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Aumento dell’Iva: 257 euro in più

Aumento dell’Iva: 257 euro in più

Servono 31 miliardi entro il 2019 per evitare un altro rincaro sulle spese dei sardi

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SASSARI. L’Iva non è un argomento caldo delle cronache politiche degli ultimi giorni. Al contrario, quando si parla di fisco e denari si rincorrono le notizie sulla flat tax e sul reddito di cittadinanza. Eppure il primo argomento all’ordine del giorno del nuovo Governo dovrà essere proprio l’Iva, a meno che non si voglia rischiare un aumento medio sulla spesa delle famiglie italiane di 317 euro e di un rincaro su quello dei nuclei familiari sardi di 257 euro.

I tempi per evitare il salasso, poi, non sono così dilatati. Anzi, la scadenza è fissata per l’inizio del 2019. Poi sarà aumento. In una simulazione del Sole 24 Ore che considera la spesa delle famiglie e l’impatto del doppio incremento programmato per il primo gennaio del prossimo anno è stato calcolato l’aumento dal 10 all’11,5 per cento dell’aliquota intermedia e dal 22 e dal 24,2 per cento di quella ordinaria. Secondo questa simulazione si salverebbero solo le aliquote più basse, che si applicano praticamente solo sui generi alimentari di prima necessità. A pagare il conto dell’aumento dell’Iva saranno ovviamente i cittadini. La spesa media annua dei sardi è di 19.153 euro e l’aumento medio di 257 euro all’anno la porterebbe a 19.410 euro che, consolazione quasi nulla, equivarrebbe a un aumento percentuale tra i più bassi in Italia: 1,43 per cento contro l’1,41 previsto, ad esempio, in Lombardia. A pagare il conto più salato saranno infatti le regioni più ricche ma anche alcune categoria di persone e famiglie. Ad esempio, il costo della spesa dei single tra i 35 e i 64 anni è destinata a crescere dell’1,40 per cento. Se la passeranno peggio le coppie senza figli tra i 18 e 34 anni che dovranno spendere 370 euro in più ogni anno. Per evitare di alleggerire le tasche dei sardi, e di tutti gli italiani, serviranno circa 31,5 miliardi di euro da reperire entro due anni: 12,4 entro il prossimo anno e 19,1 entro il 2020. Diversamente aumenterà non solo l’Iva ma anche le accise sui carburanti. La colpa dell’aumento sarebbe tutta della clausole di salvaguardia inventate nel 2011 dal governo guidato da Silvio Berlusconi che doveva rientrare dalla crisi dei conti pubblici menzionando “la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’ accisa». Ed effettivamente, il 17 settembre del 2011 l’aliquota indiretta era passata dal 20 al 21 per cento. Gli interventi di Monti, Letta e Renzi non hanno cambiato le carte in tavole e se le clausole non dovessero essere disinnescate, il futuro saluterà un’Iva al 24,2 % nel 2019, al 24,9 nel 2020 e infine al 25 per cento nel 2021.

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