La Nuova Sardegna

Ristoranti da incubo, le recensioni on line non perdonano

Claudio Zoccheddu
Ristoranti da incubo, le recensioni on line non perdonano

Sul web le storie di chi ha vissuto esperienze da dimenticare. Cucine e servizi improvvisati: un danno per tutto il settore

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Il rischio è enorme. Il turista è come i pistoleri degli spaghetti western: non perdona. E quando gli dicono che in Sardegna si mangia bene praticamente ovunque, l’aspettativa sale e basta un errore per finire crocifissi su internet, nelle pagine dei siti che ormai tutti guardano prima di scegliere un ristorante, una pizzeria e, quando l’ossessione del giudizio raggiunge le cime più tempestose, anche un bar. Poi, però, ci sono quelli che ne fanno talmente tante che pare sbaglino di proposito per mettere in ombra la capacità ricettiva di una regione decisa a puntare sempre più forte sul turismo. Un comportamento impossibile da giustificare nell’era in cui l’immagine è sempre più importante e in cui tutti hanno la possibilità di diffondere pensieri e immagini.

Solo i recidivi. Nell’elenco delle brutture raccontate sul web il parere del signor Perfettini non fa tendenza. Chi si lamenta degli asciugamani del bagno non coordinati con il colore delle tovaglie non può entrare nel campione di riferimento. Quando però le recensioni negative sono la maggioranza, allora è possibile che non sia tutta colpa della fantasia dei tanti masterchef che arrivano in Sardegna per giudicare menù e cucine. E gli errori grossolani, nell’era dello smartphone, diventano prove fotografiche impossibili da confutare. Purtroppo, gli esempi non mancano: scortesia, qualità del cibo scadente, conti salatissimi, scarsa igiene. Dettagli raccontati e ripetuti pressoché alla stessa maniera da utenti diversi, spesso anche di nazionalità differenti. Pur senza prendere per oro colato quello che finisce sul web, gridare a complotto sembrerebbe una forzatura.

Le recensioni. Quando una cena va a monte, la lamentela è comprensibile. Un gruppo di turisti ha provato rimarcare la qualità non eccellente della carne servita sulla tavola di una località balneare dell’isola e per tutta risposta si è vista arrivare al tavolo il proprietario furente, con in spalla un “enorme pezzo di carne incellophanato” mostrato per far toccare con mano la qualità della sua dispensa. Risultato: turisti inorriditi e conseguente consiglio per i naviganti: “Da evitare come la peste”. Da una pizzeria del sud dell’isola arriva il racconto di un’altra stortura della ristorazione: il diritto di precedenza per gli autoctoni: «Se sei del posto hai la priorità su tutti gli altri. E se ne parli con la titolare nemmeno ti risponde». Peccato, perché, nonostante lo ius primae nocti della margherita, il giudizio finale era: “Pizza con i funghi molto saporita”. Ha un taglio molto più pulp la scena raccontata da una famigliola in vacanza in Ogliastra. Cibo perfetto, locale a posto, atmosfera accogliente e tutti gli ingredienti per trascorrere una bella serata. Fino a quando cuoco e cameriere hanno iniziato a dare di matto: “Grida, bestemmie e incitazioni al razzismo che non possono essere tollerate”. Conclusione: “Cambiate locale”. Un altro argomento ricorrente è la divisione degli spazi che, durante l’estate, assume spesso una dimensione differente rispetto al resto dell’anno. Tavoli e sedie a castello, però, non vengono apprezzati. Dal nord dell’isola arriva il racconto di una famiglia che ha mangiato in una terrazza con “vista frigo”. I posti erano finiti e anche gli incastri scarseggiavano. Il racconto prosegue con dettagli che hanno poco da spartire con la ristorazione di qualità.

L’igiene. Sembra impossibile, per fortuna i casi non sono molti, ma anche la pulizia viene registrata nella scatola nera del turista e finisce tra le note di un’esperienza da dimenticare. Quando si parla di igiene, tendenzialmente ci si riferisce al locale. Invece non è sempre così perché da un ristorante della costa ovest arriva la descrizione di un cuoco naif : “Indossava un paio di jeans che stavano in piedi da soli e una polo macchiata di olio e sudore”. Sempre dalla costa ovest, un po’ più a nord, arriva la descrizione di una serata particolare: pizzeria aperta nonostante l’assenza di acqua corrente per colpa di un guasto alla rete idrica. La descrizione dei bagni è un invito ai Nas ma quello che colpito i turisti di turno è il pizzaiolo che pendolava tra il forno e l’ingresso con l’obiettivo, raggiungo ogni volta, di fumare una sigaretta. Domanda: “Ma se non c’è l’acqua, come si lava le mani?”. C’è anche chi si lamenta dei cani che gironzolano nelle sale, chi ha ricevuto tovaglioli sporchi ma anche chi ha assistito a un classico della comicità recitato in presa diretta, perché le tovaglie hanno due facce e se si sporcano su un lato possono essere utilizzate sull’altro. Lo sanno tutti, dai sette anni in giù.

I menù. A quanto pare non sono obbligatori. Anzi. Tra i tormentoni della critica online c’è il siparietto tra cliente e ristoratore che funziona più o meno così. Domanda: “È possibile avere un menù”. Risposta: «Non serve, facciamo tutto. Dica». La gag è servita, i tempi comici sono perfetti al punto di proseguire quasi in automatico. Perché magari in cucina c’è tutto, ma in questi casi è il ristoratore a proporre quello che preferisce, tralasciando il fatto che quando si ordina al buio il prezzo è sempre una sorpresa. I racconti, anche in questo caso, non sono aneddoti scongelati per l’occasione dopo una lunga permanenza in freezer ma perle fresche di qualche mese. E così due mini antipasti, due primi veloci e un dolce diviso in due possano costare 92 euro. Il consiglio per i posteri dispensato dai raggirati di turno è l’unico possibile: “Girate alla larga”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative