I vescovi con i migranti: sono fratelli da accogliere
di Mario Girau
Dalla Conferenza episcopale l’invito all’apertura nel rispetto dei valori cristiani «La paura non deve mai alimentare sentimenti di odio e di rifiuto»
2 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. Gli immigrati sono «fratelli e sorelle che bussano alle nostre porte, in fuga da situazioni di vita insostenibili per la guerra o la fame. Uomini e donne, appunto, - come ci ricorda il Papa - in cerca di pace». In gran parte dedicata al problema-immigrazione la Conferenza episcopale sarda del 12 giugno scorso, riunita sotto la presidenza di monsignor Arrigo Miglio. Carità e concretezza nel documento dei vescovi di fronte un autentico dramma epocale, «rispetto al quale nessuno di noi può rimanere indifferente o far finta che riguardi altri». Soprattutto sacerdoti e fedeli laici ai quali i presuli ricordano il comandamento: ero forestiero e mi avete accolto – per i cristiani «prezioso banco di prova dell’autenticità della propria fede».
Sul tema immigrazione il dibattito è ormai sopra le righe, ne sono prova, scrive monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio, segretario della Ces, «i dibattiti televisivi e soprattutto i rozzi e volgari attacchi personali sui social media per chi osa prendere pubblica posizione su un versante o sull’altro». Ma la direzione della Chiesa è una sola: i vescovi continuano ad appoggiare le diverse iniziative di solidale e integrante accoglienza poste in essere in questi anni, anche nelle diocesi e nelle parrocchie italiane. Soprattutto, vedono un positivo approccio al problema nella pratica dei corridoi umanitari.
Contestualmente richiamano alla riflessione di tutti il costante magistero di Papa Francesco, che i Vescovi sardi intendono rilanciare e diffondere. Messaggio che va letto, compreso e attuato nella sua interezza e articolazione, in quelle parti che riguardano il singolo credente e le comunità cristiane, ma anche la società civile e i governanti delle nazioni, «sui quali – secondo i presuli sardi - ricade in gran parte la responsabilità di gestire questo esodo di massa».
Papa e vescovi della Sardegna parlano di accoglienza dal cuore aperto e generoso che tiene conto delle «legittime paure fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano» senza, tuttavia, che tali paure «determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l'odio e il rifiuto». Accoglienza che cerchi sempre di garantire concretamente dignità e reale integrazione alle persone che vengono accolte. Ma a queste persone in arrivo si chiede - come ha detto Papa Francesco nella Messa per la “Giornata mondiale dei migranti e rifugiati” - di «conoscere, riconoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei paesi in cui sono accolti».
Sul tema immigrazione il dibattito è ormai sopra le righe, ne sono prova, scrive monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio, segretario della Ces, «i dibattiti televisivi e soprattutto i rozzi e volgari attacchi personali sui social media per chi osa prendere pubblica posizione su un versante o sull’altro». Ma la direzione della Chiesa è una sola: i vescovi continuano ad appoggiare le diverse iniziative di solidale e integrante accoglienza poste in essere in questi anni, anche nelle diocesi e nelle parrocchie italiane. Soprattutto, vedono un positivo approccio al problema nella pratica dei corridoi umanitari.
Contestualmente richiamano alla riflessione di tutti il costante magistero di Papa Francesco, che i Vescovi sardi intendono rilanciare e diffondere. Messaggio che va letto, compreso e attuato nella sua interezza e articolazione, in quelle parti che riguardano il singolo credente e le comunità cristiane, ma anche la società civile e i governanti delle nazioni, «sui quali – secondo i presuli sardi - ricade in gran parte la responsabilità di gestire questo esodo di massa».
Papa e vescovi della Sardegna parlano di accoglienza dal cuore aperto e generoso che tiene conto delle «legittime paure fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano» senza, tuttavia, che tali paure «determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l'odio e il rifiuto». Accoglienza che cerchi sempre di garantire concretamente dignità e reale integrazione alle persone che vengono accolte. Ma a queste persone in arrivo si chiede - come ha detto Papa Francesco nella Messa per la “Giornata mondiale dei migranti e rifugiati” - di «conoscere, riconoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei paesi in cui sono accolti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
