La Nuova Sardegna

Giornalista della Nuova indagata, quello strano lapsus della Procura di Tempio

di Daniela Scano
La postazione della cronista della Nuova Sardegna
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La postazione della cronista della Nuova Sardegna

Non c’è reato, il procuratore sa bene che la cronista pubblicando la notizia non ha violato il segreto istruttorio. È evidente che la giornalista non è un pubblico ufficiale - L'INTERVENTO

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Un lapsus giudiziario, forse, ma rivelatore. L’articolo 326 del codice penale, contestato dal procuratore della Repubblica di Tempio Andrea Garau alla giornalista Tiziana Simula, esprime il desiderio inconfessabile di chi vorrebbe rinchiudere dentro un recinto la libertà di stampa e i giornalisti che la esercitano. Il 326 punisce con la reclusione fino a tre anni «il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio (...), rivela notizie d’ufficio le quali debbano rimanere segrete (...)».

Il punto è che il giornalista non è un pubblico ufficiale e neppure un incaricato di pubblico servizio. Questi ultimi sono onorevolissimi servitori dello Stato. I giornalisti sono servitori solo della libera informazione. Certo sarebbe bello e comodo, per chi vuole imbrigliare le notizie, coprire quelle sgradite con la coltre di un segreto sanzionato per legge. Invece quella di dare notizie, rispettando i codici deontologici e solo quelli, è esattamente la missione del nostro lavoro. Si chiama libertà di informare da cui deriva quella dei lettori di essere informati.

La Procura della Repubblica avrebbe potuto, al massimo, contestare a Tiziana Simula la rivelazione di segreto istruttorio, sanzionata dall’articolo 379-bis del codice penale. In questo caso, come prevede l’articolo 200 del codice di procedura penale, se chiamata a rivelare la sua fonte, la giornalista avrebbe avuto però il diritto di avvalersi del segreto professionale. Anche per questo la perquisizione, della redazione e della abitazione della collega, è una forzatura del suo e nostro diritto di tutelare le fonti di informazione. Quel decreto «di perquisizione e sequestro» dà il diritto a un magistrato di frugare nei segreti professionali di un giornalista, anche con la forza se è necessario.

Il procuratore della Repubblica Andrea Garau sa bene che la cronista di giudiziaria, pubblicando la notizia dell’esposto di un magistrato contro un altro magistrato, non ha violato alcun segreto istruttorio. Prima di tutto perché si tratta di un atto scritto da una persona che se crede può anche farne volantinaggio, ma soprattutto perché quell’esposto non può essere considerato la parte secretata di una inchiesta che, se è stata aperta, è ancora ferma ai blocchi di partenza.

L’articolo che Tiziana Simula ha scritto e che la Nuova Sardegna ha pubblicato riguarda il documento che dà il via a una indagine, il primo passo, la possibile notitia criminis.

L’esposto alla magistratura è insomma solo l’avvio di un percorso inquirente che può essere considerato, dalla magistratura, coperto dal segreto. Segreto che, ribadiamo, una giornalista o un giornalista è sempre pronto a violare in nome del suo diritto dovere di informare. Ma non è questo il caso.

La verità è che la Procura della Repubblica di Tempio, formulando quel capo di accusa, ha anticipato i tempi del segreto al momento stesso in cui un cittadino si rivolge allo Stato per denunciare un reato. Da quel momento, dice quell’accusa a Tiziana Simula, i giornalisti dovrebbero automaticamente smettere di scrivere.

È evidente che il magistrato vuole scoprire chi ha dato la notizia dell’esposto a Tiziana Simula ed è lampante che sospetti si tratti di un pubblico ufficiale. In questo caso, però, il procuratore avrebbe dovuto contestare alla giornalista il reato commesso in concorso con una persona ancora sconosciuta. A parte tutti gli aspetti tecnici della vicenda, ciò che è accaduto martedì a Olbia non può essere derubricato a uno spiacevole episodio. C’è quel lapsus rivelatore che preoccupa, ma che non ci fa paura.

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