Prosciutto sardo, a un passo dalla sospensione del divieto Ue
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Lavorazione del prosciutto (foto Alessandra Polo)Dopo l’intervento della Lorenzin la giunta attende risposte da Bruxelles con maggiore ottimismo
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CAGLIARI. Potrebbe finire presto l’embargo dei prosciutti e dei salumi sardi. È quello che si augura la giunta regionale dopo che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in una lettera al governatore Francesco Pigliaru, ha assicurato che farà di tutto affinché l’Unione Europea tolga il veto all’esportazione dei prodotti sardi. Il veto, che ora riguarda tutta la Sardegna, potrebbe venir meno per quelle aree che sono rimaste indenni dalla peste suina africana: il Sulcis, il Campidano, l’Oristanese, alcune zone della Barbagia, del Goceano, dell’Ogliastra.
«Il ministro non solo ha preso atto dello sforzo compiuto nell’isola per eradicare il morbo che ha messo in ginocchio la filiera suinicola, uno sforzo culminato nei mesi scorsi con l’abbattimento di 1700 maiali irregolari tra il Nuorese e l’Ogliastra, ma apre la strada verso un possibile via libera da parte dell’Unione europea alla vendita della carne di maiale e dei suoi derivati – si legge in un comunicato dell’unita di progetto per l’eradicazione della malattia guidata da Alessandro Di Martini – È un risultato straordinario se si pensa che all’insediamento di questa giunta, nella primavera del 2014, il commissariamento per la nostra Regione, in merito alla gestione della PSA, era stato già messo nero su bianco in una bozza di provvedimento stilata dal Ministero della Salute. Da Roma, infatti, dopo quasi 40 anni di insuccessi, la Sardegna era stata bollata come soggetto inaffidabile, incapace di gestire con la dovuta serietà e determinazione la dura battaglia per l’eradicazione del virus».
A fine 2014 la giunta Pigliaru dà il via libera al piano di eradicazione della peste suina grazie a un finanziamento dell’Unione Europea di un milione di euro. L’obiettivo, dichiarato, è far diventare la carne suina sarda una ricchezza, proprio come è successo in Spagna per il prosciutto Patanegra. «Non è stata un’attività facile – sottolineano gli esperti dell’Udp – Oltre al virus il vero problema è culturale. Spesso abbiamo dovuto fare i conti con comportamenti illeciti, ma anche con resistenze di carattere culturale, legate soprattutto alla cattiva informazione sulle conseguenze della malattia. La Regione – si legge ancora nella nota – ha intrapreso un percorso virtuoso per liberare la nostra terra da una malattia che dal 1978 ha ridotto il comparto suinicolo isolano ai minimi termini produttivi». Non solo. Per gli esperti il divieto di commercializzazione dei prodotti suinicoli ha impedito ai pochi imprenditori coraggiosi rimasti a operare sull’isola di sviluppare la propria attività. «Con i circa 170mila capi allevati sui nostri territori sono capaci di soddisfare poco più del 25% del fabbisogno locale. Ecco perché – spiegano gli esperti – è stata inviata a Bruxelles la richiesta affinché almeno le zone a rischio 1, le zone bianche indenni dalla presenza del virus, possano avere l’autorizzazione per commercializzare fuori regione. Siamo coscienti che superare il pregiudizio, purtroppo fondato da 40 anni di malattia perdurante e che vede la Sardegna unico territorio d’Europa dove la PSA è considerata endemica, non è facile. Abbiamo comunque elementi per ritenere che la Commissione, soprattutto se permarrà il sostegno del nuovo governo nazionale, possa tenere conto dei grandi passi avanti che abbiamo fatto e della forte volontà che in questi lunghi mesi abbiamo dimostrato». (g.z.)
«Il ministro non solo ha preso atto dello sforzo compiuto nell’isola per eradicare il morbo che ha messo in ginocchio la filiera suinicola, uno sforzo culminato nei mesi scorsi con l’abbattimento di 1700 maiali irregolari tra il Nuorese e l’Ogliastra, ma apre la strada verso un possibile via libera da parte dell’Unione europea alla vendita della carne di maiale e dei suoi derivati – si legge in un comunicato dell’unita di progetto per l’eradicazione della malattia guidata da Alessandro Di Martini – È un risultato straordinario se si pensa che all’insediamento di questa giunta, nella primavera del 2014, il commissariamento per la nostra Regione, in merito alla gestione della PSA, era stato già messo nero su bianco in una bozza di provvedimento stilata dal Ministero della Salute. Da Roma, infatti, dopo quasi 40 anni di insuccessi, la Sardegna era stata bollata come soggetto inaffidabile, incapace di gestire con la dovuta serietà e determinazione la dura battaglia per l’eradicazione del virus».
A fine 2014 la giunta Pigliaru dà il via libera al piano di eradicazione della peste suina grazie a un finanziamento dell’Unione Europea di un milione di euro. L’obiettivo, dichiarato, è far diventare la carne suina sarda una ricchezza, proprio come è successo in Spagna per il prosciutto Patanegra. «Non è stata un’attività facile – sottolineano gli esperti dell’Udp – Oltre al virus il vero problema è culturale. Spesso abbiamo dovuto fare i conti con comportamenti illeciti, ma anche con resistenze di carattere culturale, legate soprattutto alla cattiva informazione sulle conseguenze della malattia. La Regione – si legge ancora nella nota – ha intrapreso un percorso virtuoso per liberare la nostra terra da una malattia che dal 1978 ha ridotto il comparto suinicolo isolano ai minimi termini produttivi». Non solo. Per gli esperti il divieto di commercializzazione dei prodotti suinicoli ha impedito ai pochi imprenditori coraggiosi rimasti a operare sull’isola di sviluppare la propria attività. «Con i circa 170mila capi allevati sui nostri territori sono capaci di soddisfare poco più del 25% del fabbisogno locale. Ecco perché – spiegano gli esperti – è stata inviata a Bruxelles la richiesta affinché almeno le zone a rischio 1, le zone bianche indenni dalla presenza del virus, possano avere l’autorizzazione per commercializzare fuori regione. Siamo coscienti che superare il pregiudizio, purtroppo fondato da 40 anni di malattia perdurante e che vede la Sardegna unico territorio d’Europa dove la PSA è considerata endemica, non è facile. Abbiamo comunque elementi per ritenere che la Commissione, soprattutto se permarrà il sostegno del nuovo governo nazionale, possa tenere conto dei grandi passi avanti che abbiamo fatto e della forte volontà che in questi lunghi mesi abbiamo dimostrato». (g.z.)
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