Legge elettorale “congelata”
A 10 mesi dalle Regionali è stallo, ma dopo Pasqua riprenderà la discussione
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CAGLIARI. Non è dimenticata, ma la legge elettorale regionale sembra non essere ancora fra le priorità di questo scorcio della legislatura, anche se un’accelerazione potrebbe esserci dopo Pasqua.
Un passo indietro. Era fine novembre, quattro mesi fa, quando il Consiglio approvava a larghissima maggioranza la doppia preferenza di genere e in più la parità esatta, cinquanta e cinquanta fra candidate e candidati, nella composizione delle liste. Ma da allora i della legge elettorale pasticcio, quella delle elezioni regionali del 2014, nessuno ha più parlato o quasi. Eppure, dopo quello storico passaggio, tutti i partiti erano stati decisi nel dire: «Le correzioni da fare sono ancora molte». Invece la legge è ancora quella vecchia.
Tempi stretti. A neanche un anno dalle Regionali, dovrebbero essere fra febbraio e marzo 2019, ormai il tempo è diventato poco per rimettere in carreggiata una legge sempre criticata e stravolta più volte dalla magistratura amministrativa nell’assegnazione dei seggi. Qualche mese fa c’è stato un primo tentativo di metterci mano, poi arenatosi nell’aula della commissione riforme del Consiglio. Ora qualcosa sembra muoversi di nuovo. Di legge elettorale ha discusso pochi giorni fa il gruppo del Pd in Consiglio regionale e Francesco Agus, Campo progressista, presidente della commissione, starebbe per riprendere le fila del confronto.
Effetto 5 stelle. Anche il trionfo in Sardegna del Movimento alle Politiche, seppure di sponda, è servito a riaccendere il dibattito sulla legge. I 5 stelle, si sa, non hanno partecipato alle elezioni del 2014, infatti non sono presenti in Consiglio, ma saranno di sicuro in campo nel 2019. Dunque, nei prossimi mesi, saranno spettatori di una riforma che comunque sarà fatta. In altre parole, centrosinistra e centrodestra dovranno stare attenti ad approvare una legge che poi non sia interpretata come ostile dai prossimi avversari.
I punti critici. Detto che non dovrebbe essere modificata l’elezione diretta del governatore, nonostante qualche pressione in tal senso ci sia, il confronto in Consiglio dovrebbe limitarsi a un punto. Questo: la soglia di sbarramento all’interno delle coalizioni. Una scelta quasi inevitabile dopo che, nel 2015, il Consiglio di Stato ha modificato l’assegnazione dei seggi, escludendo dalla cosiddetta ripartizione dei resti i partiti che, nelle coalizioni, non avevano raggiunto almeno un quoziente pieno. La correzione annunciata dovrebbe colmare proprio questa zona grigia, anche se non c’è ancora l’accordo, neppure nel centrosinistra, su quale potrebbe essere lo sbarramento. Che andrebbe ad aggiungersi ai due già esistenti: il 5 per cento per i partiti che si presentano da soli e del doppio per le coalizioni. Un’altra possibile correzione potrebbe riguardare il premio di maggioranza, considerato troppo alto – è del 55 per cento se il vincitore conquista dal 25 al 40 per cento dei voti, per poi salire al 60 se ottiene più del 40, in un sistema politico che non è più il bipolarismo. Nel 2019 i blocchi in campo dovrebbero essere invece quattro: centrosinistra, centrodestra, 5 Stelle e gli indipendentisti. E quindi il premio di maggioranza dovrà essere per forza ricalibrato. (ua)
Un passo indietro. Era fine novembre, quattro mesi fa, quando il Consiglio approvava a larghissima maggioranza la doppia preferenza di genere e in più la parità esatta, cinquanta e cinquanta fra candidate e candidati, nella composizione delle liste. Ma da allora i della legge elettorale pasticcio, quella delle elezioni regionali del 2014, nessuno ha più parlato o quasi. Eppure, dopo quello storico passaggio, tutti i partiti erano stati decisi nel dire: «Le correzioni da fare sono ancora molte». Invece la legge è ancora quella vecchia.
Tempi stretti. A neanche un anno dalle Regionali, dovrebbero essere fra febbraio e marzo 2019, ormai il tempo è diventato poco per rimettere in carreggiata una legge sempre criticata e stravolta più volte dalla magistratura amministrativa nell’assegnazione dei seggi. Qualche mese fa c’è stato un primo tentativo di metterci mano, poi arenatosi nell’aula della commissione riforme del Consiglio. Ora qualcosa sembra muoversi di nuovo. Di legge elettorale ha discusso pochi giorni fa il gruppo del Pd in Consiglio regionale e Francesco Agus, Campo progressista, presidente della commissione, starebbe per riprendere le fila del confronto.
Effetto 5 stelle. Anche il trionfo in Sardegna del Movimento alle Politiche, seppure di sponda, è servito a riaccendere il dibattito sulla legge. I 5 stelle, si sa, non hanno partecipato alle elezioni del 2014, infatti non sono presenti in Consiglio, ma saranno di sicuro in campo nel 2019. Dunque, nei prossimi mesi, saranno spettatori di una riforma che comunque sarà fatta. In altre parole, centrosinistra e centrodestra dovranno stare attenti ad approvare una legge che poi non sia interpretata come ostile dai prossimi avversari.
I punti critici. Detto che non dovrebbe essere modificata l’elezione diretta del governatore, nonostante qualche pressione in tal senso ci sia, il confronto in Consiglio dovrebbe limitarsi a un punto. Questo: la soglia di sbarramento all’interno delle coalizioni. Una scelta quasi inevitabile dopo che, nel 2015, il Consiglio di Stato ha modificato l’assegnazione dei seggi, escludendo dalla cosiddetta ripartizione dei resti i partiti che, nelle coalizioni, non avevano raggiunto almeno un quoziente pieno. La correzione annunciata dovrebbe colmare proprio questa zona grigia, anche se non c’è ancora l’accordo, neppure nel centrosinistra, su quale potrebbe essere lo sbarramento. Che andrebbe ad aggiungersi ai due già esistenti: il 5 per cento per i partiti che si presentano da soli e del doppio per le coalizioni. Un’altra possibile correzione potrebbe riguardare il premio di maggioranza, considerato troppo alto – è del 55 per cento se il vincitore conquista dal 25 al 40 per cento dei voti, per poi salire al 60 se ottiene più del 40, in un sistema politico che non è più il bipolarismo. Nel 2019 i blocchi in campo dovrebbero essere invece quattro: centrosinistra, centrodestra, 5 Stelle e gli indipendentisti. E quindi il premio di maggioranza dovrà essere per forza ricalibrato. (ua)
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