Luna Rossa, stop al cantiere. Mura: «Un danno per tutti»

Cagliari, la casa del team Prada bloccata dall’interpretazione delle cubature. Attacco del deputato del Movimento 5 stelle: «Troppa burocrazia fine a stessa»

CAGLIARI. Tra velisti si dice “buon vento” quando ci si saluta. È un augurio che, forse, nessuno ha fatto all’equipaggio di Luna Rossa che ha scelto Cagliari per preparare l’assalto alla 36esima America’s Cup. Il cantiere del challenge italiano alla madre di tutti i trofei della vela è in alto mare, ovviamente solo in senso figurato. Il problema è tutto nel rispetto delle volumetrie assegnate al cantiere ospitato sul molo Ichnusa che, a quanto pare, sarebbero state disattese. Luna Rossa, però, non si è allargata. Il perimetro è perfetto solo che i confini sono segnati dai alcuni contanier che, come dice il nome, sono stati utilizzato oltre che come “muri” e come basi per la copertura, anche come luogo in cui stipare io materiale. La chiave di volta è tutta qua perché, secondo il parere dei tecnici che hanno partecipato alla conferenza di servizi tra Comune, Autorità portuale e Ufficio di tutela del paesaggio, per utilizzare i contaniers come container e non come semplici muri sarebbe stata necessaria un’altra autorizzazione. Intanto che gli azzeccagarbugli lavorano per trovare una soluzione, Luna Rossa è ferma da giorni. E le polemiche sono arrivate iniziano a gonfiare lo spinnaker dell’indignazione.



La reazione. Andrea Mura, deputato del Movimento 5 stelle e skipper di Vento di Sardegna ha deciso di alzare la voce: «Quando mi è arrivata la notizia che c’erano problemi nel cantiere di Luna Rossa, dove mezzi di movimentazione pesante stavano mettendo mano alle strutture, ho pensato fosse una bufala – spiega Mura –. Ma è bastata una telefonata all’amico Max Sirena, che fa parte dell’equipaggio di Luna Rossa, per capire che i problemi c’erano, eccome se c’erano». Mura è allibito: «Tutto è stato fatto nel rispetto millimetrico delle concessioni ma, udite udite, i containers sono stati usati, oltre che per appoggiare il “tetto”, anche per riporvi materiale. Secondo l’interpretazione delle regole, questa cosa di usare dei contenitori per contenere delle cose, ha cambiato, pur non cambiando nulla, la superficie concessa e ha fatto scattare le azioni che hanno creato una marea di problemi. Sono certo che tutti hanno agito in modo pienamente legittimo ma ne è venuta fuori una situazione grottesca. Non c’è nulla di nuovo in tutto questo: è il solito noioso gioco dei sardi che fanno di tutto per crearsi dolorosi problemi dove non ci sono». Il deputato velista è sconcertato e immagina quello che sarebbe potuto succedere se fosse capitata la gestione di un compito più complicato: «Quando si parlava delle olimpiadi a Cagliari, pur essendomi messo a disposizione delle istituzioni, ero certo che avremmo trovato modo di far brutta figura. Oggi, con la base di Luna Rossa, ne ho conferma. Eppure è importante Luna Rossa a Cagliari: partendo dalla sua base, dal fantastico ed inutilizzato centro di calcolo fluidi tra i più importanti d’Europa, dalle condizioni di vento e del mare e con i contributi allo sviluppo, si può costruire un polo nautico fenomenale. Però dobbiamo smettere di fare il solito brutto gioco che fa rendere indigesta la nostra terra, ai forestieri e a noi: dobbiamo risolvere il problema culturale che ci attanaglia e che blocca la nostra economia e il nostro turismo. La Sardegna ha bisogno solo di sentire le esigenze di chi fa e applicare quelle poche regole che servono a non creare disordine e abuso. La Sardegna non ha bisogno di far sapere quanto è bella: lo sanno meglio i forestieri dei sardi».

Ad Andrea Mura, anche se avrebbe preferito farne a meno, i problemi che hanno congelato il cantiere di Luna Rossa sono serviti per rispondere a una domanda che gli era stata fatta quando era “solo” uno dei velisti più conosciuti del Paese dei navigatori: «In campagna elettorale una signora mi chiese a cosa servisse un velista in parlamento. Rispondo ora: serve a portare una ventata di libertà da regole che, fini a se stesse, non fanno altro che rendere a tutti la vita impossibile uccidendo sul nascere lo sviluppo economico. Qual è il problema? La programmazione imposta dall’alto e la burocrazia fine a sé stessa». La ricetta del parlamentare velista è semplice, forse troppo per chi si occupa di regole e regolamenti. Ma è comunque uno spunto per fare in modo che si possa dire nuovamente “buon vento”.

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