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l’incontro 

Domani Becciu a pranzo da Mattarella

Domani Becciu a pranzo da Mattarella

Il presidente della Repubblica incontrerà tutti i nuovi cardinali

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ROMA. Ci sarà anche Angelo Becciu alla tradizionale colazione che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, offrirà domani al palazzo del Quirinale, in onore dei nuovi cardinali italiani nominati nel Concistoro del 28 giugno. Insieme a Becciu saliranno al Quirinale, accompagnati dal segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, il neo prefetto della congregazione per le cause dei santi, l’arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Petrocchi, e il vicario del Papa a Roma, l’arcivescovo Angelo De Donatis. Intanto è appena uscita un’intervista che il cardinale sardo ha rilasciato al settimanale spagnolo Vida Nuevà, che gli ha dedicato la copertina. «Non si può brandire il Vangelo o il rosario per giustificare i nostri atti politici», risponde Becciu al giornalista che gli chiede che cosa pensi del fatto che un politico ateo, Pedro Sanchez, apra le porte ai migranti, e un politico che si dice cristiano, Matteo Salvini, invece le chiuda. «Questa polemica mi fa soffrire, spero che ci sia una soluzione comunitaria tra gli Stati europei sulla questione dell'immigrazione». Il neo cardinale parla poi del suo rapporto con papa Francesco con il quale ha «una relazione in piena sintonia, franca». Quanto al suo nuovo incarico, quello di Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, si tratterà, spiega, «di aiutare la Chiesa a manifestare la sua missione specifica. Se pensiamo bene, la Chiesa nasce per aiutare gli uomini ad avere esperienza di Dio sulla terra e, dunque, a essere più santi». E aggiunge di essere commosso al pensiero della canonizzazione di Paolo VI, «il Papa che abbiamo ammirato e che ci ha incoraggiato a dare la nostra vita, l'uomo che ha guidato la Chiesa in tempi molto difficili». Il cardinale si sofferma sulla questione della scristianizzazione. «Dio ci ha fatto vivere ora in questo mondo e per questo mondo dobbiamo trovare soluzioni. Dobbiamo rimboccarci le maniche per ricostruire le nostre comunità cristiane e, poco a poco, restituire la gente al cristianesimo. Non è una questione di anni e nemmeno di generazioni, ma bisogna riprendere la via della vera evangelizzazione».

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