dopo l’accusa della procura
Cappellacci non si ferma digiuno e video di protesta
CAGLIARI. Per prima cosa ha negato ogni coinvolgimento. Poi ha annunciato lo sciopero della fame. Oggi, però, Ugo Cappellacci ha aggiunto un particolare alla sua protesta: ogni giorno, tramite i suoi...
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CAGLIARI. Per prima cosa ha negato ogni coinvolgimento. Poi ha annunciato lo sciopero della fame. Oggi, però, Ugo Cappellacci ha aggiunto un particolare alla sua protesta: ogni giorno, tramite i suoi canali attivi sui social network, racconterà una storia simile, o uguale, a quella che sta vivendo l’ex presidente della Regione, appena eletto alla Camera ma anche appena accusato dalla Procura di corruzione e peculato. «Chiunque abbia diffuso un atto secretato, che non doveva uscire in alcun modo che mi riguarda voleva influenzare la tornata elettorale utilizzando una vicenda giudiziaria. Questo è uso strumentale deviato degli atti giudiziari – spiega Cappellacci che poi ragguaglia il suo pubblico sulle condizioni di salute–. Sto bene, sono soldio, sono al primo giorno dello sciopero della fame ma continuerò e ogni giorno racconterò una storia che mi riguarda, anche se non direttamente». Il coordinatore di Forza Italia nell’isola ha deciso infatti di raccontare le vite dei politici finiti al gogna in seguito a vicende giudiziarie che si sono concluse con l’assoluzione o il proscioglimento ma che hanno comunque avuto la vita rovinata: «Inizierò da Nicola Caputo, un parlamentare del Pd. Perché queste cose possono succedere a tutti e lui è capitato due volte. Ha ricevuto un avviso di garanzia per alcuni rimborsi sospetti ed è stato messo fuori dal suo partito. Pochi mesi dopo l’indagine è stata archiviata. Tre anni dopo gli è capitato di nuovo, questa volta sarebbe stato il referente dei casalesi in Regione. I giornali gli hanno fatto forca, sono state pubblicate foto segnaletiche e associazioni tra partiti e camorra. Due anni dopo si è scoperto che non era vero nulla ma nessuno ha chiesto scusa. E purtroppo non è un caso isolato, in questo Paese si gioca con le vite degli altri».
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