firenze, bomba di capodanno
Anarchico nuorese rinviato a giudizio
FIRENZE. L’anarchico Salvatore Vespertino, 31 anni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio per l’ordigno che a Capodanno 2017 esplose davanti alla libreria Il Bargello di Casa...
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FIRENZE. L’anarchico Salvatore Vespertino, 31 anni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio per l’ordigno che a Capodanno 2017 esplose davanti alla libreria Il Bargello di Casa Pound a Firenze, ferendo gravemente a un occhio e a una mano l’artificiere della polizia Mario Vece. Tracce del Dna di Vespertino furono trovate sulla bomba. L’anarchico, originario di Nuoro, andrà a processo il prossimo 4 luglio secondo quanto disposto dal gip Bagnai. La richiesta era stata avanzata dalla pm Beatrice Giunti. La difesa aveva chiesto di derubricare il reato da tentato omicidio a lesioni volontarie. La posizione di Vespertino, in carcere a Sollicciano (Firenze) dal 3 agosto 2017, viene così differenziata dagli altri 39 indagati dell’inchiesta della procura che raccoglie numerosi reati avvenuti a Firenze e ricollegati all’area anarchica, fra cui quello della bomba di Capodanno. Per gli altri l’udienza preliminare è fissata il 30 maggio.
Per l'attentato dinamitardo di Capodanno Salvatore Vespertino è accusato di tentato omicidio e danneggiamento in concorso con altri tre anarchici, Nicola Almerigogna, Pierloreto Fallanca e Giovanni Ghezzi. I quattro sono accusati dalle indagini di procura e Digos di essere coloro che collocarono davanti al negozio l’ordigno, ad elevata capacità offensiva e azionato con un timer, tale da causare lesioni o morte a chi vi transitasse vicino nel momento dell’esplosione. Cosa che accadde: lo scoppio investì l'artificiere Mario Vece che stava intervenendo per disinnescare la bomba. L’ordigno consisteva in un barattolo di vernice riempito di polvere pirica con un congegno di innesco a tempo.
Per l'attentato dinamitardo di Capodanno Salvatore Vespertino è accusato di tentato omicidio e danneggiamento in concorso con altri tre anarchici, Nicola Almerigogna, Pierloreto Fallanca e Giovanni Ghezzi. I quattro sono accusati dalle indagini di procura e Digos di essere coloro che collocarono davanti al negozio l’ordigno, ad elevata capacità offensiva e azionato con un timer, tale da causare lesioni o morte a chi vi transitasse vicino nel momento dell’esplosione. Cosa che accadde: lo scoppio investì l'artificiere Mario Vece che stava intervenendo per disinnescare la bomba. L’ordigno consisteva in un barattolo di vernice riempito di polvere pirica con un congegno di innesco a tempo.
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