I dubbi del Partito dei sardi sulla legge urbanistitca
Il leader Maninchedda: «C’è ancora troppo centralismo nella Regione Si deve dare la possibilità di costruire nell’agro. E nessuna deroga nei 300 metri»
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SASSARI. Non tutti in maggioranza sembrano condividere la nuova legge urbanistica, o meglio non tutti i suoi aspetti. Il Partito dei Sardi dà la sua posizione sulla legge. Lo fa il leader, Paolo Maninchedda, dal suo blog. «Noi del Partito dei sardi siamo sempre stati disponibili a fare e votare buone leggi. Sull’urbanistica siamo pronti da tempo». Maninchedda invoca un codice comportamentale per chi è nelle istituzioni, o c’è stato. «Se si ha un potere di indirizzo politico per scrivere leggi in settori come l’urbanistica, bisogna non essere proprietari di aree sensibili e/o trasformabili. Non si possono vestire i panni di colui che produce ricchezza e di colui che regola il mercato. Sono due ruoli legittimi, ma devono rimanere distinti».
Maninchedda entra nel merito della legge. «Noi siamo contrari al ruolo centralistico che la norma assegna alla Regione. I Comuni applicano le leggi varate dalla Regione e dallo Stato, al massimo le strutture amministrative della Regione controllano e, nel caso, contestano dinanzi a una istituzione terza. La follia delle adozioni, verifiche di coerenza deve finire. Deve finire l’ideologia della Regione ‘giusta’, ‘competente’, ‘equilibrata’ per definizione. Deve finire il sospetto su ogni iniziativa individuale del cittadino». Ma la linea più politica è nelle ultime affermazioni. «Consideriamo l’insediamento in agro un tratto antropologico dei sardi. Nell’isola deve essere possibile risiedere liberamente in campagna, con l’unico vincolo della sostenibilità ambientale. Noi siamo contrari alle nuove costruzioni nella fascia dei 300 metri. Siamo favorevoli alle manutenzioni delle strutture già presenti che non abbiano già usufruito degli ampliamenti del Piano Casa (si tratta di circa 104 piccoli alberghi). Su queste manutenzioni straordinarie occorre fare una norma intelligente che consenta gli adeguamenti ai nuovi standard ma non di più. Nel contempo, bisogna stare attenti a non negare agli alberghi ciò che si permette alle abitazioni. Siamo contrari a qualsiasi nuovo grande progetto nella fascia dei 300 metri. Siamo contrari all’idea stessa della deroga e dei tavoli a tre tra grandi imprenditori, Regione e Ministero dei Beni culturali. Siamo favorevoli ai grandi progetti che stiano fuori dalla fascia, ma siamo contrari che siano in deroga. I grandi progetti devono diventare dei Master Plan territoriali e devono essere approvati dalle Unioni dei Comuni interessati, non dalla Regione».
Maninchedda entra nel merito della legge. «Noi siamo contrari al ruolo centralistico che la norma assegna alla Regione. I Comuni applicano le leggi varate dalla Regione e dallo Stato, al massimo le strutture amministrative della Regione controllano e, nel caso, contestano dinanzi a una istituzione terza. La follia delle adozioni, verifiche di coerenza deve finire. Deve finire l’ideologia della Regione ‘giusta’, ‘competente’, ‘equilibrata’ per definizione. Deve finire il sospetto su ogni iniziativa individuale del cittadino». Ma la linea più politica è nelle ultime affermazioni. «Consideriamo l’insediamento in agro un tratto antropologico dei sardi. Nell’isola deve essere possibile risiedere liberamente in campagna, con l’unico vincolo della sostenibilità ambientale. Noi siamo contrari alle nuove costruzioni nella fascia dei 300 metri. Siamo favorevoli alle manutenzioni delle strutture già presenti che non abbiano già usufruito degli ampliamenti del Piano Casa (si tratta di circa 104 piccoli alberghi). Su queste manutenzioni straordinarie occorre fare una norma intelligente che consenta gli adeguamenti ai nuovi standard ma non di più. Nel contempo, bisogna stare attenti a non negare agli alberghi ciò che si permette alle abitazioni. Siamo contrari a qualsiasi nuovo grande progetto nella fascia dei 300 metri. Siamo contrari all’idea stessa della deroga e dei tavoli a tre tra grandi imprenditori, Regione e Ministero dei Beni culturali. Siamo favorevoli ai grandi progetti che stiano fuori dalla fascia, ma siamo contrari che siano in deroga. I grandi progetti devono diventare dei Master Plan territoriali e devono essere approvati dalle Unioni dei Comuni interessati, non dalla Regione».
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