La Nuova Sardegna

Binari divelti dalle piogge treno deraglia a Giave

di Giovanni Bua
Binari divelti dalle piogge treno deraglia a Giave

Il convoglio procedeva a passo d’uomo. Nessun ferito tra gli 80 passeggeri

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SASSARI. Una impressionante bomba d’acqua, che intorno alle 17.30 di ieri si abbatte sul centro nord dell’Isola. Con le strade che, in pochi minuti, diventano fiumi di fango. Il treno che arriva da Cagliari, diretto a Olbia, che rallenta a passo d’uomo, fendendo l’acqua rabbiosa che lo investe. E poi di colpo si ferma, in aperta campagna, a pochi chilometri da Giave. Con due carrelli dell’ultimo vagone che deragliano (“sviano”, preciserà Fsi in una nota) dai binari. Gli ottanta passeggeri che, per fortuna solo spaventati, guardano fuori dai finestrini per capire cosa è successo. E nel resto del territorio rocce che franano sulle strade, squadre al lavoro, centralini e cellulari impazziti.

È durato poco più di un’ora ma è stato un vero incubo il “colpo di coda” della impressionante perturbazione che scuote da giorni l’Isola. «Una giornata tremenda – racconta la sindaca di Giave, Maria Antonietta Uras – che sembra non voler finire mai». Lei è stata una delle prime ad arrivare nel tratto di campagna in cui il “Macomer-Chilivani” ha finito alle 18.50 la sua corsa. «Stanno facendo scendere i passeggeri con una scaletta – racconta poco dopo le 21 –. Nessuno si è fatto male per fortuna. Ma i disagi sono tanti. E anche la paura. Anche perché ormai è notte, e tutti sono qui bloccati da ore».

Gli ottanta passeggeri e il personale salgono, sotto gli occhi attenti di carabinieri, polizia e vigili del fuoco accorsi sul posto, su un treno “di soccorso” arrivato da Chilivani. Anche se molti si rifugiano in auto di parenti e amici che sono andati a prenderli. E, dalla stazione ozierese, vengono accompagnati nelle loro destinazioni da pullman sostitutivi.

Gli stessi pullman che, almeno per tutta la giornata di oggi, consentiranno i collegamenti tra Cagliari e il nord dell’Isola. Con i treni che si fermeranno a Chilivani, mentre i tecnici delle Fsi procederanno alla non facile rimozione del treno fermo sui binari con un cantiere meccanizzato, e poi, pioggia permettendo, alle operazioni di “rincalzamento” della massicciata, brutalmente erosa dalla pioggia.

Si cercherà di fare in fretta, perché di fatto la chiusura della Macomer – Ozieri spezza la linea ferroviaria isolana in due. Ma comunque bisognerà collaudare la tenuta della massicciata. E non solo dove i binari sono “rimbalzati”, convincendo il macchinista a dare lo stop, ma per chilometri.

Di sicuro si è rischiato molto. «E non per colpa di Fsi – spiega il segretario della Filt Cgil Arnaldo Boeddu – che proprio per mettere in sicurezza la rete dal dissesto idrogeologico sta spendendo e spenderà molto. Ma per colpa di una natura impazzita, con cui, quando scriviamo i nostri protocolli di sicurezza, dobbiamo imparare a fare i conti. Per fortuna è andata bene. Ma quello che è successo oggi è un avviso, di cui è imperativo tenere conto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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