La Nuova Sardegna

Il sacerdote: respinti come i migranti

Il sacerdote: respinti come i migranti

SASSARI. «Abbiamo provato quello che ogni giorno provano i migranti. La Grimaldi ci ha respinti». Don Carlo Rotondo, il padre spirituale Unitalsi, descrive così l’odissea dei 238 pellegrini sardi a...

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Abbiamo provato quello che ogni giorno provano i migranti. La Grimaldi ci ha respinti». Don Carlo Rotondo, il padre spirituale Unitalsi, descrive così l’odissea dei 238 pellegrini sardi a Lourdes

rimasti bloccati per 24 ore a Barcellona. «Lunedì notte è stato un dramma, la Grimaldi sapeva da 5 ore che saremmo arrivati in ritardo ma hanno scelto di partire ugualmente e lasciarci al porto di Barcellona. Le nostre motivazioni evidentemente non sono state ritenute valide. È una responsabilità che si porteranno dietro. Ora a noi, come Apollo 13, interessa solo portare a casa l’equipaggio, ma è stata una situazione davvero difficile». Il primo dei 5 pullman con i pellegrini sardi è arrivato al porto di Barcellona alle 22.25, dieci minuti dopo l’orario di partenza. «Hanno deciso di partire puntuali nonostante sapessero da 5 ore che saremmo arrivati in ritardo a causa di un incidente sull’autostrada. Nonostante sapessero che tra di noi ci sono almeno 50 persone malate e disabili. E oltretutto sono partiti senza neanche lasciare assistenza al terminal. Addirittura c’è stato un momento in cui abbiamo preso possesso del terminal con la sicurezza che ci invitava ad andare via. Io credo che qualcuno dovrà rispondere di questo atteggiamento». Il gruppo di pellegrini, in arrivo da Cagliari, Sulcis, Oristano e Ogliastra, si è dovuto così arrangiare. «Avevamo una sola brandina che abbiamo riservato alla persona più grave – racconta Rita Puddu, una delle accompagnatrici del gruppo Unitalsi –. Gli altri ci siamo dovuti adattare: qualcuno si è sdraiato per terra, qualcun altro ha dormito nel pullman. E poi c’è chi come me non ha ancora chiuso occhio da due giorni. Senza contare che avevamo previsto di cenare sulla nave, e molti di noi non hanno potuto neanche mangiare». Ieri la situazione si è “normalizzata” con l’intervento della Croce rossa che ha allestito un campo nel terminal. Anche la Grimaldi si è data da fare e ha garantito il ritorno in Sardegna sul traghetto di ieri sera. «Non ci sono cabine per tutti, abbiamo individuato le priorità, altri hanno usufruito del passaggio ponte – dice ancora don Carlo –. Ora l’importante è riuscire a tornare a casa. Come Apollo 13». (al.pi.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative