Berlusconi al giudice: «Violata la mia privacy»
di Tiziana Simula
Gli scatti “rubati” dal fotoreporter Zappadu a Villa Certosa nel 2011 Il leader di Forza Italia sentito come teste. Poi caffè al bar e foto con gli scolari
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TEMPIO. Ha varcato la soglia del tribunale di Tempio a mezzogiorno e mezzo per uscirne un’ora dopo, non senza aver fatto prima una capatina al bar per bere un caffè e scattato foto a volontà con avvocati, cittadini e una fiumana di bambini che proprio in quel momento usciva da scuola. Citato come testimone e persona offesa nel processo a carico del fotoreporter olbiese Antonello Zappadu, Silvio Berlusconi, accompagnato dagli uomini della scorta e dai suoi avvocati, Nicolò Ghedini e Maria Giulia Marongiu, si è presentato ieri mattina nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia gallurese, dopo aver disertato l’udienza del 22 gennaio per impegni politici.
Il processo riguarda gli scatti “rubati” da Zappadu nel 2011 nel parco di Villa Certosa, la residenza estiva dell’ ex premier a Porto Rotondo, che lo ritraevano in compagnia di alcune ragazze. «Una è Francesca Pascale, la mia attuale compagna, l’altra, era una sua amica», ha spiegato il presidente di Forza Italia, rispondendo alle domande del giudice Marco Contu e dell’avvocato Gian Carlo Frongia, difensore insieme all’avvocato Silvia Careddu del fotoreporter olbiese.
Zappadu è accusato di violazione della privacy per le foto scattate con un potente teleobiettivo l’11 e il 12 giugno 2011. Immagini che furono poi vendute al settimanale “L’Espresso”.
Berlusconi ha in sostanza confermato quanto contenuto nell’esposto presentato a suo tempo contro il fotoreporter. Che il fotografo avesse cioè invaso e violato la sua privacy, utilizzando strumenti di intrusione, cioè teleobiettivi. «Il parco è recintato e dotato di un impianto di videoseorveglianza ed era controllato dagli uomini della scorta e dalla scorta pubblica: al giardino non si poteva e non si può accedere facilmente», ha detto Berlusconi.
Il difensore di Zappadu – l’imputato, che vive in Colombia, ieri era presente in aula – dopo aver rivolto all’ex premier domande relative alla conformazione fisica di villa Certosa, lo ha incalzato sul confine tra l’interesse pubblico e il diritto alla riservatezza in virtù del ruolo politico da lui allora ricoperto e della sua veste di editore, ma il giudice ha ritenuto le domande inammissibili. L’udienza è stata aggiornata al 19 giugno. Saranno sentiti come testimoni del pubblico ministero, gli uomini della polizia giudiziaria che svolsero le indagini. Nel giugno 2016 un altro procedimento a carico di Zappadu, accusato dello stesso reato per foto scattate tra il 2008 e il 2009, si era concluso col proscioglimento del fotografo olbiese.
Il processo riguarda gli scatti “rubati” da Zappadu nel 2011 nel parco di Villa Certosa, la residenza estiva dell’ ex premier a Porto Rotondo, che lo ritraevano in compagnia di alcune ragazze. «Una è Francesca Pascale, la mia attuale compagna, l’altra, era una sua amica», ha spiegato il presidente di Forza Italia, rispondendo alle domande del giudice Marco Contu e dell’avvocato Gian Carlo Frongia, difensore insieme all’avvocato Silvia Careddu del fotoreporter olbiese.
Zappadu è accusato di violazione della privacy per le foto scattate con un potente teleobiettivo l’11 e il 12 giugno 2011. Immagini che furono poi vendute al settimanale “L’Espresso”.
Berlusconi ha in sostanza confermato quanto contenuto nell’esposto presentato a suo tempo contro il fotoreporter. Che il fotografo avesse cioè invaso e violato la sua privacy, utilizzando strumenti di intrusione, cioè teleobiettivi. «Il parco è recintato e dotato di un impianto di videoseorveglianza ed era controllato dagli uomini della scorta e dalla scorta pubblica: al giardino non si poteva e non si può accedere facilmente», ha detto Berlusconi.
Il difensore di Zappadu – l’imputato, che vive in Colombia, ieri era presente in aula – dopo aver rivolto all’ex premier domande relative alla conformazione fisica di villa Certosa, lo ha incalzato sul confine tra l’interesse pubblico e il diritto alla riservatezza in virtù del ruolo politico da lui allora ricoperto e della sua veste di editore, ma il giudice ha ritenuto le domande inammissibili. L’udienza è stata aggiornata al 19 giugno. Saranno sentiti come testimoni del pubblico ministero, gli uomini della polizia giudiziaria che svolsero le indagini. Nel giugno 2016 un altro procedimento a carico di Zappadu, accusato dello stesso reato per foto scattate tra il 2008 e il 2009, si era concluso col proscioglimento del fotografo olbiese.
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