La Nuova Sardegna

I radicali della Bonino: l’Europa al fianco dei sardi

di Umberto Aime
I radicali della Bonino: l’Europa al fianco dei sardi

Presentazione dei candidati isolani con la leader in diretta su Skype Della Vedova: «A Bruxelles si ottiene il giusto, ma lo Stato deve esserci sempre»

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CAGLIARI. Via Skype, Emma Bonino, che sta bene «compatibilmente alle terapie conosciute dai malati di tumore, più un’influenza ma quella ce l’hanno anche tantissimi italiani». Che da par suo è stata comunque e subito battagliera nel dire: «La violenza si batte in modo non violento. Il fascismo si batte con la democrazia e col rispetto della legge». Poi, al microfono e di persona, Benedetto Della Vedova, che in una sala piena, ribadisce lo stesso concetto: «Noi diciamo no a chi semina la paura fra gli italiani, Salvini. Oppure a chi, come Di Maio, inneggia alla vendetta elettorale, ma vogliamo anche essere un argine al voto rancoroso di quanti sono sinistra dell’alleanza in cui siamo». I radicali non hanno cambiato pelle e neanche parole. Continuano a essere quello che sono sempre stati: «Costruttori di un futuro in cui i diritti sono tutto e soprattutto sono per tutti». In questa campagna elettorale, il loro simbolo è +Europa, alleati del centrosinistra non contro qualcuno ma per qualcosa d’importante: «Una nuova federazione europea, in cui le Nazioni s’impegnino a risolvere i problemi, non a rinfacciarseli a vicenda in un’inutile prova muscolare».

Il caso Sardegna. L’Europa è il tavolo giusto per la soluzione del caso Sardegna. «È lì, a Bruxelles, – ha detto Della Vedova – che bisogna andare per ottenere il giusto, ma lo Stato dev’essere al fianco dei sardi». Dopo che poco prima Emma Bonino era stata chiara in questa rivendicazione: «La Sardegna non è la periferia dell’Europa ma un ponte tra quella continentale e quella mediterranea. Un ponte portatore di novità positive, perché da sempre l’isola è terra di pace e di dialogo». Concetto che sarà rilanciato a più riprese dai candidati dell’alleanza, Luciano Uras e Daniela Porru, e della lista come Riccardo Lo Monaco e Alessandro Marotto.

Più Europa dovunque. «In quest’ultima settimana di campagna elettorale – ha detto l’ex commissaria a Bruxelles – dobbiamo lavorare per provocare una bella sorpresa a chi dà tutto per scontato e con i sondaggi pretende di anticipare il voto degli italiani». Poi è stato Della Vedova a parlare del 4 marzo e soprattutto di quello che potrebbe accadere all’indomani della conta delle schede: «Dobbiamo battere i nazionalismi xenofobi della Destra e i sovranisti pasticcioni alla Di Maio, che sull’Europa continua a cambiare parere secondo l’interlocutore che ha davanti». Entrambi si sono detti convinti di questo concetto: «Oggi l’errore più grande per l’Italia sarebbe quello di chiudersi in se stessa. Le piccole patrie nazionali possono dare solo piccole risposte a problemi globali. Non dobbiamo tirar su muri, scavare fossati ma aprirci al mondo ed è per questo che l’Europa dovrebbe parlare con una voce sola, ma sappiamo che invece finora non è stato così».

La nuova federazione. Lo stereotipo è da sempre quello di un’Europa dove la burocrazia è dominante e forse proprio questo strapotere ha provocato il distacco dei cittadini dal progetto dei Popoli Uniti d’Europa. Fino a non crederci più o non più abbastanza. Emma Bonino ha rilanciato il suo appello: «Dobbiamo guardare avanti e non indietro. Per avere più crescita e meno diseguaglianze, più democrazia e meno odio, più solidarietà e meno discriminazione, serve più Europa e una nuova Europa». Che Della Vedova ha disegnato così: «Noi immaginiamo una federazione leggera in cui le Nazioni si riconoscano dall’inizio alla fine. S’identifichino nel dare più opportunità ai giovani e nella lotta alle povertà». Non è un sogno ha aggiunto, il sottosegretario agli esteri, perché «in Europa c’è fame di diritti comuni e di regole certe soprattutto sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti». Sui temi forti – ha sottolineato Emma Bonino – dopo averli elencati, immigrazione, sicurezza, difesa, lavoro e ambiente, «l’Europa deve ritornare a essere autorevole ma potrà esserlo solo se sarà capace di abbattere i muri reali o immaginari tirati su dai nazionalismi più disparati e beceri».

Il governo che sarà. Berlusconi, l’altro giorno, ha lanciato l’idea di un governo d’emergenza se dal 4 marzo non uscisse una maggioranza parlamentare. Da affidare a chi? Fra i nomi possibili, ha messo anche quello di Emma Bonino. Ma per Benedetto Della Vedova sarebbe solo «una soluzione pasticciata – ha replicato – in cui dentro ci sarebbero europeisti e antieuropeisti fianco a fianco. Vorrebbe dire il caos e noi non siamo per il caos». E allora per cosa? «L’unico governo che c’interessa è un governo europeista per i diritti, la democrazia e lo sviluppo. Tutto questo a favore di tutti e non di questa o quella bandiera».

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