La Nuova Sardegna

LEGA E M5S SBATTONO CONTRO L’EUROPA

di CARLO PALA*

Nessuno può infatti negare che tale sforzo vuole portare sicuramente a un governo di forte cambiamento (in meglio o in peggio, il lettore giudichi secondo coscienza) e il M5S e la Lega si sono...

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Nessuno può infatti negare che tale sforzo vuole portare sicuramente a un governo di forte cambiamento (in meglio o in peggio, il lettore giudichi secondo coscienza) e il M5S e la Lega si sono configurate come le forze politiche portavoce di tale possibile cambiamento. Infatti, se prendessimo per un attimo le categorie di destra e di sinistra e ci limitassimo a considerare l’elettorato dei due partiti, non scopriremmo che i concetti di destra e di sinistra sono diventati desueti, come Di Maio e Salvini vogliono far credere. Ma, al contempo, rinverremmo anche che tale dibattito appassiona più quelli che guardano dal di fuori i due partiti, che quelli che ci stanno dentro. Se si profilerà quanto stiamo assistendo in questi giorni, infatti, la destra per la Lega non avrà probabilmente quella di Berlusconi e della Meloni. La sinistra che ha votato M5S per scacciare la “vecchia politica” (ricordate? Quante volte i giornali lo hanno scritto e ribadito prima e dopo il 4 marzo!), da un certo punto di vista c’è riuscita davvero. Forse tale elettorato non avrebbe potuto prevedere una trattativa tra Lega e M5S, certo, ma il voto per i grillini era orientato al mandarli al governo scalzando gli altri, e non solo come protesta.

È assolutamente normale, dunque, che le trattative si prolunghino. Il compromesso, parola purtroppo percepita solo come negativa in politica, è necessario quando, ad esempio, si vogliono mettere a contatto proposte autoescludentesi. La Flat Tax di Salvini, se applicata così come ipotizzato, detrarrebbe già da sola le risorse necessarie per il reddito di cittadinanza di Di Maio. È ovvio che, se non si vuole consegnare solo una mera lista a Mattarella, sapendo bene che la stessa può essere respinta anche quando verrà fatto un qualsivoglia nome di presidente, occorrerà limare con attenzione ogni aspetto. Anche perché, bisogna ricordarsi, di tutto vuol sentir parlare il presidente Mattarella, tranne che di posizioni di un ipotetico governo Lega-M5S avverse all’Europa. Ed è sotto quest’ottica che Mattarella non sarà obbligato a dire sì ad ogni nome proposto, perché su questo egli conserva una prerogativa non solo costituzionale, ma, in un certo senso, politica.

In questa matassa che potrebbe (non) dipanarsi nelle prossime ore, resta sullo sfondo sempre un problema aritmetico, che altre volte ci è capitato di sottolineare. La Lega e il M5S possiedono in totale 347 deputati e 167 senatori. Se nel primo caso, una certa maggioranza esiste (perché quella richiesta per la fiducia è di 316), al Senato essa supera solo di sei unità quella richiesta, di 161. Qualsiasi sia il contratto o i nomi di governo, la garanzia di successo ha un solo nome e si chiama compattezza. Altrimenti il rischio di capitolazione diverrebbe piuttosto elevato, per quanto non amplificato da atteggiamenti di forze politiche che han preferito invece sedersi al bordo del fiume in attesa di un cadavere che non è detto passi al loro comando.

*politologo, Università di Sassari, UniNuoro



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