Associazioni allevatori, sciopero a oltranza
di Davide Pinna
I dipendenti delle Apa chiedono il ritiro di 13 licenziamenti. Sit-in dell’Aras davanti alla Regione
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ORISTANO. Rischia di avere pesanti conseguenze anche sulla organizzazione delle fiere del bestiame di Arborea, Macomer e Ozieri, in calendario tra aprile e maggio, lo sciopero a oltranza proclamato dai dipendenti delle quattro associazioni provinciali allevatori di Oristano, Cagliari, Sassari e Nuoro contro i 13 licenziamenti decisi dai commissari Enrico Leccisi e Vitaliano Tizzano, nell’ambito del progetto di risanamento deciso a Roma dai vertici nazionali dell’associazione allevatori.
Dopo sei giorni di sciopero, infatti, da Roma e dai commissari non è arrivata alcuna apertura rispetto alle richieste di ritiro dei licenziamenti. L’astensione del lavoro proseguirà quindi a oltranza fino alla manifestazione di protesta che si terrà martedì prossimo, 13 marzo, a Cagliari, per sollecitare un deciso intervento della Regione nei confronti dei commissari e della dirigenza nazionale dell’associazione. A Oristano i licenziati sono quattro su un totale di 29 dipendenti e riguardano tre donne e un uomo. «Tutti del settore amministrativo, che di fatto è stato cancellato per accentrare tutto a Roma» ha spiegato una dei quattro licenziati, Patrizia Piria, durante il sit-in di protesta nel piazzale della sede dell’associazione al quale hanno partecipato anche alcuni lavoratori arrivati da Cagliari, Sassari e Nuoro. La vicenda dei lavoratori delle Apa si intreccia con quella dell’Aras, associazione regionale allevatori, i cui dipendenti non ricevono lo stipendio da novembre. Ieri mattina l’assessore regionale dell’Agricoltura Pier Luigi Caria, ha annunciato che l’accorpamento avrà luogo tra aprile e maggio. E ha detto anche che la vertenza Apa può essere chiusa con l’accompagnamento di otto licenziati alla pensione e la ricollocazione dei restanti cinque nel settore tecnico. «Non ci sono otto licenziati con i requisiti per l’accompagnamento alla pensione e comunque non basta», hanno ribattuto a distanza, confermando la volontà di andare avanti con lo sciopero. «I più penalizzati sono gli allevatori, ma sta creando forti disagi anche nelle nostre famiglie» ha raccontato Davide Fois, controllore zootecnico con una trentina di anni di lavoro sulle spalle, spiegando che lo stipendio di febbraio sarà pagato forse solo a fine mese e che la soluzione della crisi organizzativa e finanziaria dell’associazione nazionale, e di gran parte di quelle provinciali, possa passare attraverso un licenziamento di tutti i dipendenti che sarebbero poi riassunti da un nuovo soggetto a condizioni probabilmente peggiorative rispetto alla situazione attuale. Ed è anche per questo che il segretario generale della Cisl di Oristano, Alessandro Perdisci, alza il livello della rivendicazione. «La nostra richiesta è sicuramente quella del ritiro dei licenziamenti. La riorganizzazione della struttura è necessaria perché il sistema è in crisi, ma serve condivisione e non si può soltanto tagliare».
Intanto questa mattina davanti all’assessorato si svolgerà la protesta dei dipendenti dell’Aras.
Dopo sei giorni di sciopero, infatti, da Roma e dai commissari non è arrivata alcuna apertura rispetto alle richieste di ritiro dei licenziamenti. L’astensione del lavoro proseguirà quindi a oltranza fino alla manifestazione di protesta che si terrà martedì prossimo, 13 marzo, a Cagliari, per sollecitare un deciso intervento della Regione nei confronti dei commissari e della dirigenza nazionale dell’associazione. A Oristano i licenziati sono quattro su un totale di 29 dipendenti e riguardano tre donne e un uomo. «Tutti del settore amministrativo, che di fatto è stato cancellato per accentrare tutto a Roma» ha spiegato una dei quattro licenziati, Patrizia Piria, durante il sit-in di protesta nel piazzale della sede dell’associazione al quale hanno partecipato anche alcuni lavoratori arrivati da Cagliari, Sassari e Nuoro. La vicenda dei lavoratori delle Apa si intreccia con quella dell’Aras, associazione regionale allevatori, i cui dipendenti non ricevono lo stipendio da novembre. Ieri mattina l’assessore regionale dell’Agricoltura Pier Luigi Caria, ha annunciato che l’accorpamento avrà luogo tra aprile e maggio. E ha detto anche che la vertenza Apa può essere chiusa con l’accompagnamento di otto licenziati alla pensione e la ricollocazione dei restanti cinque nel settore tecnico. «Non ci sono otto licenziati con i requisiti per l’accompagnamento alla pensione e comunque non basta», hanno ribattuto a distanza, confermando la volontà di andare avanti con lo sciopero. «I più penalizzati sono gli allevatori, ma sta creando forti disagi anche nelle nostre famiglie» ha raccontato Davide Fois, controllore zootecnico con una trentina di anni di lavoro sulle spalle, spiegando che lo stipendio di febbraio sarà pagato forse solo a fine mese e che la soluzione della crisi organizzativa e finanziaria dell’associazione nazionale, e di gran parte di quelle provinciali, possa passare attraverso un licenziamento di tutti i dipendenti che sarebbero poi riassunti da un nuovo soggetto a condizioni probabilmente peggiorative rispetto alla situazione attuale. Ed è anche per questo che il segretario generale della Cisl di Oristano, Alessandro Perdisci, alza il livello della rivendicazione. «La nostra richiesta è sicuramente quella del ritiro dei licenziamenti. La riorganizzazione della struttura è necessaria perché il sistema è in crisi, ma serve condivisione e non si può soltanto tagliare».
Intanto questa mattina davanti all’assessorato si svolgerà la protesta dei dipendenti dell’Aras.
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