Elezioni, dopo il crollo della sinistra forse un rimpasto in giunta
Possibile l'ingresso di alcuni assessori politici, ma si aspetta la resa dei conti in casa Pd
CAGLIARI. Rimpasto? Sì. Ma solo nel Partito democratico, con una nuova segreteria, o anche nella giunta Pigliaru? Potrebbe esserci da una parte e dall'altra. Uscito con le ossa rotte dalle elezioni politiche di domenica, il Pd non può stare certo a guardare le macerie che ha dentro e soprattutto fuori dalle mura. Se vuole ricostruire la casa, oggi devastata, non può bastare una semplice ristrutturazione e neanche passare appena il tosaerba in giardino. C'è tutto un progetto da cambiare, nonostante - e va riconosciuto - le diverse cose buone fatte da chi è al governo della Regione e da quanti, in Consiglio, siedono fra i banchi del partito di maggioranza relativa. Alla fine «abbiamo provato a fermare un ciclone solo con le mani», commento raccolto nei corridoi del Palazzo di via Roma, «e com'era ovvio, siamo stati travolti». È per questo che sono in molti, dentro la maggioranza, a sollecitare qualcosa in più della «solita rinfrescata alle pareti» negli ultimi undici mesi della legislatura.
Gli appelli. A lanciare il primo appello è stato Pierfranco Zanchetta dell'Upc, che ha proposto «l'azzeramento della giunta di tecnici, per passare a una più politica». È stato il classico sasso gettato nello stagno e ha messo a soqquadro il centrosinistra fino a dividerlo fra favorevoli e contrari. «Non so se il rimpasto sia la cosa giusta, ma dobbiamo prendere atto della sconfitta e studiare le contromisure», ha detto Daniele Cocco, capogruppo di Mdp. Anche il suo partito, non solo i Dem, ha perso le elezioni, o comunque in Sardegna è rimasto molto sotto le aspettative. «Un motivo in più - ha aggiunto - per guardarci in faccia nel centrosinistra. Per questo è necessario che il presidente Pigliaru convochi un vertice di maggioranza nelle prossime ore». Oggi è in calendario una seduta del Consiglio: è possibile che la riunione possa essere organizzata prima o dopo.
La strigliata. È arrivata dal capogruppo del Pds, partito rimasto alla larga dalle elezioni nazionali. Gianfranco Congiu ha detto: «È stata una campagna elettorale molto poco appassionante, perché non hanno trovato spazio tutti i temi con al centro la Sardegna. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: il 4 marzo c'è stato un voto di protesta proprio per l'insufficienza proposta su come risolvere i problemi più vicini ai sardi. Noi lo abbiamo detto e ridetto: qualunque progetto deve avere testa e cuore in Sardegna, così non è stato». Per venerdì il Pds ha convocato la direzione nazionale, a Tramatza, ed è possibile che da quella riunione arrivi un'altra strigliata.
L'ammissione. In attesa che domani si riunisca la segreteria del Pd, dove Giuseppe Luigi Cucca non dovrebbe presentarsi dimissionario, è evidente che nel partito le acque interne sono molto agitate. Gli effetti del maremoto potrebbero arrivare anche a un immediato azzeramento dei vertici regionali. Per il capogruppo Pietro Cocco «dalle urne è arrivato un dato politico rilevante sul quale non si può non riflettere. A questo punto, dopo la pesante sconfitta incassata, abbiamo il dovere di riunirci, discutere e programmare i lavori da qui alla fine della legislatura». Anche se la resurrezione non sembra essere così vicina.
Cosa accadrà in Regione. L'azzeramento della giunta è molto improbabile. Sarebbe una decisione frettolosa, è il commento più diffuso nel Pd. Mentre un secondo rimpasto dopo quello post referendum costituzionale del 2016, anche quello perso malamente, potrebbe essere realistico, con l'ingresso di uno o più assessori meno tecnici e più politici. Anche se il pallino, in questo caso, non sarebbe certo nelle mani del centrosinistra, ma del governatore. Può essere solo Pigliaru, come tra l'altro è accaduto ogni volta che s'è parlato di rimpasto, a decidere l'utilità o meno di cambi in corsa e se soprattutto possano servire o no alla causa. Azzardare che il governatore non sia d'accordo a cambiare uno o più assessori, è tutt'altro che difficile. È molto più probabile - lo si intuisce anche dal comunicato di Pigliaru pubblicato sotto - che dalla maggioranza pretenda invece una rinnovata unità d'intenti e dal Pd di trovare al più presto una via d'uscita dopo il flop.
Cosa accadrà nel Pd. Renato Soru, in un'intervista alla Nuova, ha detto chiaramente che il segretario Giuseppe Luigi Cucca dovrebbe dimettersi senza essere sollecitato. Ma non sarà così, o almeno non accadrà prima del passaggio di domani in segreteria. È possibile invece che il vertice del partito si rimetta alle decisioni della direzione, convocata otto giorni dopo. Formata dai renziani, dagli ex Diesse, con l'appoggio dei popolari-riformisti, l'attuale maggioranza potrebbe disgregarsi nelle prossime ore e di sicuro la pesante sconfitta elettorale ha accelerato la dissoluzione. Ci sarà, a quel punto, un nuovo congresso? È molto probabile.
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