Edili Uil: subito la legge urbanistica
Il sindacato: aspettiamo da anni il via libera, ambientalisti spesso fuori dal mondo
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CAGLIARI. Alla Sardegna serve una legge urbanistica, non è più possibile aspettare ancora. Lo ha detto Marco Foddai, segretario riconfermato all’unanimità dei lavoratori edili iscritti alla Uil. «È grande l’attesa – ha detto – per il via libera finalmente a delle regole certe che siano in equilibrio fra l’indispensabile tutela dell’ambiente e il necessario sviluppo economico e sociale». Per poi sottolineare: «Agli ambientalisti e a tutti coloro che misurano la bontà della proposta, unicamente con il parametro dei metri di distanza dalla battigia per gli interventi di completamento dell’offerta turistica, diciamo che sono fuori dal mondo. Perché un pessimo insediamento lo è anche a dieci chilometri di distanza dal mare dalla spiaggia è comunque e sempre un pessimo insediamento. Mentre un intervento ben inserito nel contesto ambientale e paesaggistico, anche nella fascia dei 300 metri dal mare è un intervento che arricchisce l’offerta della Sardegna e valorizza anche le nostre bellezze naturali» Per Foddai anche la Regione deve impegnarsi: «Ha a disposizione cinque miliardi di euro per diverse opere strategiche: dal completamento della Sassari-Olbia agli interventi sulla rete ferroviaria Cagliari-Sassari-Olbia fino alla diramazione nel Nuorese. Occorre mettere le ali a tutti questi appalti, per dare impulso al settore delle costruzioni e fare ogni sforzo per migliorare la capacità di spesa della Regione che continua ad essere lenta e farraginosa, rallentando di fatto il cammino verso lo sviluppo». Secondo il segretario della Uil edili dev’essere sempre più decisa anche la battaglia per mettere a carico della fiscalità nazionale il maggior costo dell’energia, dal 20 al 30 per cento, che pesa da tempo sulle spalle delle imprese sarde e continuerà a pesare fino a quando non arriverà il metano. Così come – ha concluso Marco Foddai è «occorre fare di più per la continuità territoriale a sostegno delle nostre produzioni e dei nostri i nostri approvvigionamenti. In un caso e nell’altro, continuiamo a subire un dazio improprio che è dato dalla differenza, a parità di percorrenza del costo del trasporto via mare, rispetto a quello della penisola, via terra».
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