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Lai: la mia candidatura non ha padrini

Lai: la mia candidatura non ha padrini

L’ex assessora sassarese: no all’unità costruita a tavolino, servono le primarie

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SASSARI. È stata la prima a scendere in campo, e finora è l’unica che si è candidata al dopo Cucca, anche se l’attuale segretario è ancora in sella. Dolores Lai, assessore alla Cultura a Sassari nell’era Ganau, non arretra di un millimetro dalla sua decisione di proporsi per la guida del Pd. E lo fa rivendicando la sua indipendenza dalle correnti. «La mia candidatura nasce senza alcuna consultazione preventiva né con la mia area di riferimento né tantomeno con altre aree del partito nella convinzione che la guerra tra le correnti sia una delle cause principali della nostra perdita di credibilità e della nostra incapacità di costruire politiche credibili e giuste. Chiedo ai componenti di tutte le aree chiedo di guardare all’obbiettivo di ricostruire il partito, di credere nella mia buona fede ma soprattutto di provare a mettersi in gioco come singoli, come individui con le proprie idee e passioni, con la propria forza e il proprio cuore». Tra le proposte in campo Dolores Lai sposa la linea Soru. «Anche io chiedo un congresso subito convinta che a eventi eccezionali si risponda con reazioni straordinarie e non con tattiche dilatorie o manichee. Non abbiamo tempo per un Caronte che ci traghetti all’autunno perché sarà troppo tardi». Bocciata la proposta Cucca. Ma Lai mostra freddezza anche per il partito autonomo proposto da Silvio Lai, suo cugino. «Agli occhi di chi ci guarda sembra un’operazione di marketing. In questo momento c’è bisogno di politiche per l’isola, alla gente che il Pd sia sardo o meno non interessa. Oggi al Pd servono primarie aperte che non saranno una conta ma l’esito di un processo virtuoso, un’unità costruita a tavolino sarebbe l’ennesima dimostrazione che non si è capita la gravità della frattura con i cittadini». (al.pi.)

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