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cash and carry A sestu  

Da Zona soprattutto prodotti made in Sardinia

Da Zona soprattutto prodotti made in Sardinia

CAGLIARI. È un’offesa alla storia e al palato che un ristorante affacciato sul Mar di Sardegna proponga nel menu prodotti che arrivino da altre parti. Eppure accade con il pesce, l’olio, i formaggi e...

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CAGLIARI. È un’offesa alla storia e al palato che un ristorante affacciato sul Mar di Sardegna proponga nel menu prodotti che arrivino da altre parti. Eppure accade con il pesce, l’olio, i formaggi e le bottiglie di vino. Qualche volta a monte di questo peccato originale, commesso a tavola, c’è un’enorme malafede da condannare sempre e comunque, ma in altre occasioni è davvero difficile per ristoratori e albergatori trovare sul mercato locale un fornitore capace di garantire l’indispensabile continuità nelle consegne. In altre parole, nella filiera commerciale, è mancato spesso l’anello di congiunzione fra un settore e l’altro. Ora c’è con un cash and carry, vendita all’ingrosso, che ha scelto di mettere in prima fila i prodotti sardi. Si chiama «Zona» ed è un società partecipata dalla Conad, uno dei colossi nazionali nella vendita al dettaglio di food e bevande. Aperto nel 2010, il punto vendita regionale, a Sestu, dall’anno scorso ha messo in atto una rivoluzione negli scaffali, mettendo in vetrina 155 aziende isolane. Il risultato è stato subito ottimo: nel 2016 il fatturato di «Zona» ha toccato quota 17 milioni, con il 40 per cento dell’incasso arrivato proprio dai prodotti isolani. Il prossimo passo – ha annunciato Andrea Prato, direttore del cash and carry – è che «a generare il cinquanta per cento delle nostre entrate sia la Sardegna, qui intesa come una grande e unica filiera agroalimentare». Secondo i vertici della società, «è un traguardo che possiamo raggiungere con facilità per due motivi». Ecco il primo: l’alta qualità certificata delle materie prime utilizzate nelle produzioni locali ed è questa – come confermano le indagini di mercato – «la principale virtù pretesa dai consumatori». Il secondo motivo è che «Zona» è riuscito a risolvere quello che è un problema storico dell’agroalimentare isolano: la scarsa quantità di produzione. Come c’è riuscita? «Nei formaggi, ad esempio, la nostra proposta di vendita è garantita da sette aziende di diversi territori e quindi nell’insieme riusciamo a soddisfare le esigenze di tutta la nostra clientela. La stessa strategia l’abbiamo applicata ai vini, alla pasta fresca, all’olio e all’ortofrutta, settori in cui la Sardegna è capace di contrastare bene la concorrenza nazionale. Mentre deve ancora crescere e le daremo l’occasione di farlo nel mercato ittico e in quello delle carni». Considerando che, grazie alla strategia commerciale appena descritta, la ricchezza prodotta dall’agroalimentare locale rimane in Sardegna e quindi «noi di Zona faremo da stimolatori perché si realizzi un processo economico diffuso che dia certezze sia ai produttori che alle aziende turistiche». Giusto per capire qual è la grandezza dell’affare basta un numero: ogni anno in Sardegna hotel, ristoranti e bar fanno girare 500 milioni di euro fra food e bevande.

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