la protesta
Gratuito patrocinio, gli avvocati: «Pagati con anni di ritardo»
CAGLIARI. Hanno una funzione fondamentale per la giustizia: garantire il diritto di difesa a chi non ha nulla, a cominciare dai migranti. Ora sono sul piede di guerra perché lo Stato paga il loro...
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CAGLIARI. Hanno una funzione fondamentale per la giustizia: garantire il diritto di difesa a chi non ha nulla, a cominciare dai migranti. Ora sono sul piede di guerra perché lo Stato paga il loro lavoro con ritardi di anni, provocando disagi che non è difficile immaginare, ritardi in genere legati all’insufficienza del personale impegnato a sbrigare le pratiche che riguardano il patrocinio gratuito. Il primo atto è stata un’assemblea convocata dall’”Associazione avvocati patrocinio non abbienti”, che in una nota firmata dal presidente Alessandro Melis espone la situazione e annuncia iniziative di protesta. Il prossimo passo è una nuova assemblea - il prossimo 16 maggio - allargata alla partecipazione degli avvocati esterni all’associazione, dei magistrati, dei capi degli uffici giudiziari, dei dirigenti amministrativi, dei funzionari e degli impiegati. Nella nota si fa riferimento soprattutto ai ritardi accumulati dal tribunale di sorveglianza, dove le istanze di liquidazione del gratuito patrocinio giacciono mesi e mesi, bloccando a cascata la notifica delle liquidazioni. Si parla di ritardi anche di anni, con le fatture che si accatastano inevase e i legali che devono attendere a lungo il pagamento per il proprio lavoro: «È una situazione - scrive l’avvocato Melis - che comporta un grave pregiudizio del diritto di difesa e compromette la stabilità professionale, tanto da far mancare la serenità necessaria allo svolgimento dell’attività degli avvocati».
Fra le iniziative discusse nel corso dell’assemblea l’astensione dalle udienze, un esposto-denuncia alla Procura, incontri con i responsabili del procedimento al di fuori del distretto sardo, ricorsi per decreto ingiuntivo e giudizio di ottemperanza.
Fra le iniziative discusse nel corso dell’assemblea l’astensione dalle udienze, un esposto-denuncia alla Procura, incontri con i responsabili del procedimento al di fuori del distretto sardo, ricorsi per decreto ingiuntivo e giudizio di ottemperanza.
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