Fratoianni: il Pd è il centro, noi la sinistra
Il segretario di Si lancia Liberi e uguali: «Serve una redistribuzione della ricchezza e delle opportunità»
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CAGLIARI. Il centrosinistra di una volta non c’è più, «c’è rimasto solo il Pd centrista di Renzi, che scimmiotta la destra e continua a essere un disastro per la sinistra». A dirlo è Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e uno dei leader di Liberi e Uguali. «Noi siamo l’unica alternativa al Partito democratico, ai Cinque stelle ed è ovvio alla destra xenofoba e fascista che alimenta la paura e l’odio», dice per poi aggiungere: «In questa campagna elettorale, si parla di tutto meno di come azzerare le diseguaglianze. Noi lo facciamo da sempre ed è questa la nostra specificità: LeU parla da sinistra a chi crede ancora nella giustizia sociale, dalla lotta alla povertà a quella contro il precariato, e vuole l’immediato ritorno al sistema dei diritti invece fatto a pezzi in questi anni». Il programma di Liberi e Uguali – su cui campeggia la frase «proposte concrete per la vita reale» – è quello di chi vuole «cambiare l’Italia con una redistribuzione effettiva della ricchezza e delle opportunità». Ma da quali banchi: del governo o dell’opposizione? La risposta Fratoianni è secca: «Noi vogliamo che si cambi davvero e subito la rotta dopo gli anni disastrosi dei governi da Berlusconi a Renzi fino a Gentiloni. Quindi, dopo il 4 marzo, una volta letti i risultati, decideremo, ma non certo in base alla convenienza, ma ai progetti». Escluso qualunque rapporto con il centrodestra, «mai da e con quella parte, perché il ritorno del fascismo parte da lì», in forse quelli col Pd, «il problema non è solo che ci sia ancora o meno Renzi, a cambiare devono essere alla radice gli obiettivi dei dem», e incerti anche quelli con i Cinque stelle: «Non faremo pasticci – sottolinea – Il movimento di Grillo continua a ballare da una parte all’altra a seconda del momento». Se a marzo dalle urne non uscisse una maggioranza e poi neanche dal Parlamento, Fratoianni non ha dubbi: «Meglio ritornare subito al voto e non costringere gli italiani a subire invece e chissà per quanto tempo un governo trasversale e impegnato, com’è accaduto in passato, solo a tutelare i grandi interessi di pochi». In cui, secondo il leader di LeU, c’è sempre meno spazio per la Sardegna: «È stata tradita dai troppi presunti governi amici ed emarginata dagli altri, a volte per disinteresse, oppure colpevolmente come con le leggi sul lavoro che hanno reso ancora più precario chi già lo era». Lo strappo con il Pd è evidente per Sinistra italiana lo è ancor di più, ma non è detto che il risultato elettorale nazionale debba avere per forza ripercussioni sulla Regione: «Nei confronti dei territori, c’è sempre grande rispetto e saranno loro a decidere». Ma la stella popolare comunque resta una sola dalle Alpi alle isola: «Ricostruire una sinistra popolare, perché è finita la stagione di quella presunta impegnata che ha scimmiottato la destra. Gli elettori di sinistra lo hanno capito in noi hanno l’alternativa per combattere le troppe diseguaglianze». (ua)
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