi. Ma anziché concludersi, la storia prosegue e promette sviluppi tutti da valutare, perché nel frattempo gli accreditamenti delle cliniche - scorporati dagli immobili, rimasti in proprietà dei Ragazzo - sono stati venduti dai curatori a una società, la Kinetika, con un’operazione che a giudizio della difesa potrebbe essere illegittima. Non solo: con il ricorso in appello potrebbero essere coinvolti nella controversia i creditori danneggiati dalla decisione di respingere le istanze di concordato, criticata prima dalla Cassazione e poi dalla Corte d’Appello civile. D’altro canto, come è scritto nella sentenza dei giudici di Roma, non risultava traccia nei documenti aziendali di «comportamenti rientranti nella categoria degli atti di frode» e sussistevano le condizioni perché, saldati i debiti, l’attività delle cliniche Lay, Rosa del Marganai e Maria Ausiliatrice continuasse. Mentre nelle istanze firmate dal pm Giangiacomo Pilia, in base alla relazione del curatore fallimentare «sarebbero addebitabili all’organo amministrativo e al collegio sindacale plurimi fatti di bancarotta, nonché evidenti responsabilità di tipo civilistico».

Qual è la verità? Chi ha sbagliato e perché? In attesa dei prossimi giudizi, la situazione di oggi è questa: le case di cura del gruppo Ragazzo sono sparite dalla scena, gli accreditamenti sono passati di mano e gli equilibri del mercato della sanità privata in Sardegna risultano modificati a favore di altri operatori. Ora arriva una serie di decisioni speculari a quelle di nove anni fa: respinte le istanze di concordato preventivo - da un collegio di giudici diverso, il presidente è Antonio Dessì - c’è un nuovo fallimento motivato con uno stato finanziario peggiorato. Ma la partita sembra tutt’altro che conclusa: «Parleremo nelle sedi opportune - è il commento dell’avvocato Pittalis - le danze si aprono adesso».

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