La campagna per le elezioni è già ripartita
Secondo un politologo dell'università di Sassari è ormai evidente che non ha vinto nessuno. Un governo purché sia può essere di vita breve, ma al momento non è chiaro come possa nascere. O meglio, con quali numeri in parlamento possa andare avanti
Quasi in silenzio, prima timida ma poi sempre più a voce alta, è arrivata la campagna elettorale. Non quella trascorsa, ma la sua esatta prosecuzione, che difficilmente porterà a una ricomposizione del quadro politico nel pur apprezzabile sforzo del presidente Mattarella di giocarsi tutte le carte "veramente costituzionali" di cui dispone. E, come è normale in tutte le democrazie del mondo, specialmente in quelle parlamentari, e soprattutto in Italia, quando il clima è da campagna elettorale, altrettanto difficilmente si possono trovare le giuste soluzioni per uscire da uno stallo continuo.
Qualche settimana fa ricordavamo che la prospettiva di nuove elezioni non era così lontana e che il M5S e la Lega vedrebbero, a discapito di altri partiti, aumentare il proprio bagaglio di seggi in parlamento. Eppure, nemmeno in quel caso la situazione andrebbe a ricomporsi, perché non avremmo un quadro politico con una netta maggioranza rispetto alle altre. Mattarella tutto questo lo sa bene. Tuttavia, ha il diritto-dovere costituzionale di provarci fino in fondo, pur in una situazione che, dopo gli ipotetici passi avanti fatti un po' da tutte le forze politiche, riproietta il Paese a qualche settimana fa.
FI attacca il M5S perché teme di essere "scaricata" dalla Lega, indirizzando le accuse a Di Maio di aver tenuto in ostaggio tutti e il centrodestra in particolare. Salvini pare aver rinunciato all'idea di far a meno di Berlusconi, ma allo stesso tempo prova a invitare a un governo che arrivi giusto a mangiare i primi panettoni della stagione, seppur guidato da chi ha vinto (quindi da lui?) e con dentro il M5S. La direzione del Pd - ma soprattutto la comparsata televisiva di Renzi, dal suo punto di vista intelligentemente organizzata in un momento topico delle trattative - ha votato una relazione nella quale, per mettere tutti d'accordo, ha deciso il decidibile: niente governi con centrodestra e M5S, pieni poteri (?) a Martina di fare non si sa bene cosa; e infatti il Pd è ben lontano dall'aver risolto i suoi problemi interni, come le dichiarazioni di Franceschini, Veltroni, e ultime del sindaco di Milano Sala e del presidente del Lazio Zingaretti, mostrano molto bene.
Il M5S, dal canto suo, dopo il fallimento delle trattative con il Pd, e forse preoccupato per gli atteggiamenti (di una parte) del suo elettorato, è tornato a essere "più movimentista" e ormai richiede a gran voce un ritorno alle urne per il 24 giugno.
Perché la campagna elettorale, sarebbe, dunque e ancor più in questo ultimo contesto, ricominciata? Perché sullo sfondo vi sarebbe un cosiddetto governo di tregua, posto in essere da Mattarella con chi eventualmente disponibile. Governo che avrebbe ovviamente il compito di impedire un peggioramento dei conti a breve scadenza (da cui, seppur non automatico, l'oramai certo aumento dell'Iva), la legge di Stabilità e il ripristino di tutta una serie di impegni europei, congelati per questi 60 giorni. Salvini si dice disponibile a un governo, ma solo se a guidarlo è un politico, tra chi ha vinto. Per Di Maio quel governo sarebbe "un tradimento", e ha già annunciato che vi si opporrebbe. I possibilisti sarebbero il Pd e Fi.
Ma non si riesce a comprendere come, pur in presenza di un governo siglato a tutto tondo da Mattarella, si possano realmente trovare i numeri alle camere per un suo sostegno, senza il M5S e molto probabilmente la Lega.
La verità è che non ha vinto nessuno. È impossibile un governo secondo schieramenti alternativi e, dopo i tentativi, neppure tra gli stessi. Tornare al voto in queste condizioni non sarebbe certo benefico per il sistema-paese. Un governo purché sia può essere di vita breve, ma al momento non è chiaro come possa nascere. Può darsi che solo una Sibilla Cumana sappia cosa accadrà dopo le ultime consultazioni di Mattarella. In questo caso, forse a vincere davvero sarà chi saprà fare un passo indietro e non due avanti.
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