HO PERSO UN AMICO, ADDIO PROFESSORE
di ANTONIO DI ROSA
Manlio Brigaglia non era solo uno di noi. Manlio era la nostra coscienza critica, l’uomo a cui rivolgersi per avere consigli, per farsi spiegare qualcosa che non avevamo molto chiara sulla storia...
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Manlio Brigaglia non era solo uno di noi. Manlio era la nostra coscienza critica, l’uomo a cui rivolgersi per avere consigli, per farsi spiegare qualcosa che non avevamo molto chiara sulla storia dell’isola. Non aveva 89 anni, la sua mente lucida andava oltre l’anagrafe.
Quando sono arrivato a Sassari il primo dicembre scorso, ho subito chiesto chi era l’uomo che rispondeva ogni giorno ai lettori del giornale. Perché per me è strategico mantenere un rapporto intenso, costruttivo, amicale con chi ci legge.
Manlio non era un uomo aggressivo ma molto analitico. Dall’alto della sua esperienza e della sua cultura riusciva sempre a trovare un punto di equilibrio per appagare il lettore o per rimproverarlo bonariamente di una opinione eccessivamente polemica. Le sue parole erano calibrate.
La sua scomparsa mi ha choccato perché lo avevo incontrato appena una settimana fa. Mi aveva telefonato chiedendomi con la solita educazione se poteva regalarmi l’ultimo libro, sempre sulla Sardegna, di cui aveva scritto la prefazione. Era venuto in ufficio, qui alla Nuova, manifestando un po’ di sofferenza. «Sono stanco, non sto molto bene. Devo rifare alcuni esami specialistici per capire cosa c’è che non funziona».
Ma nulla di drammatico. Il suo viso non lasciava presagire una fine imminente. Abbiamo conversato sulla situazione politica in Sardegna. Poi mi ha divertito tantissimo perché mi ha raccontato chi sono i personaggi che mi ritrovo in cornice dietro la mia scrivania: vecchi direttori ed editori della Nuova Sardegna di fine Ottocento-inizio Novecento.
Sapeva tutto di tutti. Aneddoti, storie personali, chi aveva aderito al fascismo, chi si era opposto. Un libro di storia aperto sul mondo.
Manlio era tutto questo e anche di più. Per vent’anni al liceo Azuni di Sassari ha formato i giovani che poi sono diventati classe dirigente. All’università ha incrociato futuri sindaci e amministratori regionali, deputati e senatori. Tanto è vero che, in occasioni conviviali, molti si avvicinavano a lui, abbracciandolo, e chiamandolo affettuosamente “Professore”.
Il professore non c’è più. Ci ha lasciati all’improvviso ma rimane il suo insegnamento, la sua storia, la sua cultura. Rimane un vuoto enorme. Ma, caro Manlio, noi della Nuova non ti dimenticheremo mai. Io, ultimo arrivato, mi porterò dietro le tue parole e i tuoi consigli: «Ascolta tutti e poi decidi». Farò così.
Quando sono arrivato a Sassari il primo dicembre scorso, ho subito chiesto chi era l’uomo che rispondeva ogni giorno ai lettori del giornale. Perché per me è strategico mantenere un rapporto intenso, costruttivo, amicale con chi ci legge.
Manlio non era un uomo aggressivo ma molto analitico. Dall’alto della sua esperienza e della sua cultura riusciva sempre a trovare un punto di equilibrio per appagare il lettore o per rimproverarlo bonariamente di una opinione eccessivamente polemica. Le sue parole erano calibrate.
La sua scomparsa mi ha choccato perché lo avevo incontrato appena una settimana fa. Mi aveva telefonato chiedendomi con la solita educazione se poteva regalarmi l’ultimo libro, sempre sulla Sardegna, di cui aveva scritto la prefazione. Era venuto in ufficio, qui alla Nuova, manifestando un po’ di sofferenza. «Sono stanco, non sto molto bene. Devo rifare alcuni esami specialistici per capire cosa c’è che non funziona».
Ma nulla di drammatico. Il suo viso non lasciava presagire una fine imminente. Abbiamo conversato sulla situazione politica in Sardegna. Poi mi ha divertito tantissimo perché mi ha raccontato chi sono i personaggi che mi ritrovo in cornice dietro la mia scrivania: vecchi direttori ed editori della Nuova Sardegna di fine Ottocento-inizio Novecento.
Sapeva tutto di tutti. Aneddoti, storie personali, chi aveva aderito al fascismo, chi si era opposto. Un libro di storia aperto sul mondo.
Manlio era tutto questo e anche di più. Per vent’anni al liceo Azuni di Sassari ha formato i giovani che poi sono diventati classe dirigente. All’università ha incrociato futuri sindaci e amministratori regionali, deputati e senatori. Tanto è vero che, in occasioni conviviali, molti si avvicinavano a lui, abbracciandolo, e chiamandolo affettuosamente “Professore”.
Il professore non c’è più. Ci ha lasciati all’improvviso ma rimane il suo insegnamento, la sua storia, la sua cultura. Rimane un vuoto enorme. Ma, caro Manlio, noi della Nuova non ti dimenticheremo mai. Io, ultimo arrivato, mi porterò dietro le tue parole e i tuoi consigli: «Ascolta tutti e poi decidi». Farò così.
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