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Legge sulla lingua: manca ancora un vero accordo

Legge sulla lingua: manca ancora un vero accordo

Zedda, Mdp: nel testo si valorizzano tutte le varianti  La Agenzia sarà cancellata, dopo le critiche dell’aula 

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CAGLIARI. «Speru chi a Francu ddu lasseis a fueddai i sardu e no ddi dongheis disprexeris... est stetiu un errori, po mei, su no ai lassau fueddessit chi Edmea, a pippiedda, liberamenti in sardu». È cominciato così, con la rilettura di una lettera scritta da Antonio Gramsci ai familiari, il dibattito in Consiglio sulla legge per la Lingua sarda. Il primo a prendere la parola è stato il relatore Paolo Zedda, Mdp. L’ha fatto con passione, perché lui, che è scrittore, studioso e poeta improvvisatore, in questi 40 articoli ci crede molto. È stato facile intuirlo in ogni passaggio della sua relazione, in cui «l’identità linguistica del Popolo sardo è considerata un bene primario». Lo dev’essere nelle grandi varianti storiche e letterarie, logudorese e campidanese, per evitare che «invece scompaia fra meno di vent’anni, altrimenti è forte il rischio che a parlarlo alla fine rimangano purtroppo in pochi». Ma lo è anche nelle altre varianti: dal catalano di Alghero al gallurese e al sassarese, dal tabarchino dei calofortini al corso-maddalenino. «È una legge questa – ha proseguito sempre in sardo – che vuole tutelare, valorizzare, promuovere e diffondere nelle scuole la Lingua nel suo complesso». Certo, nonostante il voto favorevole dell’Aula al passaggio agli articoli, stasera comincerà il vero dibattito, i problemi da risolvere sono ancora molti. Anche se uno è stato subito cancellato dalla lista: non ci sarà un’Agenzia per le Lingue. Dopo le critiche incrociate all’ennesima e possibile succursale della Regione, un’agenzia appunto, la maggioranza di centrosinistra ha deciso che era meglio non farla. A questo punto il confronto non sarà più tanto sui soldi del finanziamento, comunque a regime supereranno i tre milioni, quanto sulle norme ortografiche, come si scrive una parola, e su quelle linguistiche, ovvero tutti i sinonimi possibili di una stessa parola. È un campo minato: da una parte nessuno vuole impantanarsi di nuovo nella discussione intorno alla contestata e pare fredda «Limba sarda comuna», ma in molti non vogliono neanche che quel lavoro durato anni sia buttato via. Che poi, in estrema sintesi, è anche il concetto espresso da una parte della maggioranza, in testa Roberto Deriu del Pd che ha presentato diversi emendamenti, e alcuni dell’opposizione. Ma dopo aver approvato l’inno ufficiale, è «Procurad’e moderare», ora il Consiglio vorrebbe fare filotto col via libera alla legge sulla Lingua del Popolo dei sardi. (ua)

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