La Nuova Sardegna

«Lavoro e innovazione le scommesse per l’isola»

di Luca Rojch
«Lavoro e innovazione le scommesse per l’isola»

Il leader di Liberi e uguali: «Intere zone rischiano di morire per la fuga dei giovani Troppe disparità tra i cittadini: basta col precariato e sanità davvero pubblica»

5 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Non perde la sua istituzionale eleganza anche quando attacca i rivali politici. Pietro Grasso, il leader di Liberi e Uguali dimostra di conoscere a fondo la situazione della Sardegna. E di avere idee e progetti per intervenire su alcune delle emergenze storiche dell’isola, dal lavoro ai trasporti. Nessun accordo con il centrodestra, e disponibilità a dialogare con il Pd, ma su una piattaforma di idee che guardi a sinistra.

Perché votare per Liberi e Uguali?

«Liberi e Uguali è la vera novità politica di queste elezioni. Il resto del panorama politico è occupato da forze non credibili che hanno trascorso l’intera campagna elettorale facendo promesse irrealizzabili. Noi, al contrario, abbiamo proposte serie e concrete: vogliamo rimettere al centro dell’agenda politica italiana il tema delle disuguaglianze che stanno divorando l’Italia. Per farlo bisogna creare lavoro stabile e garantito, non la precarietà frutto del Jobs act. E poi una sanità davvero pubblica, un’istruzione capace di dare ai ragazzi strumenti utili per potersi creare un futuro e un grande piano di riconversione ecologica del nostro Paese».

Qual è l’orizzonte in cui si muove il partito?

«L’orizzonte è quello delle politiche socialdemocratiche di tipo classico coniugate con i problemi dei nostri tempi. Servono investimenti pubblici e privati per fare ripartire a ritmi più elevati la crescita del nostro paese, e non come quelli attuali che ci vedono ultimi in Europa. Noi crediamo che il futuro della sinistra italiana dipenda da Liberi e Uguali: dal 5 marzo lavoreremo per costruire il partito, organizzarlo su tutto il territorio nazionale, dargli il più ampio respiro culturale possibile perché c’è davvero bisogno di qualcuno che sia dalla parte delle persone che hanno maggiormente sofferto gli effetti della crisi economica».

Spesso si sente parlare di possibili alleanze con i 5 stelle, ma è possibile?

«Mi sembra difficile al momento, visto che cambiano opinione in maniera molto strumentale su temi importantissimi come il futuro dell’Europa o i diritti civili. Loro proponevano di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Io per tutta una vita ho servito e difeso le Istituzioni, non mi piace questo approccio, questo linguaggio. Certo è che con la destra non andremo mai. Ma se le altre forze politiche accetteranno il nostro punto di vista su lavoro, scuola, sanità e fisco ci metteremo a discutere».

E con il Pd?

«Vale esattamente lo stesso principio. Finora il Partito democratico non mi sembra aver compreso lo stato reale del Paese. Anzi, tutti i giorni ci dicono che il Jobs act è stata la migliore riforma possibile e che l’Italia cresce grazie ai cambiamenti messi in moto da Renzi. A me sembra piuttosto che quel partito abbia smarrito gli ideali e le proposte della sinistra che invece noi rappresentiamo compiutamente».

Appoggereste un governo di larghe intese col Pd e Forza Italia?

«Noi con la destra non possiamo fare un Governo: siamo divisi su tutto, sarebbe assurdo solo pensare a uno scenario simile. Nel caso in cui nessuno vincesse le elezioni saremmo disponibili solo per fare una nuova legge elettorale in grado di assicurare il principio costituzionale della rappresentanza e di coniugarlo con l’esigenza della governabilità».

Nell’isola fate parte della maggioranza che guida la Regione, può essere un modello di collaborazione anche per il Governo?

«Con il Pd governiamo insieme anche Cagliari, sulla base di un programma di governo progressista. Ancora una volta il tema non è personale ma di politiche: quando l’agenda politica è una agenda di sinistra, con proposte che siano soprattutto in favore delle persone più deboli, allora ci sono gli estremi per poter aprire una collaborazione. Nel Lazio la nostra assemblea locale ha deciso di sostenere Nicola Zingaretti perché lui ha dato un segnale chiarissimo di uno spostamento a sinistra del suo programma per la Regione».

Quali sono secondo lei le priorità per la Sardegna?

«La Sardegna ha bisogno di produrre nuovi posti di lavoro. Ma di lavoro buono, soprattutto per le fasce giovanili. Ma non solo. Non è da trascurare inoltre il fenomeno dell'emigrazione da parte di giovani con alta formazione. Una piaga che mette a repentaglio il futuro dell’intero Paese, perché la Sardegna non è l’unica regione ad esserne colpita. Credo poi si debba aprire un serio ragionamento sul tema delle infrastrutture: la Sardegna, così come la Sicilia, paga l’insularità. Bisogna investire per rendere più agevole e forte il collegamento con la penisola».

Il ministro Carlo Calenda parla di una Sardegna che non può fare a meno dell’industria per poter crescere. Condivide questa posizione?

«Il sistema industriale è centrale per far tornare a crescere l’Italia a ritmi europei. Serve però, a nostro avviso, coniugare l’industria con le nuove sfide ambientali. Non si può pensare che intere zone della Sardegna muoiano per impoverimento e fuga dei giovani. Riconversione in chiave di sostenibilità, innovazione ed economia circolare, sono alcuni dei nostri punti fermi su questo tema».

I trasporti sono uno dei principali temi di dibattito in Sardegna. La continuità marittima e aerea sono sempre più complicate. Come vuole intervenire Liberi e uguali?

«Va ripresa l'idea di continuità territoriale, garantendo ai sardi di potersi spostare alle stesse condizioni di chi vive nel continente».

Sa che il Partito sardo d’Azione ha fatto un’alleanza con la Lega di Salvini. Cosa ne pensa?

«È una posizione anti-storica che va contro i principi fondamentali per i quali il Partito sardo d'Azione nacque. Si tratta di un mero accordo elettorale per garantire un posto in Parlamento».

Un altro grande tema legato allo sviluppo della Sardegna è l’urbanistica. Al centro del dibattito in Regione c’è una proposta di legge che deve essere approvata, ma è contestata dagli ambientalisti. Qual è la posizione di LeU su questo tema?

«Occorre pensare a un modello che coniughi sviluppo costiero e delle zone interne, tenendo assieme la tutela con la valorizzazione del territorio. L’abbandono delle zone interne è uno dei maggiori problemi che sta colpendo l’Italia. Vorrei però aggiungere una riflessione».

Prego.

«Il nostro paese ha bisogno di essere riunito. Non solo territorialmente, dalla qualità dell’istruzione e della sanità, fino all’accesso a una pubblica amministrazione funzionante. Vanno recuperati i valori della nostra Carta fondamentale che dal ‘48 in poi hanno unito gli italiani. Mi sono impegnato in Liberi e Uguali proprio perché credo serva dare piena applicazione alla Costituzione, soprattutto al meraviglioso articolo 3, quello che dice che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. È un messaggio di assoluta contemporaneità, dice tutto quello per cui vale la pena battersi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative