Ferrero, Potere al popolo: «Difendete le zone interne»
L’ex ministro: la Sardegna va liberata dalla troppe speculazioni sulla costa All’orizzonte «un governo pasticciato che se la prenderà ancora con i più deboli»
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CAGLIARI . Nato in un piccolo borgo delle Alpi piemontesi, Pomaretto, l’ex ministro Paolo Ferrero non può che pensarla così: «La Sardegna deve smetterla di emarginare le zone interne. Basta, con pensare solo alle coste. Lo sviluppo dev’essere armonico e oggi non lo è. L’identità e la storia non possono essere saccheggiate e distrutte da chi pensa al cemento dovunque e con i soldi è convinto di potersi comprare tutto, anche le vostre eccellenze». Comunista convinto della prima ora, vicepresidente della Sinistra europea, non è candidato. S’è messo da parte, per lasciare il «posto a chi ha scelto di partecipare, con entusiasmo, alla sfida lanciata da Potere al popolo». Dopo aver denunciato che «abbiamo dovuto protestare per non essere oscurati dalle televisioni, mentre Emma Bonino, che non ha raccolto neanche una firma, noi 93mila, da quando è aggrappata all’antiabortista di Tabacci, la vedi su tutte le Reti», dà eccome una spiegazione di quale sia l’ultimo scacchiere della sinistra. «Questa volta mi pare che quella autentica sia solo in Potere al popolo. D’altra parte in Liberi e Uguali militano gli stessi che hanno votato, quand’erano nel Pd, la disastrosa legge Fornero e affamato le classi sociali più deboli. Fra di loro c’è anche Massimo D’Alema, che ha fatto addirittura la guerra. No, LeU non è di sinistra e chi si è alleato con un Pd sgangherato e anti-operaio lo è ancora meno». Sa bene, Ferrero, che superare la soglia nazionale del 3%, imposta dal Rosatellum, non sarà facile, ma non impossibile. «Intorno a noi vedo un grande entusiasmo. La gente non sopporta più di vedere i suoi diritti, compresi quelli scontati, spazzati via da governi sbagliati, dalle multinazionali, dalle banche e dalla finanza». Nel mazzo dei cattivi ci mette anche l’Europa: «Non è possibile che la Germania continui a essere riverita e servita. Il suo è uno strapotere non più sopportabile per chi cerca di non essere travolto da una crisi scaricata dai grandi del mondo solo sui più deboli». Per poi ritornare dentro i confini italiani: «Vedo già purtroppo un governo di unità nazionale. Il 4 marzo dai seggi non uscirà una maggioranza parlamentare. Anche i Cinque stelle, che oggi gridano ma non dicono mai togliamo i soldi ai ricchi per darli a chi sta peggio, saranno coinvolti nel grande pasticcio. Sono già accreditati a Bruxelles e nelle stanze dei poteri forti». I temi sono tanti per l’ex ministro della Solidarietà sociale. «Lo Ius soli? Chiunque andrà al governo non lo approverà. All’Italia servono immigrati senza diritto di voto così da farli lavorare due euro all’ora. Se avessero diritti, potrebbero farsi rispettare e invece continuano a essere schiavizzati. Sapete chi vuole per primo lo schiavismo di oggi? Gli imprenditori leghisti». Ancora sui migranti: «Tutti dicono che vanno aiutati a casa loro, nessuno lo fa. Non l’ha fatto il governo Gentiloni, che li ha messi in galera a casa loro. Il ministro dell’interno Minniti sui migranti ha portato avanti una politica di destra, sfociata in un assurdo torturiamoli a casa loro». Per chiudere con un attacco al Pd, a Renzi e al Jobs act: «Tutt’insieme hanno cancellato uno dei fondamenti della nostra democrazia, la giustizia sociale per trasformarla in un precariato sociale a vita, per rendere chi è ultimo ancora più ultimo». (ua)
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