Bimba uccisa dallo yacht: il perito accusa il padre
Nuova udienza in tribunale: a dare origine all’incidente sarebbe stata l’imprudenza di Trudu
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CAGLIARI. È stato il padre Andrea Trudu a gettarsi in mare gridando “all’arrembaggio” dopo aver preso in braccio la figlia undicenne Letizia mentre il motoscafo Thor condotto da Maurizio Loi era ancora impegnato nella manovra di rotazione, utile perché le persone a bordo potessero calarsi nel bagnasciuga. È la tesi illustrata dal consulente Marco Mureddu al processo per omicidio colposo in corso davanti al giudice Giuseppe Carta. L’esperto, nominato dal pm Sandro Pili, ha ricostruito in tribunale le drammatiche fasi dell’incidente avvenuto il 7 luglio 2015 di fronte al lido di Santa Margherita di Pula, costato la vita alla bimba, risucchiata dal motore di destra che girava in senso antiorario e dilaniata dalle eliche. Una ricostruzione basata su testimonianze e dati tecnici che, se considerata valida, ridurrebbe il livello di responsabilità di Loi, comandante dell’imbarcazione difeso da Leonardo Filippi, e accrescerebbe quelle di Trudu. Il contenuto della testimonianza è stato però duramente contestato in aula dal difensore Massimiliano Carboni, per una lunga serie di ragioni: il legale ha sostenuto che il consulente ha lavorato su dichiarazioni testimoniali parziali, fra cui alcune raccolte dai carabinieri parlando con Trudu quando questi non era ancora indagato. È stato mentre la piccola Letizia si trovava in camera mortuaria che il padre ha riferito ai militari di aver pronunciato quel grido («all’arrembaggio») lanciandosi in mare con le figlie, quindi quelle dichiarazioni - per il legale - sarebbero inutilizzabili nel procedimento penale. Non solo: secondo la ricostruzione difensiva dei fatti erano numerosi i bambini in acqua, mentre il motoscafo manovrava. Allora - ha chiesto l’avvocato Carboni - perché sarebbe stata risucchiata verso i motori soltanto Letizia? La posizione di Trudu è in aperto contrasto con quella di Loi: la difesa del comandante sostiene infatti che l’ex campione di windsurf non aveva autorizzato nessuno a scendere dall’imbarcazione, perché la manovra di orientamento della poppa verso la spiaggia era ancora in corso e i motori accesi. L’origine del tragico incidente - stando alla difesa di Loi - sarebbe dunque l’imprudenza di Trudu, convinto che, vista la posizione del motoscafo, fosse possibile calarsi in mare per raggiungere la spiaggia. (m.l)
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