Furlan, appello per Ottana: subito il rilancio o morirà
La segretaria sull’ex Alcoa: l’azionariato degli operai è un modello da seguire Carta contro Pigliaru: ho chiesto un patto di fine legislatura, nessuno ha risposto
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CAGLIARI. Nel giorno in cui lo spread è schizzato come un razzo fino a toccare i 150 punti di distacco dalla Germania, la Borsa milanese ha barcollato, meno due per cento, il prezzo della benzina è salito, 1.60 al litro, l’Europa ha puntato il dito contro l’Italia e l’Istat confermato che gran parte del Mezzogiorno è ancora in coma, Anna Maria Furlan, segretaria nazionale della Cisl, l’ha detto tutto d’un fiato: «È un giorno da incubo». La sua è stata un requisitoria: «Basta con i balletti governo sì, governo no. Si decidano. Il Nord per andare avanti ha bisogno immediato di stabilità, mentre da Roma in giù serve subito molto più lavoro, invece non abbiamo ancora un interlocutore a Palazzo Chigi. A due mesi dalle elezioni, l’Italia non può continuare a vivere nell’incertezza». È finita o quasi la pazienza anche di Gavino Carta, segretario regionale della Cisl. «Giorni fa – sono state le sue parole – ho lanciato un appello al presidente della Regione per firmare un patto di fine legislatura su occupazione, inclusione sociale e welfare, ma non mi ha risposto». Ssulla terra ferma e in Sardegna il sindacato non ha nascosto certo di essere in allarme. «Con l’immobilismo della politica, rischiano di essere inutili i sacrifici sopportati dagli italiani in questi anni e potrebbero essere spazzati via persino i deboli segnali di ripresa all’indomani della grande crisi». Nella riunione del Consiglio generale della Cisl sarda, presenti 180 delegati, i due segretari non si sono risparmiati nelle critiche verso chi «parla poco di sviluppo e purtroppo pensa invece sempre troppo ad altro». Con due passaggi della segretaria anche su Alcoa e Ottana. Questi: «La partecipazione degli operai al capitale sociale dell’azienda è un modello che andrebbe seguito da altre imprese», ha detto sulla fabbrica di Portovesme. Ssulla Sardegna centrale è stata perentoria: «È arrivato il momento delle decisioni per rilanciare quel territorio, altrimenti morirà, e sarebbe inaccettabile».
Il primo attacco. Anna Maria Furlan ha cominciato con il fisco: «Abbiamo bisogno di una riforma seria, che guardi con attenzione ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, ma anche alle imprese. Però, come spesso accade in questo Paese, a saltar fuori sono sono le vecchie formule, come lo è un condono. Se anche questa volta saranno premiati solo i più ricchi, sarà un disastro e provocherà l’ennesimo danno sociale». Poi ha parlato di Mezzogiorno: «Ci sono ritardi enormi e ostacoli nell’attrarre gli investimenti privati nel Sud e soprattutto in Sardegna. Per questo il sindacato chiede a gran voce che questo Paese abbia presto un governo. Perché vorremmo sapere in fretta se sarà o meno un governo disposto a investire nelle grandi opere. Sia chiaro: solo se saranno sbloccati gli investimenti pubblici, il Sud potrà ripartire sul piano economico e sociale. Oppure c’è il reddito di cittadinanza ma quella è assistenza che può esserci per un po’, non sviluppo». Infine l’Europa: «È impensabile che nel programma di un uovo possibile governo si possa indugiare ancora su questo tema. L'Italia ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno dell'Italia. Finiamola con questi balletti dentro e fuori dall'euro. Ci vuole serietà e in giro ne vedo gran poca».
Il secondo attacco. È arrivato da Gavino Carta, che ha preso di mira la Regione. «La giunta deve ricominciare a confrontarsi con le parti sociale soprattutto ora quando mancano pochi mesi alla fine della legislatura». Navigare a vista fino all’inizio del 2019 sarebbe un errore clamoroso, secondo il segretario. «La Cisl ha proposto a Pigliaru un patto per far fronte alle emergenze, ma non ci ha risposto». Mentre – ha proseguito – «proprio ora dovrebbe essere accelerata la spesa su lavoro, contrasto alle povertà e opere pubbliche». Per arrivare finalmente a «una crescita equilibrata fra industria, turismo e agricoltura in cui devono essere centrali anche i trasporti, il riconoscimento dello stato d’insularità, l’efficienza della Pubblica amministrazione e della sanità visto che l’avvio dell’Asl unica non ha risolto, ma al contrario occultato, l’esigenza di garantire gran parte dei servizi essenziali nei territori». Per poi guardare oltre: «La Regione deve riaprire anche il confronto con lo Stato, non appena si formerà un governo, per ridiscutere le condizioni di sviluppo della Sardegna». Carta ha concluso così: «Va però deciso tutto in fretta ed è per questo che l’immobilismo della politica ci terrorizza». (ua)
Il primo attacco. Anna Maria Furlan ha cominciato con il fisco: «Abbiamo bisogno di una riforma seria, che guardi con attenzione ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, ma anche alle imprese. Però, come spesso accade in questo Paese, a saltar fuori sono sono le vecchie formule, come lo è un condono. Se anche questa volta saranno premiati solo i più ricchi, sarà un disastro e provocherà l’ennesimo danno sociale». Poi ha parlato di Mezzogiorno: «Ci sono ritardi enormi e ostacoli nell’attrarre gli investimenti privati nel Sud e soprattutto in Sardegna. Per questo il sindacato chiede a gran voce che questo Paese abbia presto un governo. Perché vorremmo sapere in fretta se sarà o meno un governo disposto a investire nelle grandi opere. Sia chiaro: solo se saranno sbloccati gli investimenti pubblici, il Sud potrà ripartire sul piano economico e sociale. Oppure c’è il reddito di cittadinanza ma quella è assistenza che può esserci per un po’, non sviluppo». Infine l’Europa: «È impensabile che nel programma di un uovo possibile governo si possa indugiare ancora su questo tema. L'Italia ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno dell'Italia. Finiamola con questi balletti dentro e fuori dall'euro. Ci vuole serietà e in giro ne vedo gran poca».
Il secondo attacco. È arrivato da Gavino Carta, che ha preso di mira la Regione. «La giunta deve ricominciare a confrontarsi con le parti sociale soprattutto ora quando mancano pochi mesi alla fine della legislatura». Navigare a vista fino all’inizio del 2019 sarebbe un errore clamoroso, secondo il segretario. «La Cisl ha proposto a Pigliaru un patto per far fronte alle emergenze, ma non ci ha risposto». Mentre – ha proseguito – «proprio ora dovrebbe essere accelerata la spesa su lavoro, contrasto alle povertà e opere pubbliche». Per arrivare finalmente a «una crescita equilibrata fra industria, turismo e agricoltura in cui devono essere centrali anche i trasporti, il riconoscimento dello stato d’insularità, l’efficienza della Pubblica amministrazione e della sanità visto che l’avvio dell’Asl unica non ha risolto, ma al contrario occultato, l’esigenza di garantire gran parte dei servizi essenziali nei territori». Per poi guardare oltre: «La Regione deve riaprire anche il confronto con lo Stato, non appena si formerà un governo, per ridiscutere le condizioni di sviluppo della Sardegna». Carta ha concluso così: «Va però deciso tutto in fretta ed è per questo che l’immobilismo della politica ci terrorizza». (ua)
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