La Nuova Sardegna

L’idea matta di Domenico: a 18 anni vuole sfidare l’oceano

Gian Mario Sias
L’idea matta di Domenico: a 18 anni vuole sfidare l’oceano

Nel 2019 salperà per una traversata in solitaria su un’imbarcazione di 6 metri. Il giovane vuole partire dalle coste francesi per arrivare in Martinica

5 MINUTI DI LETTURA





ALGHERO. Fortuna ci vuole. E passione. E carattere. Sapere quale futuro si vorrebbe per sé a 18 anni, o anche da prima, è una grande fortuna. E per dar gambe a un sogno ci vuole passione. Non basta: ci vuole una volontà di ferro, una conoscenza del proprio spirito e del proprio corpo che appartengono solo a chi è molto più grande di così. Certi tratti del carattere li devi avere, c’è poco da fare. Domenico Caparrotti sa quello che vuole, sa cosa farà da grande. La sua passione è innata, fatica a ricordare quand’è iniziata, tanto era piccolo. Soprattutto, è pronto. La solitudine, i rischi e la fatica non lo spaventano. Quello è l’obiettivo, quello è ciò che c’è da fare. Origini campane, algherese, 18 anni compiuti a fine dicembre, studente. All’istituto nautico, manco a dirlo. Il suo sogno, ma a questo punto è più giusto parlare di un progetto, è la MiniTransat che partirà nell’ottobre 2019 da La Rochelle, in Francia. La MiniTransat è una regata atlantica in solitario. Si svolge ogni due anni su imbarcazioni di sei metri e mezzo. Dal 1977 è la risposta al “gigantismo” finanziario e tecnologico delle altre transoceaniche, sfide per imbarcazioni grandi e costose, che rischiano di far finire in secondo piano la componente umana. Si parte da La Rochelle e si arriva a Le Marin, in Martinica, con il classico stop a Las Palmas, nelle Canarie.

Un’avventura affascinante, spettacolare e ricca di insidie. Domenico Caparrotti, alla faccia dei suoi diciotto anni e mezzo e di tutti i luoghi comuni sulla sua generazione, ha iniziato a prepararsi seriamente. Nelle scorse settimane ha vinto La Duecento di Caorle in classe Mini. Per lui è stato un ottimo debutto: quella è stata la sua prima regata internazionale. Alle 10.40 del 6 maggio ha tagliato il traguardo dopo quasi 48 ore di regata. Partito da Caorle il venerdì alle 14.30, ha fatto rotta su Grado, ha affrontato il passaggio dell’isola di Sansego, in Croazia, ed è risalito. A quel punto Domenico Caparrotti ha deciso che nella vita non si può sempre aspettare: «Sono pronto». E via a capofitto sul progetto dedicato alla navigazione d’altura, con l’obiettivo di partecipare alle più prestigiose regate oceaniche. Via, in poche parole, al progetto Mini Transat del 2019. «Sono di origini campane, ma i miei diciotto anni sono tutti qui ad Alghero, è di Alghero che mi sento», racconta Caparrotti. Fa difficoltà a ricordare quando è nata la passione per la vela. «Di sicuro a sei anni stavo già facendo il mio primo corso grazie ai miei genitori, che hanno assecondato questa mia grande attrazione per il mare – ricorda – subito dopo sono arrivate le prime virate nelle acque di casa ed è iniziata la carriera agonistica, sino ad arrivare all’altura e alle regate offshore». Domenico ha avuto diversi allenatori, oggi fa parte dello yacht club “Riviera del corallo”, è stato consigliato da tanti addetti ai lavori.

Ma il suo grazie più grande è per i genitori. «Loro mi hanno trasmesso la passione per il mare, senza la quale sarebbe impensabile oggi prepararmi a queste 4mila miglia – dice – da fare in solitaria, senza comunicazioni a terra, con i soli aggiornamenti meteo tramite radio a onde corte». Insomma, questo figlio unico che sembra venuto da un’altra età è stato spinto dal padre e dalla madre verso quella che definisce «la solitaria delle solitarie». Se gli si chiede quale sia il suo stato di preparazione mentale, risponde senza rispondere, parlando di questioni pratiche. Un modo per esorcizzare l’emozione o per far capire che la testa è già lì. «Sonno e alimentazione sono le cose principali – afferma –si sta quasi un mese in mare, è importante in barca essere in condizioni di benessere fisico». In questo senso Caorle è stato un buon test. «Sono solo due giorni, ma ho visto come me la cavavo col sonno e con la navigazione – riferisce – c’erano settanta barche, c’è stato un bel distacco di 15miglia dall’avversario, sono più che soddisfatto».

Non potrebbe essere altrimenti per uno che sta bene solo quando sente la salsedine. «Studio all’Istituto nautico di Porto Torres, nel corso di Conduzione di mezzo navale, a scuola e fuori penso sempre al mare, a navigare», confida Domenico. Studiare non gli pesa perché «imparo teoricamente cose che poi mi sono utili quando navigo». In vista della MiniTransat, si cono due cose da fare: trovare sponsor pronti a scommette con lui e condividere l’investimento, che si aggira intorno ai 120mila euro, e ottenere due qualifiche, «quella sulle 500miglia e quella sulle mille miglia non stop, per ottenere la quale farò il giro del Mediterraneo, partendo da Genova verso la Sardegna, tappa alle Baleari e arrivo a Marsiglia». Per un ragazzo normale, che non si sente un lupo solitario e non ha sogni, speranze, paure e dubbi diversi da quelli di tutti i suoi coetanei, prepararsi in vista dell’appuntamento in Francia non è facile.

«C’è da dividersi quotidianamente fra lo studio, la scuola, gli amici, altri hobby, altri interessi, come la lettura – spiega – e c’è da lavorare per trovare le risorse economiche, cercare di coinvolgere le aziende è un’impresa». Una determinazione del genere non ha bisogno di essere alimentata da idoli. «Non ne ho, di tanti ho letto e ascoltato le storie, le esperienze, mi piacciono, li seguo un po’ tutti». Sperando che a breve siano loro a seguire lui. Domenico Caparrotti è pronto a scrivere la sua storia. In fondo servono solo fortuna, passione e carattere.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative