La Nuova Sardegna

Poco feeling col web i sardi preferiscono ancora fare la fila

Poco feeling col web i sardi preferiscono ancora fare la fila

Solo il 24% dialoga sulla rete con la pubblica amministrazione In Islanda l’85% spedisce via internet moduli e multe

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Il sardo medio è ancora molto analogico. Più per condizione che per scelta. A posta certificata, moduli da compilare on line, pdf da caricare sulle home page della pubblica amministrazione, preferisce la tradizionale e molto poco virtuale fila allo sportello. La Sardegna è una delle regioni in cui si utilizzano di meno i servizi on line offerti dalla pubblica amministrazione. Nel 2017 lo hanno fatto appena 24 sardi su 100. Gli altri hanno preferito prendere fogli, bollettini e fotocopie e mettersi in coda ad attendere il proprio turno. I dati arrivano dal Eurostat e sono stati elaborati dal Sardinian socio-economic observatory (www.sardinanobservatory.org). Un primato poco invidiabile. In questa classifica della diffidenza digitale l’isola è a pari merito con la Serbia ed è superata in negativo solo da Bulgaria, 21 per cento, Macedonia, 17 per cento e Romania, 9 per cento. Mimetizzata tra i paesi dell’Est la Sardegna ha un altro dato negativo. Il dato è in decrescita. Nel 2011 i sardi digitali erano il 26 per cento, nel 2014 il 27. E il dato diventa ancora più imbarazzante se paragonato con quello delle altre isole europee. La classifica la guida l’Islanda in cui l’85 per cento dei rapporti con la pubblica amministrazione è sul web. Seguono l’Irlanda e Corsica al 55 per cento, le Canarie al 46, le Baleari al 44 e Cipro al 42 per cento.

Ma sarebbe un po’ semplicistico pensare che i sardi preferiscano fare la fila piuttosto che fare quattro click dalla poltrona di casa. In molti casi la scelta è obbligata. Si chiama digital divide e per chi non mastica lo slang anglofono è la mancanza di infrastrutture digitali presente in molti comuni. L’assenza di una linea veloce con cui collegarsi via web, giusto per fare un esempio. E anche per questo la Regione in questi anni ha investito molte risorse per connettere tutti i 377 comuni dell’isola alla rete. I grandi gestori nazionali non investono per portare la rete veloce in centri poco popolosi che non possono assicurare un ritorno economico. La battaglia ora è tutta legata a evitare che l’isolamento fisico di chi vive nei centri dell’interno diventi anche digitale. Un’esigenza diventata ancora più urgente dopo i tagli dei servizi nei piccoli comuni. Per chi non ha un ufficio postale reale o uno filiale della banca reale in cui andare non resta che collegarsi al web per sentirsi almeno un cittadino virtuale uguale agli altri. (l.roj)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative