Arru: partiti dalle macerie e fatta una riforma sanitaria storica
L’assessore contesta la ricerca di Demoskopica: i risultati si vedranno a breve
SASSARI. Sopra il camice bianco indossa la maglia nera. Ma l’assessore regionale Luigi Arru non vuole diventare la cellula cancerogena della sanità sarda. Arru non nega una parte dei dati offerti dalla ricerca di Demoskopica e pubblicati sulla Nuova. L’indagine mette la Sardegna al quart’ultimo posto tra le regioni per qualità del servizio sanitario. L’assessore non ha dubbi. «Quella ricerca certifica e cristallizza la situazione che abbiamo trovato quando siamo arrivati in Regione – spiega Arru –. La sanità era fatta solo di macerie. Non esisteva un atto di indirizzo, una reale programmazione politica. C’era solo un disastro creato dal centrodestra. Siamo partiti da zero e abbiamo avviato una riforma epocale. Per la prima volta abbiamo fatto una serie di riforme che hanno cambiato nel profondo il sistema. Se qualcuno crede che in pochi mesi la situazione cambi del tutto è un illuso».
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La prospettiva. Arru invita a rinviare il giudizio sulla riforma della sanità. «Nella ricerca si parla di analisi, esiti, atti di programmazione. Noi abbiamo ripreso gli atti di programmazione giunta Soru – spiega –. Abbiamo realizzato la rete ospedaliera, la Asl unica, il servizio emergenza urgenza, l’elisoccorso. Gli effetti si vedranno nel tempo. Quando si portano avanti riforme epocali è impossibile cogliere gli effetti per l’immediato». Arru discute punto per punto i risultati peggiori della classifica, come la mobilità attiva, in altra parole chi viene in Sardegna a curarsi da altre regioni. Classifica in cui l’isola è unica. «Non abbiamo mai avuto mobilità attiva in Sardegna, quella passiva dei sardi verso la penisola è del 4-5 per cento, la più bassa in Italia».
Il lato positivo. Arru non nega che esistono delle criticità. «Ci lavoriamo e per queste chiedo scusa a tutti i sardi, ma facciamo il massimo per migliorare ogni giorno – spiega –. Ma vorrei anche dare qualche numero diverso. 960mila sardi su una popolazione di 1,6 milioni sono esenti dal ticket. La Sardegna è unica regione con la Valle D’Aosta che non ha ticket sui farmaci. Non abbiamo aumentato né Irpef, né Irap. Abbiamo avviato un piano di rientro dimezzando disavanzo lasciato dal centrodestra. Quando siamo arrivati il disavanzo certificato era di 400 milioni di euro. Ora è la metà».
Il sassolino. E Arru non tira indietro la gamba nel tackle con il centrodestra. «Oggi leggo molti esponenti del centrodestra all’attacco – afferma Arru –, ma non dicono la verità. Siamo arrivati e abbiamo trovato il nulla. Solo macerie. Il centrodestra non ha fatto nulla durante il periodo di governo. Vedo che oggi si lanciano in attacchi demagogici. La realtà è che noi abbiamo fatto una riforma in un periodo terribile, di forte crisi in Sardegna. Il nostro stesso percorso è stato portato avanti da Toscana ed Emilia Romagna, ma in periodi di maggiore benessere economico».
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Arru risponde anche al fuoco amico. «Mi spiace anche un certo atteggiamento di alcuni esponenti della maggioranza che continuano ad attaccare la riforma, con interrogazioni e critiche ingiustificate. Il quadro che io ho è differente rispetto a quello che viene propagandato. In Sardegna ci sono 250mila ricoveri all’anno. Tagliamo anche i tempi di attesa per le visite. Abbiamo capito che era necessario cambiare alcuni meccanismi che creavano confusione e ritardi. Per esempio non veniva distinto chi doveva fare una prima visita, e deve avere la priorità, da chi deve fare un controllo». Arru parla anche di altre due questioni al centro della polemica, la breast unit e i dispositivi per i diabetici. «Ingiusto parlare di un ridimensionamento. Ho incontrato le pazienti che temevano depotenziassero le breast unit. Ma non è così. Nessuno smantella Cagliari e l’oncologico in particolare, né la senologia. Al contrario l’obiettivo è potenziare e migliorare il reparto. Stessa cosa per i dispositivi per i diabetici. È una fake news che non ci siano i dispositivi. Ci sono e in Sardegna sono tra i più avanzati. Qualche problema c’è stato solo per la consegna. La gara ha allungato i tempi, ma non c’è nessun atto politico per ridurre la qualità e la quantità dell’assistenza».
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