le richieste dei consorzi al ministro
L’incontro con il ministro delle Politiche agricole, Gianmarco Centinaio (foto), è già avvenuto. L’associazione italiana che riuscine i consorzi a indicazione geografica, a cui aderisce anche quello...
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L’incontro con il ministro delle Politiche agricole, Gianmarco Centinaio (foto), è già avvenuto. L’associazione italiana che riuscine i consorzi a indicazione geografica, a cui aderisce anche quello del pecorino romano, ha riassunto le sue richieste in un documento che, a quanto pare, non ha convinto il ministro: «L’abbattimento delle barriere tariffarie è necessario per
ampliare la nostra attività commerciale nel mondo, sono diverse filiere che lo possono
già confermare. Le difficoltà emerse nella gestione delle quote di importazione aggiuntive
che sono passate da 11mila tonnellate a 29mila all’anno)del lattiero caseario a
dazio zero (contro un dazio precedente del 238%) ci impongono di mantenere
alta l’attenzione sull’applicazione del trattato
ma le difficoltà di una
messa a punto e di rodaggio non devono spingerci a dire che la macchina nuova è peggio di quella vecchia». C’è poi il discorso legato all’origine protetta: «Riconoscere il concetto di indicazioni geografiche è un enorme
rivoluzione rispetto al modo di pensare tipicamente
anglosassone, che fino a ieri riconosceva solo marchi privati registrati e il fatto che solo una parte delle Dop/Igp italiane sia stata riconosciuta non preclude
che se ne possano aggiungere altre». Anche le contraffazione che spaventa Coldiretti è stata affrontata da un altro punto di vista: «Il criterio della coesistenza fra prodotti Dop autentici e loro “imitatori canadesi” è un compromesso che può essere migliorato. E il Ceta vieta le emulazioni».
ampliare la nostra attività commerciale nel mondo, sono diverse filiere che lo possono
già confermare. Le difficoltà emerse nella gestione delle quote di importazione aggiuntive
che sono passate da 11mila tonnellate a 29mila all’anno)del lattiero caseario a
dazio zero (contro un dazio precedente del 238%) ci impongono di mantenere
alta l’attenzione sull’applicazione del trattato
ma le difficoltà di una
messa a punto e di rodaggio non devono spingerci a dire che la macchina nuova è peggio di quella vecchia». C’è poi il discorso legato all’origine protetta: «Riconoscere il concetto di indicazioni geografiche è un enorme
rivoluzione rispetto al modo di pensare tipicamente
anglosassone, che fino a ieri riconosceva solo marchi privati registrati e il fatto che solo una parte delle Dop/Igp italiane sia stata riconosciuta non preclude
che se ne possano aggiungere altre». Anche le contraffazione che spaventa Coldiretti è stata affrontata da un altro punto di vista: «Il criterio della coesistenza fra prodotti Dop autentici e loro “imitatori canadesi” è un compromesso che può essere migliorato. E il Ceta vieta le emulazioni».
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